Sabato 11 maggio 2019

ufficio stampa e redazione web: rassegna quotidiani locali
11 May 2019

L'Unione Sarda

Rassegna quotidiani locali
a cura dell’Ufficio stampa e redazione web



L’UNIONE SARDA
 
1 - L’UNIONE SARDA di sabato 11 maggio 2019 / Regione (Pagina 10 - Edizione CA)
CAGLIARI. Oggi e domani mostre, visite guidate e spettacoli in decine di siti
MONUMENTI APERTI, SI COMINCIA
Chiese, mercati, scuole, parchi: c'è anche L'Unione Sarda

Mostre, visite guidate, itinerari, spettacoli. È ricco il programma della due giorni di “Monumenti aperti” oggi e domani a Cagliari. Protagonisti mercati, ospedali, piazze, musei, scuole, chiese, facoltà universitarie, parchi, teatri, aree militari, sotterranei. Ci sarà anche l'Unione Sarda, con l'ingresso al Planetario e la possibilità di accedere a un archivio che abbraccia i 130 anni della sua storia.
I DIECI PERCORSI  Dieci gli “itinerari” nel weekend, ciascuno col proprio nome. Dalle 10 alle 12,30 ogni mezz'ora partirà da piazza San Cosimo il Trentapiedi dei Monumenti proposto dall'Università con fischio di avvio della rettrice Maria Del Zompo: un circuito a tappe di 55 minuti che arriverà a palazzo Doglio. Invece per Gli orti di Villanova sono previste partenze alle 10 e alle 15 dalla chiesa di San Cesello in via San Giovanni 182; il tour a San Benedetto (oggi alle 15, alle 15 e alle 17,30 domani dalla chiesa di Santa Lucia); la salita sulla Sella del Diavolo (oggi alle 11 e alle 16, domani alle 10 e alle 16); il parco di Molentargius (diversi percorsi da viale La Palma ogni 90 minuti, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19,30); i paesaggi visti dal mare (istituto Buccari oggi dalle 15 alle 19 e domani dalle 9 alle 20); l'itinerario Murales, Galleria del sale (da Su Siccu alle 11 e alle 17), ed Exmè Art Festival (da via Sanna oggi alle 16 e alle 16,30); le Case campidanesi Pirri; l'ospedale Binaghi (solo domani dalle 10 alle 13).
LE DECINE DI MONUMENTI  Decine i monumenti visitabili: dalle 9 alle 20, tra gli altri, Cittadella dei Musei, pozzo di San Pancrazio, Palazzo vice regio, Orto botanico e dei Cappuccini, parco di Villa Devoto e degli Anelli, galleria e Castello del Colle di San Michele, biblioteca universitaria, Palazzo Civico, villa di Tigellio, Teatro Massimo, auditorium del Conservatorio, museo delle Ferrovie, ospedale Civile, legione dei Carabinieri, ex deposito Carburanti (con un nuovo tratto di gallerie), Ghetto, chiese di San Michele, Santo Sepolcro e Sant'Eulalia, asilo Marina e Stampace, Fondazione di Sardegna, Manifattura tabacchi, Palazzo Siotto, cripta di Santa Restituta e San Domenico; dalle 9 alle 19 Tuvixeddu, parco di Molentargius, Città del Sale, museo archeologico e d'arte siamese, cimitero di Bonaria, Pinacoteca, torre della Quarta regia, galleria comunale d'arte, basilica di San Saturnino, archivio di Stato (sino alle 18); a orari variabili oggi e domani Casa massonica, cattedrale, sotterraneo dei Salesiani, chiesa e cripta di Sant'Efisio, area archeologica di viale Trieste e di Sant'Eulalia, ex convento di San Lucifero, Convitto, Consiglio regionale, basilica di Bonaria, teatro delle Saline, Lazzaretto.
MOSTRE E MUSICA  Omaggi a Gramsci con teatro, reading e film all'ExMa. Tanti gli appuntamenti musicali in quasi tutti i monumenti, il Migrantour (alla Marina e a Tuvixeddu, al Ghetto e al Castello di San Michele) e la “cultura senza barriere” per i diversamente abili. Spettacoli al Lazzaretto e videoproiezione in via Sulis, via Manno e piazza Costituzione. Infine, le iniziative speciali con la visita al mercato di San Benedetto (alle 11,45 da piazza San Rocco) e le mostre in piazzetta Maria Lai a Castello, al museo Contus de arrejolas, ai licei Pacinotti e Foiso Fois (lo scudetto del Cagliari), al Lazzaretto (foto dell'ex carcere di San Sebastiano), al teatro Intrepidi monelli in viale Sant'Avendrace.
L'UNIONE SARDA  Inserito tra “I luoghi della memoria”, aprirà l'archivio storico alla consultazione digitale dalle 11 alle 12 e dalle 17 alle 18 (come già avviene ogni giovedì per festeggiare i 130 anni del quotidiano, fondato nel 1889). Sarà possibile anche una visita gratuita al Planetario con lo spettacolo di Manuel Floris “Il cielo della notte tra miti e costellazioni” e osservare la linotype. Domani inoltre Radiolina animerà la manifestazione in via Santa Croce. «Un'occasione per il Gruppo L'Unione Sarda di stare ancora una volta insieme ai suoi lettori e ascoltatori», il commento della direttrice generale Lia Serreli.
AL CONSERVATORIO  L'inaugurazione della 23esima edizione di Monumenti aperti è in programma oggi alle 10,30 al Conservatorio.
Andrea Manunza

 

2 - L’UNIONE SARDA di sabato 11 maggio 2019 / Prima Cagliari (Pagina 19 - Edizione CA)
VIALE REGINA ELENA. Dall'ambasciatore Perelygin
Inaugurata la sede del Consolato ucraino

