UniCa UniCa News Press review Sabato 7 settembre 2019

Sabato 7 settembre 2019

07 September 2019

L'Unione Sarda

Rassegna quotidiani locali
a cura dell’Ufficio stampa e redazione web



L’UNIONE SARDA
 
1 - L’UNIONE SARDA di sabato 7 settembre 2019 / Agenda (Pagina 27 - Edizione CA)
MEM. Appuntamento giovedì alle 17,30 nella Sala eventi
TUTTI I PROGETTI DI MOBILITÀ PER I GIOVANI,
ALLA MEDIATECA SI PRESENTA L'ERASMUS

Appuntamento con l'Erasmus, giovedì pomeriggio dalle 17,30, alle Mediateca del Mediterraneo. Saranno presentate le opportunità di mobilità per i giovani offerte dal programma Erasmus plus progetto “Train: tracing Integration policies through structured dialogue”. L'incontro si intitola: dialogo giovanile e partecipazione: le opportunità che arrivano dall'Europa. Promosso dall'associazione Tdm 2000 International in collaborazione con lo Sportello europe direct, l'appuntamento è per le 17,30 nella sala eventi al primo piano della Mem.
IL PROGETTO
L'iniziativa si inserisce tra le attività locali del progetto internazionale “Train: tracing integration policies through structured dialogue”, finanziato dall'Agenzia nazionale per i giovani nell'ambito dell'Azione Chaive 3 del programma europeo di mobilità Erasmus Plus. Sarà l'occasione per presentare le opportunità di mobilità per i giovani e, in particolare, verrà approfondita l'Azione Chiave 3 che attraverso lo strumento del dialogo strutturato, permette ai giovani fino ai 30 anni di prendere parte a iniziative di carattere internazionale e locale.
DIECI ASSOCIAZIONI
Train: tracing Integration policies through Structured Dialogue è un progetto al quale prendono parte dieci associazioni giovanili in rappresentanza di 9 paesi europei: Tdm 2000 International (Italia, capofila), Tdm 2000 (Italia), Law and Internet Foundation (Bulgaria), Be-Education, Equality, Sustainability (Austria), Centre for European Progression (Belgio), Tdm 2000 Eesti (Estonia), Step Europe ry (Finlandia), Geoclube (Portogallo), National Youth Council Maltese (Malta), Imago Mundi (Romania). Il progetto intende favorire il dialogo tra i giovani e i decisori politici promuovendo la partecipazione giovanile al processo decisionale. In particolare, intende coinvolgere giovani appartenenti a minoranze, ragazzi immigrati e/o richiedenti asilo, nel processo decisionale relativo alla discussione di politiche sulla migrazione legale e l'integrazione dei migranti, proponendosi come intermediario nel processo di mediazione tra le parti coinvolte.

 

2 - L’UNIONE SARDA di sabato 7 settembre 2019 / Prima (Pagina 1 - Edizione CA)
REGIONE. Quattrocento in lista d'attesa, appello alla Giunta e al Consiglio regionale
MEDICI, IL REBUS DEGLI SPECIALISTI

Mancano pediatri, chirurghi e anestesisti ma la formazione è bloccataI giovani medici dell'Isola si appellano al presidente della Regione, all'assessore alla Sanità e al Consiglio: da un lato mancano gli specialisti - pediatri, medici di chirurgia generale, anestesisti - dall'altro ci sono 400 professionisti impossibilitati a concludere la loro formazione a causa della programmazione a livello nazionale e della diminuzione delle borse di studio finanziate dalla Regione.
COSSU, ISOLA ALLE PAGINE 2, 3

Primo Piano (Pagina 2 - Edizione CA)
Ruggiu (Mèigos): serve una legge. Il Consiglio si muove
MEDICI, CARRIERA BLOCCATA E MANCANO GLI SPECIALISTI
Quattrocento laureati non possono finire la formazione:
entro il 2025 ci saranno 1154 “vuoti” negli ospedali sardi

