UniCa UniCa News Press review Martedì 10 settembre 2019

Martedì 10 settembre 2019

10 September 2019

L'Unione Sarda

Rassegna quotidiani locali
a cura dell’Ufficio stampa e redazione web



L’UNIONE SARDA
 
1 - L’UNIONE SARDA di martedì 10 settembre 2019 / Cagliari (Pagina 15 - Edizione CA)
CITTADELLA. Tutte le proposte della facoltà di Medicina e chirurgia
IN 1.900 AI TEST PER LE PROFESSIONI SANITARIE

Domani gli esami per l'accesso ai corsi offerti dall'Università
La carica dei 1.860 per conquistare un posto ai corsi di laurea delle professioni sanitarie. Domani alle 11 nei locali della Cittadella universitaria di Monserrato è in programma il test d'accesso.
I CORSI
Il grande giorno sta per arrivare. La maggior parte dei ragazzi ha trascorso l'estate seguendo corsi o scuole di preparazione ai test, considerati un terno al lotto anche da chi si prepara adeguatamente.
Questa la suddivisione delle domande presentate per i diversi corsi offerti dalla lfcoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli studi di Cagliari: per il corso di laurea in Infermieristica sono state presentate 572 domande per la sede di Cagliari e 118 per la sede di Nuoro (disponibili 80 posti a Cagliari, 30 a Nuoro).
Per i 14 posti disponibili nel corso di laurea in Ostetricia i candidati sono 119, mentre per Igiene dentale le domande sono 77, per 25 posti. Per Fisioterapia 455 candidati si contenderanno 31 posti, per Educazione professionale 62 candidati cercheranno di ottenere uno dei 30 posti. Sono 216 i candidati per i 24 posti di Logopedia, 54 per i 30 posti di Assistenza sanitaria, 70 domande per i 30 posti di Tecniche della prevenzione e Tecniche di radiologia medica con 178 candidati per 27 posti.
SCIENZE MOTORIE
Venerdì scorso si sono svolte le prove di selezione per il corso di laurea in Scienze Motorie.
Gli esami per il corso hanno visto la partecipazione di 1.347 candidati presenti su 1.478 domande presentate, 230 i posti disponibili.
Tra gli iscritti al test c'era anche un detenuto del carcere di Uta, che ha potuto sostenere la prova grazie al protocollo di intesa firmato nei mesi scorsi tra amministrazione carceraria e l'Università di Cagliari. È stata costituita una commissione apposita che si è recata in carcere per somministrare il test: tutto si è svolto regolarmente garantendo l'anonimato del detenuto che ha sostenuto la prova.
LA RETTRICE
I test rappresentano un grande impegno per la macchina organizzativa universitaria.
«Quello delle professioni sanitarie è l'emblema di quello che l'Università degli studi di Cagliari fa per il territorio», dice la rettrice Maria Del Zompo. «Sono lauree professionalizzanti che mettono a disposizione del Servizio sanitario nazionale pubblico, ma anche delle realtà private presenti in Sardegna, personale altamente qualificato: dall'infermiere all'ostetrico, dall'assistente sanitario al tecnico di radiologia, dal logopedista al tecnico della prevenzione con tutte le altre professionalità formate dall'ateneo. Questo ci rende particolarmente orgogliosi per il contributo che diamo alla nostra regione e alla salute dei sardi. Ci mettiamo come sempre al servizio del territorio, nonostante i numeri chiusi approvati a livello nazionale dal Ministero. Il nostro ateneo - precisa Maria Del Zompo - grazie alla rete condivisa con le tante strutture socio-sanitarie presenti in Sardegna permette ai nostri studenti di effettuare stage e tirocini di alto livello qualitativo».
UNIVERSITÀ E TERRITORIO
«Stiamo lavorando dal punto di vista dell'offerta formativa per rendere i corsi di laurea sempre più adeguati alle esigenze del territorio e all'innovazione presente e necessaria nelle professioni», aggiunge il prorettore alla Didattica, Ignazio Putzu. (a. a.)

