Lunedì 20 maggio 2019

ufficio stampa e redazione web: rassegna quotidiani locali
20 May 2019

L'Unione Sarda

Rassegna quotidiani locali
a cura dell’Ufficio stampa e redazione web



L’UNIONE SARDA
 

1 - L’UNIONE SARDA di lunedì 20 maggio 2019 / Agenda (Pagina 16 - Edizione CA)
PREVENZIONE. Oggi l'iniziativa promossa dalla Lila
Il test dell'Hiv per giovani e studenti alla Cittadella universitaria di Monserrato

Grazie al patrocinio e al supporto dell'Università, Lila Cagliari offrirà per la prima volta a tutti gli studenti e studentesse, il test rapido Hiv all'interno della cittadella universitaria. L'appuntamento è per oggi dalle 16,30 alle 19.
L'INIZIATIVA  L'evento fa parte dell'European testing week, la settimana europea che è una delle mobilitazioni più partecipate al mondo sul tema della prevenzione dell'Hiv, reso possibile grazie a una sempre più stretta collaborazione tra l'Ateneo e la Lila di Cagliari. All'interno della cittadella universitaria di Monserrato verrà infatti aperto per l'occasione un “testing center” temporaneo, gestito dall'équipe Lila e da immunologi del policlinico universitario, dove sarà possibile, gratuitamente e in anonimato, effettuare il test rapido e ottenere l'esito dopo pochi minuti. Chiunque voglia accedere potrà raggiungere le aule 13-14-15 al primo piano dell'Asse D3, Blocco G della Cittadella Universitaria di Monserrato.
L'ACCORDO  Lo screening internazionale che approda all'ateneo, rappresenta un altro momento di collaborazione tra Lila Cagliari e l'Università degli Studi di Cagliari e prosegue un percorso avviato con il recente convegno sul tema Hiv organizzato a marzo da Lila Cagliari e da Farmacia Politica che ha visto una grandissima partecipazione di studenti.
Un segnale di forte attenzione al tema, dimostrato dalla rettrice Maria Del Zompo, dai suoi collaboratori e dai responsabili e docenti delle Facoltà di Biologia e Farmacia. L'istituzione ha come obiettivo la diffusione dell'informazione, della prevenzione e della conoscenza tra i propri studenti.
IL TEST  Fare il test per l'Hiv periodicamente è una buona abitudine per tutte le persone sessualmente attive, per vivere in modo più sereno le proprie relazioni. Il test è veloce e facile. È l'unico modo per sapere con certezza se si ha contratto l'infezione. Se il risultato è positivo (cioè indica la presenza di virus HIV nel corpo), è sempre meglio saperlo in modo da poter iniziare la terapia il prima possibile. La diagnosi precoce e l'inizio immediato della terapia permette una vita lunga e sana.

 

2 - L’UNIONE SARDA di lunedì 20 maggio 2019 / Cagliari (Pagina 13 - Edizione CA)
IL RICORDO DI ALZIATOR
È il tema dell’incontro di oggi alle 20, nella facoltà di Lettere. Ospiti: Duilio Caocci, il regista Marco Gallus e Manuela Ennas

 

3 - L’UNIONE SARDA di lunedì 20 maggio 2019 / Agenda (Pagina 16 - Edizione CA)
Geografia e filosofia
Domani alle 17, si terrà, nell’aula magna Motzo della facoltà di Studi umanistici, la sesta edizione dei “Dialoghi tra geografia e filosofia”. All’incontro prenderanno parte i docenti Paolo Giaccaria (Università di Torino) e Dario Gentili (Università Roma Tre).