Da un lato ci sono carenze spaventose di specialisti - pediatri, ad esempio, medici di chirurgia generale, anestesisti, e i numeri sono destinati a crescere - dall'altro centinaia di giovani sardi non possono concludere il loro percorso di formazione, tirano avanti da precari girando come trottole, tappando i buchi nei reparti al collasso, facendo guardie mediche per pochi mesi all'anno, prestando servizio negli eventi sportivi dietro compensi vergognosi.
L'ALLARME
«Entro il 2025 avremo 1154 vuoti in organico, e per contro, oltre 400 medici abilitati non ammessi alle scuole di specializzazione: la situazione è drammatica», sottolinea Giovanni Marco Ruggiu, presidente dell'associazione Mèigos-Giovani medici Sardegna, che ieri ha scritto una lettera appello al presidente della Regione, all'assessore alla Sanità e ai consiglieri regionali, chiedendo di approvare al più presto una legge (la proposta è la 41, primo firmatario Oppi) che regola l'accesso alle scuole di specializzazione in medicina e permetterebbe ai nostri professionisti il completamento della formazione e l'inserimento effettivo nel Sistema Sanitario dell'Isola.
LE PROSPETTIVE
«In dieci anni, la specializzazione in medicina, da naturale completamento della formazione del medico, in Europa necessaria per legge per poter praticare la professione, si è trasformata per molti colleghi in una labile chimera che escludeva, anno dopo anno, un numero crescente di giovani, spezzando così le loro speranze», sottolinea Ruggiu. «Abbiamo assistito alla verticale riduzione dell'offerta formativa in Sardegna», continua, «a causa di una programmazione ministeriale che ci penalizza - a seconda degli standard richiesti alcune scuole sono state chiuse o accorpate - della riduzione drastica delle Borse di studio finanziate dalla Regione (erano 100/130 per anno fino al 2014, zero nel 2015, 32 nel 2016, 29 nel 2017 e nel 2018), di criteri di assegnazione che di fatto in diversi casi hanno consentito di “aiutare” medici che poi hanno lasciato l'Isola». Tutto questo si ripercuote sull'efficienza generale della macchina e incide - spiega il direttivo di Mèigos - sull'aumento della spesa per le prestazioni extraregione. Ancora, «questi dati allarmano di più se si considera che abbiamo medici con l'età media più alta d'Europa e le già gravi mancanze nei reparti ospedalieri e nella medicina territoriale in tutta la Sardegna».
LA POLITICA
Però - dice ancora Ruggiu - c'è anche un aspetto positivo: «Noi abbiamo proposto soluzioni per l'attivazione e il finanziamento di nuovi contratti. Con una puntuale programmazione sulle carenze previste, l'utilizzo delle risorse del Fondo sociale europeo, l'avvio di un circolo virtuoso che rafforzi le reti di formazione, la modifica degli attuali criteri per l'assegnazione delle borse. E, siamo molto contenti del fatto che le nostre idee siano state recepite dalla politica e inserite in una proposta di legge fatta da esponenti della maggioranza, che ora auspichiamo venga calendarizzata al più presto nei lavori della Commissione Sanità».
L'OPPOSIZIONE
Il tema sta a cuore anche all'opposizione, che (primo firmatario Francesco Agus, capogruppo dei Progressisti) ha presentato un'interpellanza «sulle criticità di funzionamento e la carenza di personale specializzato in chirurgia nelle Unità operative di Chirurgia generale, e sull'insufficienza di borse di studio per le scuole di specializzazione medica». Spiega Agus, che fa anche parte della commissione Sanità: «Vogliamo l'aumento delle Borse regionali, ma serve anche programmare con precisione quali sono le specializzazioni più utili per tenere in vita gli ospedali».
L'ASSESSORE
Mario Nieddu, assessore alla Sanità, avverte: «È la mancata programmazione a livello nazionale che ha portato alla situazione attuale. Abbiamo una carenza cronica di medici specialisti, ma ci sono centinaia di laureati in medicina che non possono accedere ai posti disponibili perché non specializzati. Purtroppo anche a livello locale le responsabilità ci sono state e sono evidenti. Basta guardare i numeri, che ereditiamo da cinque anni di governo del centrosinistra: siamo passati da 130 borse di studio finanziate dalla Regione alle attuali 29».
Continua: «Abbiamo provato a mettere subito mano al problema e a incrementare il numero di borse regionali già quest'anno. Purtroppo i tempi tecnici ci hanno consentito di aggiungere solo tre borse di specializzazione, ma l'anno prossimo contiamo di incrementare ulteriormente le borse disponibili. Oltre alla necessità di dover rispondere alla carenza di specialisti nel sistema sanitario, abbiamo il dovere di impedire la dispersione di importanti professionalità, spinte a lasciare l'Isola per mancanza di prospettive».
Cristina Cossu

Primo Piano (Pagina 3 - Edizione CA)
Storie e aspirazioni di due dottoresse precarie
«Viviamo nell'ansia, su e giù per l'Isola
Ogni tre mesi ci scade il contratto»