 

2 - L’UNIONE SARDA di martedì 10 settembre 2019 / Agenda (Pagina 17 - Edizione CA)
DIARIO CITTADINO
Giovani ed Europa, incontro alla Mem

L’Associazione Tdm 2000 International informa che giovedì, alle 17,30 nella sala eventi al primo piano della Mediateca del Mediterraneo, in collaborazione con lo Sportello Europe Direct, è in programma l’incontro dal titolo “Dialogo giovanile e partecipazione: le opportunità che arrivano dall’Europa”. L’incontro si inserisce tra le attività locali del progetto internazionale “Train: Tracing integration policies through structured dialogue”, finanziato dall’Agenzia nazionale per i giovani.

 

3 - L’UNIONE SARDA di martedì 10 settembre 2019 / Agenda (Pagina 17 - Edizione CA)
DIARIO CITTADINO
Giapponese per principianti

Sabato, alle 17,30, nella sala Maria Carta dell’Ersu di via Trentino, si terrà la presentazione e le iscrizioni ai corsi di lingua giapponese per principianti assoluti, un secondo corso per principianti con conoscenza di base e un terzo corso elementare. È previsto lo sconto del 30% per gli universitari dell’Ateneo cagliaritano (https://webstudenti.unica.it/esse3/Home.do).

 

4 - L’UNIONE SARDA di martedì 10 settembre 2019 / Primo Piano (Pagina 5 - Edizione CA)
L'assessore Nieddu replica alle accuse di Deriu (Pd): «Rimediamo ai danni del centrosinistra»
«Solo poltrone? Quel tipo di sanità non esiste più»