 

4 - L’UNIONE SARDA di lunedì 20 maggio 2019 / Nuoro e Provincia (Pagina 26 - Edizione CA)
NUORO. Un master per l'accoglienza ai migranti, in vista la laurea in materie turistiche
SPECIALISTI IN DISASTRI ANNUNCIATI
L'Università forma i manager per fronteggiare le calamità naturali

L'Università di Nuoro prepara specialisti di frontiera. Pronti a combattere flagelli che nel cuore della Sardegna hanno ferito e ucciso. Come a novembre di cinque anni fa, tra Oliena e Torpè. Una volta completato il master, biennale, li chiameranno disaster manager. «Figure professionali - si legge nella scheda tecnica del corso - in grado di supportare le decisioni per la gestione manageriale delle attività connesse alla previsione, alla prevenzione, alla risposta e al superamento delle conseguenze derivanti dalle catastrofi naturali oppure causate dall'uomo, in funzione del grado di complessità dell'evento catastrofico e del tipo di organizzazione per le quali presteranno la propria opera, con particolare riferimento alle attività di competenza degli enti locali».
I PARTNER  Il master, per laureati, è stato voluto dal Consorzio universitario nuorese, in accordo con l'ateneo sassarese, l'associazione nazionale Disaster Manager, i dipartimenti di agraria e giurisprudenza dell'universita di Sassari, con il patrocinio del Corpo forestale, di Forestas, della Protezione civile regionale, dell'Areus degli ordini professionali provinciali dei dottori agronomi e dei dottori forestali, degli ingegneri, degli architetti, pianificatori paesaggisti e conservatori.
LA LINEA  «La nostra offerta formativa», ribadisce Fabrizio Mureddu, commissario per l'Università, «ha un respiro regionale ed è modellata sulle reali esigenze della nostra Isola che ha bisogno di specialisti in determinate materie». Ecco perché Nuoro ha deciso di formare anche gli esperti nell'accoglienza dei migranti, attraverso un altro master di alto profilo. Durerà un anno e potranno frequentarlo i possessori di laurea, anche triennale, oppure coloro che hanno conseguito un titolo accademico all'estero ma riconosciuto idoneo.
NOVITÀ IN CANTIERE  La primogenitura dell'Università di Nuoro è ancora in cantiere, «ma a fine estate - garantisce Mureddu - scatteranno le iscrizioni». Si tratta del corso di laurea triennale in progettazione, gestione e promozione turistica di itinerari della cultura e dell'ambiente, l'unico attivato nelle università dell'isola e uno dei pochi in Italia. «Vuole soddisfare - sottilinea il commissario - un'esigenza formativa della Sardegna, che ha bisogno di manager che sublimino la propria vocazione turistica». Perché in ristorante o negli stabilmenti balneari, tra i nuraghi o nei musei, il tempo dell'improvvisazione è finito.
Tonio Pillonca

 

5 - L’UNIONE SARDA di lunedì 20 maggio 2019 / Medio Campidano (Pagina 22 - Edizione CA)
GUSPINI. Cinquantadue anni, specialista negli interventi al pancreas, lavora a Verona
«IL MIO SOGNO? TORNARE IN SARDEGNA»
Il chirurgo Massimiliano Tuveri: tante professionalità restano inespresse