«Nella nostra Isola non mancano i medici, quella che manca è la specializzazione. Certo, potremmo ottenerla altrove. Ma se noi ce ne andiamo, sarà la Sardegna a perdere». Sembra una sirena da codice rosso l'appello che i medici sardi rivolgono alla Regione, perché si dia l'opportunità ai tanti dottori di avere una formazione completa nella propria terra. Ma messo da parte il sogno nel cassetto della specializzazione, il quadro generale è quello della precarietà: «Viviamo nell'ansia. Ogni tre mesi scade il contratto e dobbiamo attendere di essere convocati dalla Asl per averne uno nuovo».
L'IMPEGNO
Anna Maria Donaera, nata 35 anni fa a Ossi, la laurea in Medicina l'ha conquistata all'Università di Sassari nell'ottobre 2015. Non senza difficoltà, oltre la fatica dello studio in una delle facoltà più impegnative: «Mia madre è casalinga e mio padre, saldatore, era in cassa integrazione durante i miei studi. È stata dura, ma anche una grande soddisfazione». Mamma di due bambini di 4 anni e 4 mesi, Anna Maria è attualmente guardia medica a Bolotana. Un'ora di macchina dalla sua attuale residenza, con turni di 12 ore notturne. «Il mio sogno era l'ambito chirurgico, ma purtroppo non ho potuto concludere la mia formazione. La decisione di diventare medico l'ho maturata in terza superiore, chiacchierando con il mio compagno di banco che, alla fine, ha fatto la mia stessa scelta. Anche se all'epoca desideravo occuparmi di neuropsichiatria infantile». Alla fine, la laurea tanto agognata e sudata non ha però esaudito il sogno di una carriera professionale sicura e ben retribuita. La realtà, precaria e su turni in guardia medica, è un'altra: «La cosa brutta del nostro lavoro è che non si stacca mai: un medico è sempre in allerta». A quale prezzo? «Guadagniamo circa venti euro lordi all'ora. Tutti pensano che i medici sono ricchi, ma spesso non riusciamo neppure a ottenere un mutuo perché non possiamo offrire garanzie. Non abbiamo tutele e spesso la nostra forma di assistenza primaria sono i nostri genitori».
L'ATTACCAMENTO
Alla tentazione di lasciare l'Isola per ottenere la specializzazione e magari lavorare fuori non ha voluto cedere neppure Gemma Lisa Sechi, 35 anni di Sassari: «Perché devo andarmene se qui c'è bisogno di noi?». Sarebbe il terzo cervello in fuga nella sua famiglia: «Mio fratello, ingegnere biomedico lavora in un'azienda tedesca, mia sorella si occupa di statistica per le Nazioni Unite e presto andrà negli Stati Uniti, alla World Bank Washington». Laureata in medicina all'Università di Sassari nel 2015, Gemma ha iniziato l'attività di medico nel 2016: guardia medica, sostituzioni di medico di base, corsi di formazione di primo soccorso per le aziende, medico di gara. Nel suo curriculum non manca la varietà e soprattutto la mobilità: «Ho lavorato ad Alghero, Benetutti, Ovodda, all'Asinara. Dove mi chiamano, io vado».
IL SOGNO
Attualmente è disoccupata: «Ho appena terminato una sostituzione come medico di base a Porto Torres». E adesso? «Si spera, come ogni volta che termina un contratto. Spero che le graduatorie scorrano veloci e di essere chiamata per un nuovo incarico». Il sogno della specializzazione è sfumato anche per lei: «Grazie al compianto professor Tedde mi sono appassionata alla geriatria, ma non ho potuto completare la mia formazione perché i posti sono ridotti: in passato il numero delle borse per la specializzazione copriva più o meno il totale dei laureati, tra l'80 e il 90%. Da qui, il mio appello alle istituzioni: occorre una pianificazione seria sul fabbisogno di medici specializzati e stanziamenti finalizzati a colmare le necessità della nostra regione».
Cinzia Isola


3 - L’UNIONE SARDA di sabato 7 settembre 2019 / Speciale estate (Pagina 9 - Edizione CA)
Oscar della scienza a Ciriaco Goddi
Tre milioni di dollari per aver fornito la prima immagine di un buco nero. È il Premio Breakthrough 2020 per la Fisica fondamentale assegnato al team dell'Event Horizon Telescope (Eht), di cui fa parte anche il sardo, originario di Orune, Ciriaco Goddi. Una rete di 347 scienziati la cui collaborazione ha permesso di fotografare per la prima volta nella storia umana un buco nero supermassiccio grazie a una rete di telescopi su scala globale. Alla rete partecipano alcuni ricercatori e ricercatrici dell'Istituto nazionale di astrofisica, tra cui Goddi, che è anche project scientist del progetto europeo BlackHoleCam (Bhc) e ricercatore presso la Radboud University nei Paesi Bassi.
«Un onore inaspettato», ha dichiarato lo scienziato sardo nell'annunciare la notizia sul suo profilo Facebook. Una conferma dei traguardi che possono essere raggiunti quando si collabora per raggiungere lo stesso scopo. Giunto all'ottava edizione, il premio, noto come “Oscar della scienza”, premia ogni anno le ricerche e le scoperte più importanti nelle scienze della vita, nella fisica e nella matematica. Il generoso importo del premio, che sarà ufficialmente assegnato il prossimo 3 novembre all'Ames Research Center della Nasa a Mountain View, in California, verrà ripartito tra i 347 scienziati.