Ci scherza su, Mario Nieddu, ma non deve aver gradito. Le sferzate di Roberto Deriu del Pd alla riforma sanitaria («nessun progetto, solo razzia di poltrone») portano l'assessore a replicare duramente: «Incredibile, attribuisce a noi gli errori del centrosinistra. Accuse immotivate - prosegue Nieddu - specie alla luce di quello che lui e la sua maggioranza hanno fatto nella scorsa legislatura».
A che cosa si riferisce?
«L'onorevole Deriu ci accusa di non sapere che, oltre una certa dimensione territoriale, i costi aumentano anziché ridursi. Gli ricordo che sono stati loro a creare da otto aziende una sola, gigante. Noi faremo il contrario».
Ma salvando la gestione centrale di appalti e personale.
«Certo. Il loro errore è stato accentrare anche la gestione dei servizi sanitari. Noi la riportiamo vicina ai cittadini».
Non ritiene che l'Asl unica abbia determinato dei risparmi?
«Sì, peccato che l'abbia fatto uccidendo l'assistenza, tagliando servizi e assunzioni. L'Ats ha erogato molte prestazioni in meno dell'anno prima. E in ogni caso senza i 285 milioni di accantonamenti non chiudiamo il bilancio. In più ci hanno lasciato la patata del Mater Olbia che ce ne costa 70 all'anno».
Il Mater Olbia non le piace?
«Non dico questo. Ma a me, leghista e autonomista, non piace che il governo mi consenta di sforare in deficit il bilancio per pagare una struttura privata».
Ritorniamo alla vostra riforma. Quali risultati si aspetta?
«Riportando l'erogazione dei servizi vicino ai cittadini, creeremo reti che funzionano. Un esempio: chi ci ha preceduto ha creato tre macrodipartimenti di prevenzione, che hanno difficoltà persino a parlarsi. Così hanno risparmiato 20 milioni, ma nel senso che non sono stati spesi per la prevenzione».
Un'accezione negativa di risparmio, insomma.
«Esatto. Per uno come me che ama Keynes, il risparmio ha sempre un'accezione negativa. Per chi si diceva di sinistra, elevare a totem il risparmio nel settore della salute è un abominio».
Un leghista keynesiano?
«Siamo moltissimi, sa? La Lega è contro l'austerity. Ma ci giudicano superficialmente».
Cosa significa, in concreto, riportare i servizi nei territori?
«Rendere efficiente la rete territoriale. Tra l'altro faremo un grande piano di prevenzione con screening, educazione sanitaria, cibi a chilometri zero nelle mense scolastiche e altro ancora».
Cosa farete per la carenza di medici di base e pediatri?
«È un'emergenza nazionale, molti andranno in pensione. Forse si tornerà a quando i medici di base non dovevano specializzarsi. Da noi la precedente amministrazione non ha mai fatto le graduatorie per la medicina generale, per cui non si potevano bandire le aree carenti. Stiamo recuperando il tempo perso. E abbiamo trovato risorse per gli accordi integrativi con medici di base e pediatri».
Mancheranno anche altri specialisti. Aumenterete le borse di specializzazione?
«Lo stiamo già facendo. Abbiamo 345 giovani medici disoccupati perché non possono specializzarsi, ma negli ultimi anni le borse regionali erano calate da 129 a 29. Ho cercato subito di aggiungerne 10, ma dati i tempi stretti nel 2019 ne abbiamo avuto solo 3. Per il 2020 lavoriamo a un piano più congruo».
Nel frattempo, la riforma restituisce alla Giunta le nomine dei manager. Era necessario?
«Ah, ecco l'altra grande accusa. Il poltronificio. Ma loro, con l'Asl unica, hanno lasciato otto Aree sociosanitarie con relativi vertici. Nove poltrone. Noi sei: cinque Asl più la cosiddetta Azienda zero».
Però i dirigenti delle Aree li nominava il manager dell'Ats.
«E secondo lei Moirano era caduto dal cielo? Vuole che le faccia nomi e cognomi dei prescelti? Conosco tutti, non c'era un solo dirigente ostile alla maggioranza precedente. Poi non è che la Giunta nomini chi vuole: c'è l'elenco nazionale dei manager. La politica deve assumersi la responsabilità delle scelte».
Deriu sostiene che nel centrodestra prevalgano vecchie pulsioni di controllo della sanità, rispetto alla novità leghista.
«No. Non è così. Le pulsioni di chi è legato a schemi vetusti possono esserci, ma sono del tutto estranee alla Lega. Abbiamo ribaltato la gestione delle politiche sanitarie. Nessuno ha più in mente di usare la sanità come un tempo si è fatto. E se qualcuno ce l'avesse in mente, capirà che ha sbagliato indirizzo. Stia tranquillo che l'assessore Nieddu non lo permetterà».
Ma quante pressioni riceve un assessore alla Sanità?
«Meglio che non glielo dica, non ci crederebbe (ride, ndr). Ma siamo già passati in una nuova era della sanità, più attenta ai cittadini. Non per merito dell'assessore, ma di tutta la politica sarda. A partire dall'input del presidente Solinas. Abbiate fiducia».
Giuseppe Meloni

 

5 - L’UNIONE SARDA di martedì 10 settembre 2019 / Prima (Pagina 1 - Edizione CA)
Il commento
LA POLITICA SENZA LAUREA

Aldo Berlinguer
Appena formato il Governo è caccia ai curricula dei nuovi scelti, alcuni presi di mira perché non laureati. In qualche caso, le invettive sono di livello talmente basso da non meritare commento. È solo odio e intolleranza? oppure una domanda, al fondo, non trova risposta? Mettiamola così: è congruo, ancora oggi, che ai più alti livelli di governo siedano persone non laureate? Secondo alcuni sì: dicono che ministro, sottosegretario, assessore regionale ecc. sono ruoli di indirizzo politico, non amministrativo; quindi perché una laurea se le scelte tecniche le fanno i dirigenti? (...) SEGUE A PAGINA 10