«La sanità sarda? Un settore ricco di professionalità di grande valore, ma tante purtroppo rimangono inespresse. Occorre creare le condizioni perché le eccellenze sarde possano trovare la motivazione necessaria a tornare, dopo le esperienze all'estero, e impegnare le proprie competenze nella loro terra. È bello formarsi fuori, ma anche tornare a casa per dare una mano dove c'è bisogno di noi». Parola di Massimiliano Tuveri, 52 anni, famoso chirurgo a livello internazionale originario di Guspini.
AL POLICLINICO  Dirigente all'Unità di Chirurgia generale e del pancreas di Verona (uno tra i migliori centri al mondo nella specialità), Tuveri a febbraio dello scorso anno era nel triumvirato che ha eseguito un intervento innovativo su un paziente affetto da tumore alla testa del pancreas al Policlinico di Monserrato. Una giornata storica: fino ad allora, la metà dei pazienti sardi malati di tumore al pancreas venivano operati presso strutture extra-regionali e in particolare all'istituto veronese, dove dal 2015 Massimiliano Tuveri lavora come responsabile del programma di trapianti di insule pancreatiche.
«Torno ogni settimana in Sardegna - puntualizza il medico - dove la mia famiglia vive. Nel weekend a Cagliari visito in ambulatorio pazienti affetti per lo più da malattie epatobiliopancreatiche. D'altra parte a Verona - aggiunge - curo tantissimi pazienti sardi: potrei farlo qui, a Guspini, da dove sono partito tanti anni fa. È chiaro che certe condizioni non nascano dall'oggi al domani, ma si possano creare nel tempo - spiega- valorizzando chi può fare bene e tanto. Occorrerebbe quindi realizzare percorsi chiari e consolidati per i ragazzi che si affacciano alla nostra professione».
ALL'ESTERO  Fondamentale, l'importanza di viaggiare: «Un consiglio per giovani sardi? Miglioratevi attraverso le esperienze all'estero. Viaggiare apre finestre su scenari, mentalità e modi diversi di affrontare il lavoro e la vita. Imparate l'inglese, comunicare è fondamentale nel nostro lavoro».
Tuveri, dopo la laurea in Medicina e chirurgia a Cagliari, è presto volato tra America, Svizzera e Italia: prima al dipartimento di Patologia Molecolare di Pittsburgh, in Pennsylvania. Nel '97, il rientro a Cagliari dove sino al 2003 ha lavorato come ricercatore al CRS4 di Pula, diretto dal premio Nobel Carlo Rubbia: «Eravamo impegnati nella messa a punto dei primi modelli di circolazione, ricostruendo al computer il funzionamento dei vasi arteriosi. Si trattava di uno dei gruppi più all'avanguardia del mondo in quest'ambito».
LA SANITÀ  Dal 2012 al 2014 ha esercitato negli Usa: «Il sistema assicurativo americano non consente a tutti quello che ne hanno bisogno di curarsi: è il lato negativo della sanità statunitense, che d'altra parte si rileva estremamente efficiente e permette di imparare e fare grandi esperienze. In Italia, gratuità e altissima qualità delle cure si scontrano con un livello dell'insegnamento ancora arretrato. Dopo gli studi, occorrerebbe dare ai nostri ragazzi la possibilità di seguire una strada coerente e ben delineata».
Francesca Virdis

 

6 - L’UNIONE SARDA di lunedì 20 maggio 2019 / Prima Cultura (Pagina 29 - Edizione CA)
IL NUOVO SAGGIO. Francesco Cesare Casula e la dottrina della statualità
«Ecco perché l'Italia è nata dalla Sardegna»