4 - L’UNIONE SARDA di sabato 7 settembre 2019 / Prima (Pagina 1 - Edizione CA)
Il commento
LA SARDEGNA IMMOBILE

M. A. Mongiu
Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole. La frase di Mao Zedong ben si attaglia alla Sardegna. Uno sguardo e si intravvedono occultati da festival, sagre, carnevali invernali e estivi, premi, squarci di cruda disperazione che normalmente mobilitano operativamente cittadini, classi dirigenti, decisori. Nell'isola no, perché questi ultimi ritengono la “situazione favorevole” essendo loro i foraggiatori di tanto diffuso e pasticciato effimero con finanziamenti a pioggia. Intanto disoccupazione e cassa integrazione in crescita. (...) SEGUE A PAGINA 13

Regione (Pagina 13 - Edizione CA) SEGUE DALLA PRIMA PAGINA
Un quadro desolante: l'effimero dei finanziamenti a pioggia prevale sulla cultura
Sardegna, una terra immobile e ancora votata al sottosviluppo

(...) E di conseguenza emigrazione di laureati e diplomati; sanità lontana dall'articolo 32 della Costituzione sui pari diritti alla salute; desertificazione demografica; mancato diritto allo studio con gli universitari in fuga dalle Università locali e gli studenti medi, ultimi, ma proprio ultimi, in tutte le rilevazioni Ocse P.I.S.A. e Invalsi; politici di lungo e breve corso a festeggiare la retrocessione della Sardegna nell'Obiettivo 1, “così abbiamo più soldi” (per fare cosa?).
Quali le ragioni di una situazione sempre più deteriorata persino nella pratica sportiva? Che l'isola sia ancora quella di Vittorio Emanuele I° che, nell'ottobre del 1820, emanò il “Regio editto sopra le chiudende, sopra i terreni comuni e della Corona, e sopra i tabacchi, nel Regno di Sardegna”?
La stessa che per ovviare alle incapacità delle sue classi dirigenti, nel definire sé stesse e un modello di sviluppo, aveva trovato la scorciatoia, dipendente ed eterodiretta, nell'accettare che ci si appropriasse, ope legis, di beni comuni. Fu consentito infatti a “qualunque proprietario a liberamente chiudere di siepe, o di muro, vallar di fossa, qualunque suo terreno non soggetto a servitù di pascolo, di passaggio, di fontana o d'abbeveratoio”.
La motivazione ufficiale? Favorire l'economia. Come? Concedendo a pochi e, per garantirsi il consenso dei maggiorenti periferici, anche ai Comuni “tancas serradas a muru”.
In realtà i Piemontesi beneficiarono chi li aveva aiutati a far fallire ogni “sarda rivoluzione” inventando un format mai smesso. Chi si impadronisce localmente di un qualsivoglia potere lo tiene a vita. Come? Operando da intermediario nella svendita dell'isola a singoli o a gruppi. Si tratti di boschi, miniere, pascoli, coste. Qualche volta si può diventare persino sicari di fratelli e sorelle, emarginando quando non perseguitando quella parte di società attiva contro abusi, tornaconto personale, familismo, camarille variamente declinate.
È Antonio Gramsci che aiuta a capire geografie, scenari, attori. «La supremazia di una classe sociale si manifesta in due modi: come dominio e come direzione intellettuale e morale». L'affermazione interpella sul perché abbia agito e continui ad agire più il dominio e l'esclusione sulle e delle classi subalterne e meno la direzione intellettuale e morale.
In Sardegna quel primato delle classi dominanti è tuttora irriducibile e si autoriproduce perché capace persino di cooptare con reti a strascico attraverso fulcri territoriali che sull'effimero e sul sottosviluppo si alimentano.
Per Gramsci operare “direzione intellettuale e morale” presuppone cultura, educazione, ethos, organizzazione, assunzione di responsabilità che non pare di intravvedere in vecchi e nuovi decisori.
Un rapido sguardo alle affermazioni su sostenibilità, paesaggio, ambiente, suolo, turismo, industria, agricoltura, pastorizia, per capire che la Sardegna da nord a sud è abitata dallo sviluppo del sottosviluppo.
Per oltrepassarlo necessitano gesti forti. Scomodando il Protagora di Platone quei gesti forti risiedono nella politica, patria delle técnai che governano la polis. Hannah Arendt scrisse che la vera forma della politica è capire. Il resto è dominio. Ma per capire bisogna studiare molto. Solo così, per tornare a Gramsci, si diventa vere classi dirigenti che agiscono le funzioni coerentemente con i ruoli che pretendono. Compresa l'umanità che ne è il presupposto.
MARIA ANTONIETTA MONGIU

 