Commenti (Pagina 10 - Edizione CA) Segue dalla prima
LA POLITICA SENZA UNA LAUREA
(...) Si dice anche che una laurea non fa uno statista, portando illustri esempi del passato (più che del presente), come Giuseppe Di Vittorio, che non era laureato. Qualcuno aggiunge che l'esperienza sul campo, specie in politica, vale come mille lauree, che la Costituzione non accetta simili requisiti e che richiedere una laurea sarebbe classista: significherebbe escludere i poveri, chi non ha potuto studiare.
A queste obiezioni si potrebbe controbattere che i ruoli di governo determinano le scelte amministrative, che un politico che non sa se una cosa si può fare o no, ed è costretto a chiederlo al dirigente, si consegna interamente nelle mani di quest'ultimo, incrementandone il potere interdittivo (già enorme); che chiedere ai partiti di preferire i laureati non sarebbe certo incostituzionale e che proprio la Costituzione garantisce il diritto di studio ai capaci e meritevoli, ai quali (non a caso) vengono date le borse di studio. Quindi nessun classismo, solo voglia di studiare.
Potremmo anche citare altrettanti nomi illustri (non solo di politici ma) anche di filosofi, letterati, scienziati che in passato non erano laureati (sarebbe impensabile oggi), come Galileo Galilei (che non ottenne una delle 40 borse per studiare a Pisa), Benedetto Croce, Eugenio Montale o Federico Fellini.
Ma forse basterebbe accorgersi che il mondo è cambiato rispetto ai tempi di Di Vittorio, che oggi per molti studiare è possibile e che siamo in una società tecnologica globale ove l'economia pervade la politica e ove sono richieste crescenti competenze tecniche. Basterebbe notare che la UE, non a caso, ha scelto (senza ancora riuscirci) di diventare l'economia basata sulla conoscenza più grande al mondo. Quindi se vogliamo tornare ad essere competitivi, evitare che i politici continuino a recitare (magari via twitter) frasi fatte, superare quest'ondata di improvvisazione istituzionale e orientare la pubblica amministrazione a ragionare per obiettivi, non per atti, non possiamo più scindere la politica dalla tecnica.
D'altra parte, è vero: la laurea dev'essere anch'essa un reale processo formativo, nozionistico quanto basta ma soprattutto metodologico; un percorso che dia strumenti per apprendere le chiavi interpretative dei fenomeni di oggi e di domani, aprendo la mente a chi la ottiene.
Purtroppo però, oggi è ben diversa l'Italia che abbiamo davanti. Ce lo conferma il Report Istat sulla conoscenza 2018 ove appariamo ultimi in Europa per popolazione laureata tra i 25 e i 64 anni, unico paese in cui i laureati sono sotto il 20% della popolazione e in cui decrescono gli occupati ad alta specializzazione.
E allora c'è forse da domandarsi: è appetibile il nostro percorso universitario? Offre reali sbocchi occupazionali, magari di prestigio? È utile a formare le nostre classi dirigenti? Cosa pensano gli specializzandi, i ricercatori, ma anche gli imprenditori, i professionisti nel vedersi governati da persone non scolarizzate? Ci rende orgogliosi vedere i nostri massimi rappresentanti in incontri internazionali balbettare (senza vergogna) un inglese casereccio incomprensibile e pieno di errori? o commettere continue gaffes in grammatica, storia o geografia? È vero, gli insulti o gli improperi vanno censurati, sono incivili e pure controproducenti. Ma certi comportamenti (ormai all'ordine del giorno) sono, per noi tutti, altrettanto insultanti. E allora? Forse una laurea migliorerebbe la situazione? A mio sommesso avviso sì, una laurea migliore sì.
ALDO BERLINGUER
UNIVERSITÀ DI CAGLIARI

 

 

 

La Nuova Sardegna

 


LA NUOVA SARDEGNA
 

6 - LA NUOVA SARDEGNA di martedì 10 settembre 2019 / Sardegna - Pagina 4
DOMANI I TEST
Professioni sanitarie boom di domande