Il prossimo 19 giugno saranno 695 anni dalla nascita dello Stato sardo-italiano, noto ai più come Repubblica Italiana. Una provocazione sciovinista? No, semplicemente la narrazione di ciò che attestano i documenti. Parola di Francesco Cesare Casula, storico critico e creativo, che alza l'asticella della sua storiografia sarda, sulla quale ha indagato per quarant'anni come docente e che adesso suggella in un cofanetto di due volumi intitolato “Il Regno di Sardegna” (Delfino), presentato martedì alla Fondazione di Sardegna con una lectio che ha tenuto il numeroso pubblico per un'ora e mezza avvinto come davanti a una serie storica, ammantata di mito ma anche di demitizzazioni. Casula è consapevole di andare controcorrente, contro i libri di testo, contro la storiografia ufficiale. Ma questo, semmai, è uno stimolo ad alzare il tiro della sua ricostruzione su come sono andate le cose in un'Isola non solo al centro del Mediterraneo ma anche della storia italiana. Salvo poi rimuovere questa centralità e ridurla ad una straordinaria meta di vacanze. Ma questa è un'altra, più recente, storia. Quella esposta con passione l'altra sera è una successione di eventi che ci dicono che allora, ovvero 700 anni fa circa, le cose, qui da noi, erano molto più avanti che in altri stati, sotto molti aspetti. Partiamo dal concetto di storia, professor Casula.
«La storia non esiste. Esistono le guerre, le paci, i personaggi nel gran mare del tempo, quindi sono i fatti storici, ad esistere. Quello che devono fare gli storici è affondare le mani nel tempo. Poi è vero che tirano su quello che vogliono e lo scrivono. Secondo come lo si fa, si indirizzano le genti: chi manipola la storia e la scuola manipola la società del domani».
E lei cosa ha tirato su dal profondo, dalla storia patria?
«Una cosa nuova che nessun mio collega ha mai esaminato: il contenente. Ovvero: qual è il contenente che contiene questa storia patria? Sono l'unico a fare la storia prima del contenente poi del contenuto».
Ci spieghi cosa intende per “contenente”.
«Intendo lo Stato. In pochi sanno esattamente cosa si intenda per Stato come istituzione, cioè quell'entità formata da uno o più popoli stanziati stabilmente in un territorio con stesse leggi. Lo stato dà la personalità giuridica per vivere. Quindi, quando si parla del rapporto Stato-Regione, di che rapporto si sta parlando? La Regione è dentro allo Stato italiano».
Insomma, sta rinominando la storia.
«Sto svelando il gioco di prestigio sulla parola “Italia”. Sapete cosa s'intende per “Italia”?».
Prego, ci spieghi.
«Volevo sapere dov'è nato e quando lo Stato di cui sono cittadino ed ecco qui più di mille pagine incentrate tutte nel 1300. Il 19 giugno 1324 a Cagliari-Bonaria è nato lo Stato sardo-italiano, ad opera dei catalano-aragonesi, col nome di Regno di Sardegna e Corsica, semplificato nel 1475 in Regno di Sardegna».
Quali sono le novità?
«Oltre alla “dottrina della statualità”, che fa della Sardegna la matrice dello Stato sardo-italiano, nell'appendice del volume ci sono tre documenti eccezionali: il testamento del 1377 di Beatrice, sorella di Eleonora, trovato a Narbona. Solo leggere questo documento apre un mondo sulla Sardegna giudicale. Poi c'è la pace del 1324 firmata da 1500 persone, quindi un atto democratico: noi sardi avevamo la democrazia quando nella penisola c'era il feudalesimo. Terzo documento, la Carta de Logu, che non ha fatto Eleonora, ma era il corpo di leggi del popolo d'Arborea dal 900 dopo Cristo, da quando esisteva lo stato. Leggi avanzate, come quelle sulla violenza sulle donne. La Carta de Logu si modifica nel tempo, quella di Eleonora è l'ultima versione».
Uno Stato avanti, ma…
«Ma imperfetto, cioè senza summa potestas, ovvero la facoltà di stipulare trattati internazionali. Fino al 1720 fu uno Stato sovrano, ma con questa limitazione, perché parte di un'aggregazione di Stati detta Corona di Aragona, che, nel 1516, con la Corona di Castiglia, forma la Corona di Spagna».
Riassumere 1200 pagine è impossibile, ma qual è l'assunto di questa sua opera?
«È un assunto politico: se oggi la Sardegna, rispetto alla penisola, non conta né in campo politico, perché non ha nessun rappresentante politico al governo, né in campo culturale, perché non compare mai nei libri di storia, incentrati sulla narrazione dagli etruschi ai piemontesi; se non contiamo niente in campo sociale, perché pochi conoscono la civiltà sarda, col mio libro si ribalta la visione perché si impara che è l'Italia che nasce dalla Sardegna e non viceversa».
Raffaella Venturi

 

7 - L’UNIONE SARDA di lunedì 20 maggio 2019 / Regione (Pagina 6 - Edizione CA)
Il costituzionalista Chessa: non avrebbe poteri reali, più urgente cambiare la legge elettorale
«La Costituente per le riforme? Una fatica inutile»