5 - L’UNIONE SARDA di sabato 7 settembre 2019 / Oristano e Provincia (Pagina 38 - Edizione CA)
ORISTANO. CONSORZIO DI BONIFICA
Consumo dell'acqua, arriva il telerilevamento per controllare gli abusivi

Il telerilevamento satellitare era partito ad agosto in via sperimentale ed ora è perfettamente operativo e consentirà di tenere sotto controllo gli oltre 35mila ettari irrigati nel Comprensorio di Oristano. Se i primi accertamenti verranno confermati gli agricoltori potrebbero risparmiare il 17% della bolletta irrigua. Lo ha confermato il commissario straordinario del Consorzio di Bonifica, Cristiano Carrus (42 anni), alla presenza dell'assessora regionale dell'Agricoltura Gabriella Murgia (52 anni), dei consiglieri regionali Emanuele Cera (50) e Alessandro Solinas (30) e delle organizzazioni agricole Coldiretti e Confagricoltura. «L'obiettivo è monitorare l'uso corretto dell'acqua e ripartire i costi tra gli 11mila utenti consorziati - spiega Cristiano Carrus - ora anche grazie al sistema di informatizzazione. Stiamo elaborando tre strategie: eliminare gli sprechi, con l'utilizzo dei contatori, già attivi ad Arborea. Il progetto del consiglio irriguo, informazioni agli utenti sui risparmi e quello della lotta all'abusivismo, con il telerilevamento. Grazie a questo strumento saremo in grado di verificare come vengono irrigati i campi e quali vengono irrigati regolarmente. Su 35mila ettari attrezzati nel mese di agosto abbiamo verificato 8.500 ettari dei quali quasi 500 irrigati abusivamente».
Le immagini satellitari sono fornite in uso gratuito dall'Agenzia europea attraverso una convenzione sottoscritta nel 2016 con l'università di Cagliari e il Politecnico di Torino. «Il monitoraggio del territorio - spiega il direttore del Consorzio Maurizio Scano (55 anni) - è da considerarsi un'attività strategica che ci permette di sviluppare programmi di controllo sull'uso delle risorse irrigue. Ancora, individuare eventuali punti di dispersione nella rete di distribuzione e riconoscere la presenza di vegetazione, lo stato di sviluppo e il grado di umidità». Fabrizio Podda (51 anni) e Serafino Meloni (56 anni) del servizio irriguo hanno spiegato il sistema di telerilevamento che consente di verificare il tipo di coltura irrigata, eventuali contenziosi e gli abusivi. L'assessora Gabriella Murgia ha confermato la bontà del progetto. Ha anche annunciato che la Giunta ha approvato il piano di assunzioni del personale per i Consorzi. ( e. s.)

 