CAGLIARI. Sempre più una sorta di roulette. Domani alle 11 alla cittadella universitaria di Monserrato ci saranno i test di accesso ai corsi di laurea delle Professioni sanitarie. Ma a stupire sono i numeri. Ci sono 1860 candidati per i diversi corsi offerti dalla facoltà di medicina e chirurgia dell'università di Cagliari. Per tutti c'è la difficoltà di superare lo sbarramento del test di ingresso in corsi di laurea che restano a numero chiuso nonstante la grande richiesta di queste figure. Per il corso di laurea in Infermieristica sono state presentate 572 domande per la sede di Cagliari e 118 per la sede di Nuoro (disponibili 80 posti a Cagliari, 30 a Nuoro). Per i 14 posti disponibili nel corso di laurea in Ostetricia i candidati sono 119, mentre per Igiene Dentale le domande sono 77, per 25 posti. Per Fisioterapia 455 candidati si contenderanno 31 posti, per Educazione professionale 62 candidati cercheranno di ottenere uno dei 30 posti. Sono 216 i candidati per i 24 posti di Logopedia, 54 per i 30 posti di Assistenza sanitaria, 70 domande per i 30 posti di Tecniche della prevenzione e Tecniche di radiologia medica con 178 candidati per 27 posti. Venerdì si sono svolte le prove di selezione per il corso di laurea in Scienze Motorie. Tra gli iscritti al test c'era anche un detenuto del carcere di Uta, che ha potuto sostenere la prova grazie al protocollo di intesa firmato nei mesi scorsi tra amministrazione carceraria e l'Università di Cagliari. È stata costituita una commissione apposita che si è recata in carcere per somministrare il test: tutto si è svolto regolarmente garantendo l'anonimato del detenuto che ha sostenuto la prova.

 

7 - LA NUOVA SARDEGNA di martedì 10 settembre 2019 / Sardegna - Pagina 4
SANITÀ
Nel 2017 erano stati 300 in meno. I pazienti affetti da neoplasie sono 76mila
CRESCONO I TUMORI NELL'ISOLA
10 MILA I CASI IN UN ANNO
Ma a livello nazionale sono in aumento anche le guarigioni: 900mila in un anno

CAGLIARI Oltre 10 mila nuovi casi di tumore in un anno in Sardegna, 300 in più rispetto all'anno precedente. Numeri in crescita che portano a 76 mila i malati complessivi. Cifre importanti, ma che devono essere anche guardati con l'ottimismo delle percentuali di guarigione in crescita dalla malattia. Le 5 neoplasie più frequenti nell'isola sono quelle del colon-retto, 1.450 nuove diagnosi nel 2018, mammella 1.350, polmone 1.050, prostata 800, e vescica 750. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è inferiore rispetto alla media nazionale: 60 per cento fra le donne (63% Italia) e 49% fra gli uomini (54% Italia). Tendenza che non si discosta troppo da quella nazionale. Negli ultimi decenni si è registrato in Italia un incremento della prevalenza di pazienti con il cancro: erano due milioni e 244 mila nel 2006, sono diventati oltre tre milioni nel 2017 e nel 2020 saranno quattro milioni e mezzo. Il dato sardo vede circa 76mila pazienti e nel 2018 registrati 10mila nuovi casi di tumore maligno. «La sopravvivenza in Italia è nella media europea ed è maggiore per molti tipi di neoplasia. Il confronto con il nord Europa dà informazioni incoraggianti sull'efficacia globale del nostro sistema sanitario per prevenzione, diagnostica e terapie». I dati sono stati illustrati da Piergiorgio Calò (direttore dipartimento scienze chirurgiche dell'università di Cagliari e Massimo Dessena, chirurgo dell'ospedale Businco e segretario del Sico, durante la giornata di apertura del 42esimo congresso della Società italiana di oncologia chirurgica, Sico. «Nella lotta al cancro va impostato un approccio integrato e multidisciplinare per la proposta terapeutica, con un'offerta adeguata di assistenza sul territorio - spiegano -. Va realizzata una presa in carico globale della persona nei suoi bisogni sanitari, sociali e relazionali con l'integrazione delle famiglie e delle associazioni». E non solo. «Si parlava di male incurabile, ma ora in tanti casi si guarisce o si convive con la patologia. In Italia ci sono 900mila pazienti guariti», sostengono. «Ospedale Businco e Microcitemico faranno nuovamente capo all'università di Cagliari» ha annunciato l'assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu. «Siamo certi di poter procedere e crescere in sinergia e sintonia con la giunta regionale, nell'interesse dei cittadini e degli studenti» ha aggiunto il rettore Maria Del Zompo. «Per abbattere il cancro serve una grande e compatta coalizione di tutti gli attori» ha rimarcato Raimondo Ibba, presidente Ordine dei medici.Ricerca e terapie innovative. Prevenzione, diagnosi precoce, pieno coinvolgimento delle associazioni dei malati. Ma anche le tematiche attuali della chirurgia oncologica, la formazione dei giovani chirurghi, le terapie innovative e le linee di ricerca più avanzate. Temi che sono stati al centro del congresso.