Inutile impiccarsi con percorsi arditi per riformare lo Statuto: un'Assemblea costituente non avrebbe comunque il potere di riscriverlo, potrebbe al massimo sottoporre una proposta al Consiglio regionale. Omar Chessa, costituzionalista dell'Università di Sassari, non si fa affascinare dal redivivo dibattito sulla Costituente: «A parte che in questi anni - fa notare - con quell'espressione si sono indicate cose molto diverse tra loro e quasi mai qualcosa che si avvicinasse a un'Assemblea costituente propriamente intesa. Ma non poteva che essere così».
In che senso?
«Una “vera” Costituente incontrerebbe ostacoli giuridici e politici insormontabili. Anzitutto, le assemblee costituenti scrivono costituzioni, non statuti regionali. E le riscrivono interamente, non in parte, di solito dopo eventi rivoluzionari o fatti bellici che determinano la fine di un assetto costituzionale».
Se invece tale assetto è solo da “riformare”, come si procede?
«Si seguono le regole previste per la revisione. Ma pure qui i problemi non mancherebbero. Il diritto costituzionale esclude che un'assemblea costituente sarda abbia poteri effettivamente “statuenti”, anche se la istituisse una legge del Consiglio regionale».
Perché?
«Perché il legislatore regionale sardo non può attribuire un potere che esso stesso non possiede. La revisione dello Statuto è affidata a leggi costituzionali del Parlamento nazionale. Il Consiglio regionale può, al massimo, formulare una proposta di riforma da trasmettere alle Camere, oppure esprimere un parere su un disegno di legge approvato dalle Camere».
Quindi un'ipotetica assemblea che cosa potrebbe fare?
«Solo proporre un testo che il Consiglio regionale non sarebbe comunque tenuto a fare proprio, e potrebbe emendare in tutto o in parte».
Come si possono coinvolgere le rappresentanze sociali?
«L'unica strada utilmente percorribile è un comitato di tecnici, parti sociali, rappresentanze territoriali e funzionali, che rediga un testo che poi il Consiglio esaminerà ed eventualmente emenderà prima di proporlo al Parlamento nazionale. Certo, rimane il dubbio se sia veramente utile complicare così il processo riformatore: il Consiglio, con le audizioni, può comunque consultare rappresentanze del più vario tipo, senza bisogno di creare per legge una sede istituzionale per riunirle».
È pensabile che si approvi un testo che il Parlamento nazionale non possa emendare?
«No. Il Parlamento potrebbe ignorare ma anche modificare integralmente la proposta regionale di riforma».
Un'assemblea eletta su base proporzionale aiuterebbe il dialogo sulle riforme, complicato dal rapporto maggioranza-minoranza nell'era dell'elezione diretta del presidente.
«Ma così avrebbe una legittimazione democratica fortissima, assai superiore a quella del Consiglio, senza godere degli stessi poteri, col rischio di aspettative molto al di là della capacità di soddisfarle».
Però l'attuale Consiglio è eletto con una legge che nega rappresentanza ad ampie fasce dell'elettorato. Mentre le riforme dovrebbero riflettere l'opinione di tutta la società.
«Certo, se fosse eletto col sistema proporzionale la sua legittimazione democratica sarebbe più forte. Ma da ciò si ricava la conclusione che la vera urgenza è riformare la legge elettorale, abolendo il premio di maggioranza, e ripristinare il sistema parlamentare, con opportuni correttivi per assicurare la stabilità degli esecutivi, come la sfiducia costruttiva».
Crede anche lei che, dato l'attuale sfavore per la specialità regionale, sia il momento sbagliato per riscrivere lo Statuto?
«Sino a qualche anno fa ritenevo necessario adeguare lo Statuto alle novità introdotte dalla riforma costituzionale del 2001. Ma la sua attuazione non ha dato gli esiti sperati; anzi, ora vediamo una sostanziale controriforma in senso centralista. L'autonomia sarda non è slegata dal sistema complessivo: forse è meglio attendere che si definiscano le riforme dirette a dare più autonomia alle regioni ricche del Nord, e poi decidere quali novità proporre per la nostra specialità».
Giuseppe Meloni

 

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