6 - L’UNIONE SARDA di sabato 7 settembre 2019 / Speciale estate (Pagina 9 - Edizione CA)
La giuria del Dessì premia Claudio Magris
Gianrico Carofiglio, Francesco Permunian e Matteo Terzaghi, per la sezione narrativa; Michele Mari, Italo Testa e Patrizia Valduga, per la poesia. Sono i sei finalisti della XXXIV edizione del Premio letterario Giuseppe Dessì, che si svolgerà a Villacidro, dal 22 al 29 settembre, e che consegnerà a Claudio Magris, intellettuale, scrittore, saggista e germanista triestino, che ha da poco compiuto ottant'anni, il Premio speciale della Giuria. A Tullio Pericoli, pittore e disegnatore, e Lina Bolzoni, critica letteraria e storica della letteratura, andrà il Premio speciale della Fondazione di Sardegna.
CONCORSO LONGEVO
Tra i più longevi concorsi letterari dell'Isola, al Premio per opere edite, intitolato all'autore di “Paese d'ombre”, sono pervenute 351 opere di narrativa e più di duecento per la poesia, che attestano la sua vitalità e l'importanza sempre maggiori nel panorama nazionale. La giuria, presieduta da Anna Dolfi, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea dell'Università di Firenze, e composta da accademici e giornalisti, proclamerà i vincitori sabato 28 (piazza Municipio, ore 18), nel corso di una cerimonia condotta da Umberto Broccoli, volto noto della televisione pubblica. La serata sarà arricchita dagli intermezzi musicali di Irene Nonnis, cantautrice cagliaritana, mentre Emilia Agnesa e Giacomo Casti leggeranno alcune pagine delle opere finaliste: per la narrativa “La versione di Fenoglio” di Carofiglio (Einaudi), “Sillabario dell'amor crudele” di Permunian (Chiarelettere), “La terra e il suo satellite” di Terzaghi (Quodlibet), e per la poesia “Dalla cripta” di Mari (Einaudi), “L'indifferenza naturale” di Testa (Marcos Y Marcos), “Belluno. Andantino e grande fuga” di Valduga (Einaudi).
PREMIAZIONE
La premiazione (cinquemila euro per il primo classificato di ogni sezione, millecinquecento per gli altri) avverrà a conclusione di una settimana dedicata a presentazioni letterarie, incontri con gli autori, mostre, spettacoli, concerti e appuntamenti per le scuole. Un cartellone con circa quaranta eventi, presentato nel corso di una conferenza stampa cui sono intervenuti Paolo Lusci, presidente della Fondazione Dessì (che con il Comune organizza il concorso), Marta Cabriolu, sindaca di Villacidro, Duilio Caocci, docente dell'Università di Cagliari, e Graziano Milia per la Fondazione di Sardegna, che insieme all'assessorato regionale della Pubblica Istruzione, al Mibac e al Gal Linas Campidano, patrocinano la manifestazione.
CREPET, MUSSO E VITALI
Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, l'economista Enrico Musso, il medico e scrittore Andrea Vitali, sono tra gli ospiti più attesi insieme con gli scrittori Enrico Galiano, Diego De Silva, Simona Sparaco, e ancora il cantautore Pacifico, gli attori Elda Alvigini, Ivano Marescotti, e Giuseppe Cederna. Un nutrito elenco di nomi per esplorare le espressioni più varie del panorama letterario, artistico e musicale italiano.
GRAFICA D'ECCELLENZA
Tra gli appuntamenti, che si svolgeranno tra piazza Zampillo, Casa Dessì, Mulino Cadoni e il Teatro don Bosco (a partire dalle 17.30), ci sono anche due mostre allestite al Mulino Cadoni, che saranno inaugurate domenica 22, dalle 17. “Buona la prima”, dedicata alla grafica d'eccellenza e curata dal giornalista Stefano Salis, è una raccolta di sessanta copertine uscite in edizione italiana nel 2018 e nei primi cinque mesi del 2019, selezionate da un gruppo di venti esperti. “Mostri, malati e altre storie” è una selezione di opere originali dell'illustratrice svizzera Emmanuelle Houdart, che sarà intervistata da Bepi Vigna. Il programma completo è sulla pagina Facebook e nel sito della Fondazione Dessì.  
Franca Rita Porcu

 

7 - L’UNIONE SARDA di sabato 7 settembre 2019 / Sassari e Alghero (Pagina 43 - Edizione CA)
SASSARI. Un corso per 40 giovani organizzato da Università e Brigata Sassari
Gestire lo stress e fare gruppo: le doti dei futuri manager

Territorio sconosciuto e critico: un gruppo di giovani deve raggiungere l'obiettivo con una mappa. Non sono soli, qualcuno li segue. Potrebbero essere in Africa o in Medio Oriente, o una qualsiasi area di conflitto. Le competenze e l'addestramento della Brigata Sassari entrano a far parte dell'insegnamento impartito al Contamination Lab dell'Università di Sassari.
SCENARI CRITICI
L'esperienza degli uomini di un corpo d'élite per insegnare a lavorare in gruppo e prendere decisioni rapide sotto stress. «Una partnership che si inserisce negli obiettivi del CLab: mettere insieme competenze diverse, imparare a fare squadra e favorire progetti d'impresa innovativi», ha detto Gabriele Mulas, 53 anni, delegato al trasferimento tecnologico dell'ateneo sassarese, nel presentare il corso rivolto a una quarantina di giovani.
CITTÀ APRIPISTA
E con orgoglio il rettore Massimo Carpinelli, 55 anni, ha detto: «Questo percorso di addestramento va nel solco di una collaborazione già iniziata con la Brigata Sassari e rappresenta una novità in Italia». Il generale Andrea Di Stasio, 52 anni, comandante dei Diavoli rossi ha aggiunto: «Lavoreremo in sinergia. Anche chi entra in caserma lo fa come singolo ed esce come parte dell'unità. Ospiteremo i corsisti al 152esimo Reggimento, insegneremo alcuni rudimenti di un processo di pianificazione che può servire per lavorare anche all'estero. Creeremo un ambiente conflittuale perché questo facilita l'amalgama di gruppo e affina il processo decisionale. Ma non è un flusso a senso unico: noi siamo cittadini in uniforme ed è propizio lo scambio di conoscenze e cultura coi cittadini non in uniforme».
IL CORSO
Altri dettagli del percorso di addestramento sono stati illustrati dal colonnello Giuseppe Rocco nuovo comandante del 152esimo Reggimento Fanteria della Brigata: «Conoscenza delle procedure, conoscenze tecniche e saper lavorare in gruppo, sono condizioni essenziali per il successo di qualsiasi attività, non solo militare. Abbiamo iniziato con la fase teorica, le lezioni introduttive. La settimana prossima si passa alla fase pratica che si svolgerà all'aperto: simuleremo una situazione identificabile come attività di organizzazione non governativa in scenario di crisi. Verranno fornite competenze di orientamento, per imparare ad usare una carta topografica e orientarsi in ambienti non conosciuti. Gli obiettivi sono permettere ai team di condurre l'attività come l'hanno pianificata ma anche risolvere le situazioni quando vi è scostamento da quanto pianificato».
Giampiero Marras