 

8 - LA NUOVA SARDEGNA di martedì 10 settembre 2019 / Economia - Pagina 16
Il traino delle imprese comincia a compensare sempre meno l'apporto minore che arriva dalla componente pubblica
RALLENTA LA SPESA PER RICERCA E SVILUPPO

Maria Chiara Furlò
ROMA Con un ritmo di crescita sempre più lento, la spesa per ricerca e sviluppo in Italia rischia di esaurire negli anni la sua spinta propulsiva. Forse il traino delle imprese - da sempre locomotive di questo settore - comincia infatti a non compensare più come prima l'apporto minore che arriva dalla componente pubblica. Nel 2017 le imprese, l'università, le istituzioni pubbliche, private e non profit hanno speso complessivamente circa 23,8 miliardi di euro in R&S. Una cifra, stimata dall'Istat, in aumento sul 2016 (quando se ne spesero circa 23,2) ma che in termini di crescita percentuale è quasi dimezzata rispetto all'anno precedente (+2,7% contro il +4,6% riscontrato sul 2015). Un campanello d'allarme che suona anche per il 2018 e il 2019, quando le imprese e le istituzioni non profit hanno speso e spendono di più per ricerca e sviluppo, ma in decelerazione rispetto al passato (l'Istat stima un aumento di spesa del 6,2% nel 2018 e del 5,7% nel 2019). Il settore privato è certamente quello sempre più propenso a investire in ricerca e sviluppo, visto che contribuisce al loro finanziamento per il 55,2% (contro i 32,3% delle istituzioni pubbliche) e che nel 2017 per queste attività ha speso 15,2 miliardi di euro, di cui la quasi totalità (14,8 miliardi) sostenuta dalle imprese. Nello stesso periodo, le università hanno speso 5,6 miliardi di euro mentre le istituzioni pubbliche solo 2,9 miliardi. Un'altra particolarità segnalata dall'Istat è che in Italia gli investimenti in ricerca e sviluppo provengono soprattutto dalle regioni del Centro-Nord. Nel 2017 la grande maggioranza della spesa (il 68,1%), ossia 16,2 miliardi di euro, si è concentrata in sole cinque regioni: Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto. A crescere a doppia cifra nel 2017 è stato però il personale impegnato in attività di ricerca e sviluppo. In questi settori, infatti, l'Istat ha contato a lavoro 482.703 unità, sicuramente un dato in forte aumento rispetto al 2016 (+10,9%). Il fenomeno riguarda, anche in questo caso, soprattutto le imprese (dove l'aumento del personale è doppio: +20,5%) e si deve prevalentemente dalla crescita del numero di aziende che hanno svolto attività di R&S nel 2017. Molto più basso, anzi quasi irrilevante (+0,7%), è invece l'aumento del personale che si occupa di R&S nel settore pubblico. In generale, i ricercatori sono aumentati del 5,2% (dai 185.916 del 2016 ai 195.560 nel 2017) e anche il loro incremento riguarda soprattutto le imprese (+13,4%) e molto meno le istituzioni pubbliche (+2,4%). Nel 2017, poi, sono aumentate del 7,2% le donne impegnate in attività di R&S. Tuttavia, il personale maschile e cresciuto di più (+12,7%). E, quindi, nonostante l'aumento generale della componente femminile, il gap di genere è aumentato lo stesso: le donne rappresentano ancora solo un terzo degli addetti complessivamente impegnati nella R&S.

 

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