UniCa UniCa News Press review Mercoledì 4 settembre 2019

Mercoledì 4 settembre 2019

04 September 2019

L'Unione Sarda

Rassegna quotidiani locali
a cura dell’Ufficio stampa e redazione web



L’UNIONE SARDA
 
1 - L’UNIONE SARDA di mercoledì 4 settembre 2019 / Italia (Pagina 10 - Edizione CA)
TEST UNIVERSITARI. In Sardegna gli aspiranti medici sono aumentati del 20%
CAMICE, UN SOGNO A NUMERO CHIUSO
Cagliari, 1478 iscritti per 230 posti. Oltre 84mila in tutta Italia

Flashmob organizzati dal network legale Consulcesi nelle principali università italiane, con performer travestiti da supereroi col camice bianco: da Iron Man a Wonder Woman, per sottolineare che «ogni medico è un supereroe e che il primo grande nemico da sconfiggere è proprio il numero chiuso». E ancora, nuovi ricorsi collettivi annunciati da associazioni dei consumatori e proteste del Fronte della Gioventù Comunista, che a Cagliari ha manifestato alla Cittadella di Monserrato. Chiaro il messaggio: «Non c'è meritocrazia senza uguaglianza. Chi proviene dalle classi meno abbienti e da scuole meno prestigiose, non può permettersi di prepararsi con costosi corsi privati, e durante l'estate è anzi costretto a lavorare e saltare un momento di studio fondamentale. Se non si parte dalle stesse condizioni, non se ne può certo fare una questione di merito».
IL RETTORE CONTROCORRENTE
L'avvio dei test per l'accesso alle facoltà a numero chiuso - ieri sono partiti a Medicina e Odontoiatria, oggi si proseguirà con Veterinaria, domani con Architettura - causa ogni anno polemiche e proteste. I posti sono aumentati, ma è una goccia nel mare. Eppure l'accesso limitato ha anche difensori autorevoli: «È un'esigenza che si è posta dopo le esperienze in Italia negli anni '70 e '80 - dice il rettore della Sapienza Eugenio Gaudio - quando il numero era aperto, che ha significato studenti che si iscrivevano ma non potevano seguire le lezioni e andare in corsia».
L'ISOLA E LA PENISOLA
A Cagliari gli iscritti erano 1.478 per 230 posti, il 20% in più dello scorso anno. A Sassari, su 799 candidati iscritti alla selezione ai cancelli del PalaSerradimigni si sono presentati 732 studenti
A livello nazionale sono 84.716 i candidati che si sono iscritti ai test di Medicina, Architettura e Veterinaria. Nello specifico, sono 68.694 gli iscritti per Medicina e Odontoiatria e l'anno scorso erano 67.005. Per Architettura, gli iscritti sono 8.242, rispetto ai 7.986 del 2018. Le iscrizioni pervenute per la prova di Veterinaria sono 7.780, un anno fa erano state 8.136. Per quanto riguarda invece Medicina e Odontoiatria in lingua inglese, i candidati sono 10.450, nel 2018 erano 7.660.
I posti a disposizione sono 11.568 per Medicina e Chirurgia, 1.133 per Odontoiatria, 759 per Veterinaria, 6.802 per Architettura.
100 MINUTI, 60 DOMANDE
Le prove, 100 minuti a partire dalle 11, consistevano in 60 quesiti con 5 opzioni di risposta su argomenti di cultura generale (12), di ragionamento logico (10), di biologia (18), di chimica (12) e di fisica e matematica (8). Per la valutazione si terrà conto di questi criteri: 1,5 punti per ogni risposta esatta; meno 0,4 punti per ogni risposta sbagliata; 0 punti per ogni risposta non data.
Secondo le sensazioni a caldo raccolte fra i ragazzi che hanno sostenuto i quiz ieri dal portale Skuola.net subito dopo la fine delle prove d'accesso, lo scoglio più difficile da superare sono state le domande di cultura generale. Per il 30% proprio i quesiti meno prevedibili sono stati i più ostici a cui dover rispondere. Il 22%, invece, si è arenato soprattutto sulle domande di Chimica; 1 su 5 su quelle di Matematica e Fisica; il 19% su Biologia; solo il 10% ha trovato nei quesiti di Logica l'ostacolo più alto. La graduatoria sarà unica a livello nazionale. Le sedi saranno assegnate in base alle opzioni in ordine discendente di graduatoria e in base alle preferenze indicate dallo studente all'atto dell'iscrizione al test.