 

 

La Nuova Sardegna

 


LA NUOVA SARDEGNA
 

8 - LA NUOVA SARDEGNA di sabato 7 settembre 2019 / Sassari - Pagina 18
BRIGATA E UNIVERSITÀ
Il progetto è mirato alla formazione di manager e imprenditori del futuro
I "SASSARINI" IN CATTEDRA INSEGNANO A FARE SQUADRA
Presentato dal rettore Massimo Carpinelli e dal generale Andrea di Stasio

di Pinuccio Saba
SASSARI Brigata Sassari e Università, insieme per formare i manager del futuro. Stavolta con una prospettiva particolare: la capacità di fare squadra e di pianificare, mettendo insieme competenze, conoscenze ed esperienze. Un percorso di "addestramento" per i futuri imprenditori che nell'ambito del Contamination Lab. Sono 40 i corsisti che hanno scelto di mettersi in gioco e di apprendere come nasce un'impresa, e ieri mattina, nel CLab (incubatore universitario) dell'ateneo, in via Rockfeller, il rettore Massimo Carpinello e il professor Gabriele Mulas per l'università, il generale Andra Di Stasio, comandante della Brigata e il colonnello Giuseppe Rocco, comandante del 152esimo reggimento per l'esercito, hanno presentato il progetto che rientra nella più ampia convenzione sottoscritta fra Università e la "Sassari". «È il primo esempio di questo genere in Italia - ha ricordato il rettore Massimo Carpinelli - e prevediamo altre attività nell'ambito di una partnership ormai solida tra l'Università e la Brigata Sassari. Mi piace riportare alla memoria la cerimonia che insieme, nel novembre scorso, abbiamo dedicato agli studenti universitari caduti nella Prima Guerra mondiale». «Tra queste due istituzioni si sta sviluppando una sinergia volta alla condivisione di risorse ed esperienze - ha commentato il generale Andrea Di Stasio -. I CLab sono luoghi in cui si entra in da soli ma da cui si esce in gruppo. Le specificità del singolo diventano patrimonio indispensabile per un progetto comune. Ecco perché è così importante imparare a fare squadra».E i corsisti impareranno a fare squadra anche sul campo, perché oltre alle lezioni teoriche è previsto un periodo di "esercitazioni" che si terranno proprio sotto la guida dei militari della Brigata. Esercitazioni mirate ad affrontare anche situazioni di crisi, a imparare a decidere sotto pressione, con tanto di gerarchie da rispettare. «Che poi i gradi non ti fanno diventare leader - ha aggiunto il generale Di Stasio - ma sono le attitudini, la capacità di adattamento alle situazioni difficili che fanno emergere le personalità adatte». Esercitazioni su compiti (apparentemente) facili, come una semplice prova di orientamento. Il personale del reggimento ha lo scopo di trasmettere ai corsisti elementi basilari di pianificazione per la conduzione di attività trasversali (civili-militari), fornendo conoscenze utili al riconoscimento di situazioni di rischio in uno scenario caratterizzato da uno stato di conflittualità tra opposte fazioni. Manager e imprenditori che impareranno la pianificazione, senza la quale qualsiasi impresa è destinata ad avere vita breve. Per questo le situazioni di crisi verranno simulate, così da mettere i corsisti sotto pressione.


9 - LA NUOVA SARDEGNA di sabato 7 settembre 2019 / Prima pagina
L’ISOLA E LE DUE REALTÀ
SPOPOLAMENTO UNA FRATTURA DA RINSALDARE

di ANTONIETTA MAZZETTE
Parto dai due fatti distinti avvenuti nei giorni scorsi a Baradili e Nughedu Santa Vittoria che la cronaca ha riportato come “contrasto allo spopolamento” (l’inaugurazione degli ATM Postamat e un convegno dedicato al turismo dei luoghi meno noti), per contribuire al dibattito indicando tre possibili ambiti riflessivi. 1) I processi di spopolamento delle aree interne della Sardegna (intendendo con esse i piccoli insediamenti urbani per lo più distanti dall’area gravitazionale delle città) si inseriscono in un contesto più ampio che riguarda due fenomeni paralleli: le dinamiche strutturali globali che da decenni interessano popolazioni intere, le quali per poter sopravvivere sono state obbligate a spostarsi dalle aree rurali verso i grandi insediamenti urbani; l’invecchiamento della popolazione e l’assenza di ricambio generazionale che da tempo interessano gran parte dell’Europa occidentale e che in alcune regioni italiane ormai sono diventati fatti sociali patologici. In particolare il nostro Paese, rispetto all’Europa, si colloca ai primi posti per de-natalità e invecchiamento della popolazione.   ? CONTINUA A PAGINA 5

Sardegna - Pagina 5 - Segue dalla prima pagina
SPOPOLAMENTO
UNA FRATTURA DA RINSALDARE

di ANTONIETTA MAZZETTE
In questa classifica la Sardegna primeggia decisamente per essere l'anello più debole. Com'è evidente, si tratta di processi complessi non riducibili a facili slogan o a spontanei interventi "creativi" del sindaco di turno, anzi, per governarli sarebbero necessarie politiche nazionali e regionali strutturali, finalizzate a dotare le realtà locali di concreti strumenti di intervento per invertire il declino che, altrimenti, diventerebbe ineluttabile. Mi riferisco, ad esempio, alle dichiarate e mai attuate politiche di sostegno alle famiglie e alle donne. Basti pensare che l'età media delle donne che decidono di fare un figlio in pochi anni è passata da 30-34 anni (età comunque elevata) a 35-40 anni. Inoltre, la quota di ultra sessantacinquenni sul totale della popolazione, potrebbe essere nel 2050 tra i 9 e i 14 punti percentuali superiore rispetto al 2018 (vedi report Istat 2019).
2) C'è una frattura politica tra piccoli e grandi insediamenti, lo si evince dal fatto che il tema dello spopolamento sia costantemente nelle agende dei comuni più piccoli, mentre non lo sia in quelle delle città, a partire dai capoluoghi. È come se il problema dello spopolamento non li riguardasse, eppure, tutte le previsioni demografiche indicano un calo drastico della popolazione complessiva, da cui le città non sono escluse. A ciò va aggiunto che le città hanno bisogno che i piccoli insediamenti rimangano vitali dal punto di vista sia del controllo del territorio, sia produttivo e sociale, perché l'ulteriore polarizzazione graverebbe negativamente anche sulle città. La Sardegna ha vissuto dagli anni '50 in poi (che nel nostro caso coincide con l'avvio e la diffusione della modernità) una frattura anche culturale città-territori che andrebbe sanata al più presto, anche per evitare la desertificazione sociale dell'Isola.
3) Senza pretese di scientificità, ad alcuni giovani ho posto la seguente domanda: per poter vivere in un piccolo paese, a parte il lavoro e lo studio, a che cosa non vorresti rinunciare? La risposta unanime è stata: avere la possibilità di vedere altre persone che non siano quelle che già conosco; avere mezzi di trasporto che mi consentano di spostarmi agevolmente per non dipendere dall'auto; avere a disposizione connessioni wi fi; ridurre i tempi di spostamento casa/studio/lavoro. Risposte che indicano che la vita sociale è estremamente mobile, ma che in Sardegna non è supportata dalla possibilità di avere una mobilità fisica altrettanto efficiente. In questo quadro, che cosa può fare la Regione sarda? A mio avviso, dovrebbe avere come priorità la creazione delle condizioni (in termini di mobilità, dotazione di servizi, occupazione e agevolazioni finanziarie) perché i giovani possano considerare conveniente risiedere nei piccoli paesi, lì crearsi una famiglia, ma a condizione che possano entrare e uscire ogni qualvolta lo desiderino.

10 - LA NUOVA SARDEGNA di sabato 7 settembre 2019 / Sassari - Pagina 17
GLI EX DEL POLICLINICO
Paga da 800 euro, i medici emigrano
La Regione con loro voleva potenziare sino a dicembre Ats e Aou

SASSARI Anche il tentativo di dirottare il personale fermo del Policlinico nelle strutture di Ats e dell'Aou, in modo da aumentare le prestazioni e tentare di ridurre le liste di attesa, finora non si è rivelato incisivo. Il budget stanziato dalla Regione per tenere occupate sino al 31 dicembre una settantina di unità, è di 738mila euro. E qui nasce il problema. Il tetto di spesa per ciascun lavoratore è di 1000 euro mensili, compresi di contributi e previdenza. Sulla carta sarebbero dovuti entrare in servizio 10 ostetriche, 26 infermieri, 7 ginecologi, 2 chirurghi e 4 fisioterapisti. Il problema è che diversi medici hanno trovato delle migliori alternative alla prospettiva di guadagnare circa 800 euro netti al mese. Alcuni hanno scelto di lavorare privatamente, mentre altri sono stati prontamente reclutati da altri presidi. Uno tra tutti il Mater Olbia, che al momento è in grado di offrire una retribuzione mediamente superiore rispetto agli altri ospedali. Prosegue l'esodo di alte professionalità dal territorio sassarese. (lu.so.)

 

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