2 - L’UNIONE SARDA di mercoledì 4 settembre 2019 / Prima Cagliari (Pagina 15 - Edizione CA)
CONVEGNO ALLA MEM
Domani, alle 16, nello spazio eventi di via Mameli, architetti e ingegneri saranno a lezione dall’archistar Jo Noero
 
 

La Nuova Sardegna

 


LA NUOVA SARDEGNA
 

3 - LA NUOVA SARDEGNA di mercoledì 4 settembre 2019 / Attualità - Pagina 12
Oltre 600 milioni per finanziare 400 progetti, tra cui 18 italiani
L'UE SOSTIENE I GIOVANI RICERCATORI

Roma Le tecnologie per i computer del futuro, i segreti della comunicazione delle cellule e le nuove vie per sconfiggere i tumori con l'immunoterapia: sono fra gli oltre 400 progetti con cui i giovani ricercatori europei scommettono sull'innovazione e la cui realizzazione è incoraggiata dal finanziamento di 621 milioni di euro da parte del Consiglio Europeo della Ricerca (Erc). Importante il ruolo dell'Italia, con 18 progetti di 13 centri, quattro dei quali dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), due dell'università Federico II di Napoli, due dell'università Bocconi, altri dei Politecnici di Milano e Torino e delle università di Ferrara, Padova, Pavia, Trento.L'obiettivo del finanziamento, l'Erc Starting Grant assegnato nell'ambito del programma quadro Ue della ricerca Horizon 2020, è permettere a 408 ricercatori di realizzare le loro ricerche pionieristiche. «Per rispondere alle sfide più difficili della nostra epoca i ricercatori devono avere la libertà e le condizioni ideali per poter seguire la loro curiosità. Proprio queste - ha rilevato il Commissario europeo per la Ricerca, Carlos Moedas - sono quelle che l'Unione Europea vuole dare loro per mezzo dei finanziamenti assegnati dall'Erc».A simboleggiare questa libertà di movimento della ricerca c'è anche il fatto che i 408 ricercatori premiati lavorano in istituzioni di 51 Paesi. «Questo ci ricorda che il talento si trova ovunque e che è essenziale che l'Europa continui ad attrarre e a finanziare ricerche all'avanguardia da tutto il mondo», ha detto il presidente dell'Erc, Jean-Pierre Bourguignon.Dei 408 ricercatori premiati, 20 si trasferiranno in Europa per realizzare le loro ricerche di frontiera, per esempio per studiare come il cibo delle foreste possa fornire una soluzione alla fame nel mondo o come le aziende hi-tech cercano la fiducia dei consumatori, fino all'innalzamento degli oceani.

4 - LA NUOVA SARDEGNA di mercoledì 4 settembre 2019 / Sassari - Pagina 17
TEST DI AMMISSIONE >> AL PALASERRADIMIGNI 732 CANDIDATI
Nei 60 quiz anche 12 domande di cultura generale: «Chi ha scritto Assassinio sull'Orient Express?»
MEDICI SÌ, MA DI BUONE LETTURE

di Vincenzo Garofalo
SASSARI Uno su quattro ce la farà. Gli altri dovranno mettere i sogni in un cassetto, ripiegare su un altro corso di laurea, o ripresentarsi l'anno prossimo, magari dopo avere studiato a fondo la storia e la letteratura contemporanea, non indispensabili per diventare un buon medico ma evidentemente importanti per il Miur, che fra i 60 quiz a risposta multipla ha inserito 12 domande di cultura generale, fra cui "chi era il presidente degli Usa nel 1962", e "chi ha scritto il romanzo Assassinio sull'Orient Express". Erano 732 ieri mattina i candidati che si sono presentati al PalaSerradimigni per contendersi i 173 posti disponibili per frequentare i corsi di laurea in Medicina (143) e Odontoiatria (30) dell'Università di Sassari. Sessantasette dei 799 iscritti hanno preferito restare a casa.Alle 8,30 il cancello del palasport si apre per accogliere diciottenni freschi di esame di maturità e aspiranti medici che per la seconda o terza volta cercano di superare lo scoglio del test d'ingresso e continuare a inseguire le loro ambizioni professionali. Prima di varcare il cancello del palazzetto, presidiato come un bunker militare dalle guardie giurate ingaggiate dall'Università, c'è chi divora un'ultima sigaretta, chi cerca coraggio in un bacio prolungato col fidanzato e chi lo trova in un abbraccio protettivo e commosso di mamma. Dopo un'estate trascorsa in equilibrio precario fra vacanze e capo chino sui libri che simulano i test d'ingresso, è arrivato il momento della verità. E i ragazzi, anche se hanno lo sguardo di chi vorrebbe scappare via, sembrano pronti ad affrontarlo: «Ho passato l'estate a studiare per preparare questo test, ci tengo molto. Ma se dovesse andare male non ne farei un dramma. Mi sono iscritta a tutte le prove d'ingresso delle Facoltà scientifiche, e almeno una spero di riuscire a superarla», dice la diciottenne Benedetta Zoroddu, sbirciando un ultimo ripasso sullo smartphone. Lei viene da Buddusò e a darle manforte prima dell'inizio della prova ci sono il fratello e mamma Maria Lucia. I ragazzi che si infilano nel cortile del palasport, sono identificati e registrati. Quindi, divisi in settori in base a tre fasce di età, prendono posto sugli spalti del PalaSerradimigni. Dopo le spiegazioni di rito da parte della commissione di Ateneo che gestisce in maniera impeccabile ogni aspetto della prova, alle 11 spaccate, in contemporanea con tutte le sedi di test in Italia, i 732 candidati aprono le buste con i quiz che decideranno il loro futuro. Sessanta quesiti a risposta multipla su cultura generale, logica, biologia, chimica, fisica, matematica, e 100 minuti esatti per rispondere. Alle 12 e 40 è tutto finito. I ragazzi consegnano le schede compilate e sono liberi. Sui loro volti non c'è più angoscia, ma si legge un filo di delusione e preoccupazione: «Nel complesso il livello delle domande era più difficile quest'anno, e quelle di cultura generale erano assurde, come Chi ha scritto Assassinio sull'Orient Express», dice con area esausta e sconsolata Gabriele Carta, di Olbia, al secondo tentativo di passare il test di ammissione.Non sprizzano entusiasmo nemmeno Ivana Moretti, di Olbia, e la sassarese Rebecca Pirino, anche loro al secondo tentativo di superare il test: «Le domande non erano facili, e quelle di cultura generale incoerenti con un test per Medicina. Cosa è successo l'anno in cui morì Leonardo da Vinci, e chi era il presidente degli Stati Uniti nel 1962. Mi chiedo cosa c'entrino con gli studi di medicina?».

5 - LA NUOVA SARDEGNA di mercoledì 4 settembre 2019 / Sassari - Pagina 17
MISURE CONTRO I FURBETTI
Telefoni radar, un bunker a prova di bluetooth

SASSARI Cancelli blindati, vigilantes a presidiare ogni angolo esterno del PalaSerradimigni e una commissione di Ateneo composta da 41 elementi, con 6 docenti e il resto personale tecnico amministrativo. Una squadra di mastini per isolare il palazzetto dalla città e non consentire al minimo suggerimento di superare le pareti. Tutti uniti e perfettamente coordinati per scongiurare il pericolo principale: un kit auricolare minuscolo, dal prezzo di 249 euro, che si nasconde perfettamente nell'orecchio e che permette di ricevere informazione via Bluetooth. Un trucco che lo scorso anno aveva fatto saltare la porta in anticipo a uno dei candidati, scoperto da un docente che col suo telefono cellulare aveva individuato una rete Bluetooth attiva fra i seggiolini del palasport. Così ieri vigilantes e commissione hanno tenuto occhi apertissimi e usato i propri cellulari come radar per scoprire eventuali furbetti. Tutto è andato liscio, però. O almeno, nessun trucco è stato scoperto. I ragazzi che varcavano il cancello del palazzetto hanno dovuto subito depositare zainetti, cellulari e qualsiasi altro oggetto sospetto all'interno di due camion dell'Università parcheggiati nel cortile e sorvegliati a vista. I candidati hanno potuto prendere posto nel palazzetto con solo il documento di identità in mano. Le penne per compilare il questionario sono state fornite loro dalla commissione e quindi restituite al termine del test. È stato concesso ai ragazzi di portarsi appresso una bibita e uno snack per reggere le ore passate sui seggiolini, ma una volta aperti i plichi, nessuno ha potuto lasciare la propria postazione, salvo casi eccezionali, dettati da insopprimibili bisogni fisiologici. Tutte le persone presenti in sala, vigili del fuoco, addetti al soccorso, commissari, hanno dovuto disattivare le reti bluetooth per evitare falsi allarmi. (v.g.)

6 - LA NUOVA SARDEGNA di mercoledì 4 settembre 2019 / Cultura e spettacoli - Pagina 29
LA SARDEGNA E L'EUROPA SEMPRE PIÙ VERDI
di Giuseppe Pulina *
Le impressionanti immagini che ci giungono dallo spazio che riprendono gli incendi in Amazzonia preoccupano l'opinione pubblica internazionale e spingono i governi dei Paesi più ricchi a intervenire finanziariamente per aiutare quello brasiliano nell'immane opera di controllo delle fiamme. Tuttavia, come dice il prof. Agnoletti sul Corriere della Sera del 27 agosto, "occorre fare distinzione fra gli incendi operati dagli speculatori e quelli dovuti a pratiche secolari che, specialmente in Brasile, sono molto radicati nella cultura indigena". Lo stesso Agnoletti, inoltre, ridimensiona l'immagine della foresta amazzonica quale polmone della Terra, attribuendole un (seppure importante) 6% della produzione globale di ossigeno. Se poi controlliamo il Global fire emission database (sito controllato dalla NASA, www.globalfiredata.org), ci accorgiamo che il numero totale dei focolai in Amazzonia quest'anno è stato di circa 115mila, mentre nel 2003 (150mila), 2004 (165mila), 2005 (205mila) e 2010 (190mila) si è assistito ad eventi molto più importanti, anche in termini di emissioni di CO2, senza che ciò creasse lo scompiglio politico internazionale cui assistiamo in questi giorni. La rivista online Climatemonitor, inoltre, ci informa che altri Paesi che condividono l'area amazzonica sono interessati da un numero elevatissimo di incendi (la Bolivia in primis) senza che ciò abbia avuto conseguenze mediatiche paragonabili a quelle che hanno interessato il Brasile. Se spostiamo lo sguardo dall'Amazzonia a casa nostra notiamo che, al contrario del sentire comune, in Europa le foreste e le aree pascolive hanno raggiunto oggi il massimo storico dal 1900. Attualmente nel nostro continente le foreste coprono stabilmente il 46% dell'area e le superfici protette sono arrivate a interessare il 13% del territorio. Ciò significa che in Europa agricoltura, zootecnia e silvicoltura sequestrano una quantità di CO2 enorme (550 milioni di ton) e in costante crescita (nel 1990 erano tre volte meno), anche perché le emissioni di questi settori si sono contemporaneamente ridotte del 20%. Le zone verdi in Europa stanno avanzando (ma anche in USA e Canada, mentre la Cina ha in animo imponenti programmi di riforestazione) quale sottoprodotto (sic!) dell'intensivizzazione produttiva. La pressione sull'ambiente che si osserva nei PVS è, spesso, il frutto di bassa tecnologia e uso estensivo delle risorse, piuttosto che direttamente imputabile alla "fame di terre" dei paesi sviluppati. Per restare all'Italia, il manto forestale è avanzato prepotentemente dagli anni '70 a oggi, ma le produzioni agricole e zootecniche non sono calate in volumi e sono molto migliorate in qualità. Ciò significa che l'altra equazione intensivo=scarsa qualità è smentita dai fatti (soprattutto italiani). Occorre tuttavia distinguere l'espansione della macchia-foresta derivante da fenomeni di abbandono (e di dissesto) dalla buona coltura dei boschi e dei pascoli delle aree interne e montane. In questa tensione fra conservazione (degli ecosistemi pascolivi e agricoli di montagna) e abbandono, si inserisce molto bene il discorso delle filiere della carne e del latte che possono valorizzare, soprattutto nella fase di allevamento, questi paesaggi e contrastare lo spopolamento e l'impoverimento della biodiversità animale, vegetale e culturale di vastissime aree del nostro Paese. Per quanto riguarda la Sardegna, il bilancio delle emissioni del settore agro-silvo-zootecnico è positivo e in costante aumento per effetto del continuo incremento delle superfici che sequestrano carbonio (boschi, macchia e pascoli). La coltura del bosco è, però, essenziale per mantenere elevati i ratei di rimozione carboniosa, mentre la vulgata di certo ambientalismo digiuno delle più elementari basi ecologiche vorrebbe trasformare le foreste sarde in deserti verdi, con forte riduzione della biodiversità (un mosaico agro-silvo-pastorale ha una ricchezza in specie incomparabilmente maggiore di una foresta monostratificata di leccio o roverella) e aumento del rischio di incendi.
*Università di Sassari

 

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