Lo aveva promesso durante la sua ultima visita ufficiale nell'Isola nel febbraio dello scorso anno. Yevhen Perelygin, ambasciatore dell'Ucraina in Italia, ha mantenuto la parola e ieri insieme a Anthony Grande, console onorario, ha inaugurato la sede del Consolato ucraino, in viale Regina Elena 17 e ha incontrato il presidente della Regione, Cristian Solinas.
Si sviluppano dunque le relazioni economiche, sociali e culturali tra la città e Kiev, rafforzando le possibili collaborazioni produttive e commerciali. L'apertura del Consolato ha proprio l'obiettivo di agevolare la reciproca conoscenza e i contatti, ribaditi anche da Pavlo Klimkin, ministro degli Esteri ucraino in visita alla Prefettura: «Oggi ci siamo dati una stretta di mano, continueremo su questa strada», commenta Grande.
«È una nuova fase di cooperazione, già negli ultimi anni abbiamo triplicato gli scambi. Ora puntiamo a progetti economici», afferma Perelygin, dando notizia di un accordo avviato tra l'università ucraina e quella cagliaritana.
Si attende ancora una linea diretta Cagliari-Kiev, così da incrementare il turismo ucraino in Sardegna, che viene messa spesso da parte perché la comunità ucraina crede che abbia costi troppo elevati.
Michela Marrocu

 

3 - L’UNIONE SARDA di sabato 11 maggio 2019 / Cagliari (Pagina 20 - Edizione CA)
UNIVERSITÀ. La protesta degli studenti
«SOLINAS SALVI LE BORSE DI STUDIO»

«Non pensavo si potesse tornare indietro in materia di diritto allo studio, ma invece, eccoci qua. Dopo tre anni torna l'ombra degli studenti “idonei non beneficiari” di borsa di studio». Va all'attacco Federico Orrú, consigliere d'amministrazione dell'Ersu. Si tratta cioè di studenti idonei, in quanto rispettano i requisiti richiesti per accedere alla borsa di studio ma non beneficiari, perché mancano i fondi. «Considerato che il presidente della Giunta regionale, Christian Solinas», prosegue Orrù, «è stato anche presidente dell'Ersu Cagliari e inoltre il neo assessore all'Istruzione Andrea Biancareddu era uno dei più quotati a ricoprire la carica di consigliere d'amministrazione nel 2014, spero che la nuova Giunta sappia ascoltare le esigenze degli studenti, riuscendo a porvi rimedio nel minor tempo possibile».

 

4 - L’UNIONE SARDA di sabato 11 maggio 2019 / Cultura (Pagina 46 - Edizione CA)
L'astrofisico ieri sera al Planetario dell'Unione Sarda
Ciriaco Goddi, il fotografo dei buchi neri: «Fino a dieci anni volevo fare il prete»

Dice che vorrebbe imparare a comunicare meglio per far capire a tutti la rilevanza della scoperta scientifica di cui è stato protagonista. Ciriaco Goddi, astrofisico di Orune, 44 anni, è stato a capo della delegazione che ha fotografato per la prima volta un buco nero. Ieri al Planetario dell'Unione Sarda ha raccontato con chiarezza e semplicità la portata della ricerca e il lavoro fatto negli ultimi anni.
Può spiegare cos'è un buco nero anche ai meno esperti?
«È una regione dell'universo, che però è separata dal nostro universo. Immaginiamola come una porta a senso unico. Si può entrare ma non si può uscire. È come un pozzo profondo, se ti affacci sei salvo se ci cadi dentro non puoi più venire fuori».
Come si forma?
«È lo spazio che viene piegato e quindi crea questo buco: il pozzo senza fondo».
Dove si trovano i buchi neri?
«La soglia invalicabile è fuori da quello che chiamiamo orizzonte degli eventi. Noi non vediamo quello che c'è dentro un buco nero perché tutto quello che cade dentro, inclusa la luce, non esce più. Ma il materiale che sta intorno emette luce. Quello che facciamo coi i radiotelescopi è captare luce».
Quanti ne sono serviti per la foto?
«Otto, che hanno osservato lo stesso punto allo stesso tempo. In ogni postazione registravamo i dati, poi li spedivamo a una postazione comune per combinarli. È stato come avere dei singoli pixel in un telescopio gigante».
È una tecnica innovativa?
«No, si usa già da cinquant'anni. Non si era mai fatta ad alte frequenze perché c'è molta distorsione del segnale radioastronomico da parte dell'atmosfera».
Lei ha lavorato nel deserto del Cile
«Sì, stavo di base a Santiago e a turno con i miei colleghi una settimana nel deserto dove c'è l'osservatorio astronomico. Ci lavorano almeno cinquanta persone per volta.
Quando avete capito che ce l'avevate fatta?
«Intanto già dalle osservazioni ci siamo accorti che aveva funzionato tutto alla perfezione. Non ci sono stati fallimenti tecnici di telescopi o di ricevitori. Poi ad aprile 2017 le condizioni climatiche sono state eccellenti per una settimana in tutti i siti: dalle Hawaii alla Sierra Nevada al Cile. Realizzare che era fatta è stata un'emozione a cui non si arriva mai preparati».
Perché è importante la foto scientificamente?
«I buchi neri sono la predizione più estrema dell'attività di Einstein, una teoria che descrive la gravità. Se vogliamo capire la forza principale che governa l'universo dobbiamo testare la teoria principale che la descrive. I buchi neri sono il laboratorio migliore».
E praticamente?
«Se i buchi neri li possiamo osservare vuol dire che li possiamo anche usare come dei veri e propri laboratori, quindi possiamo fare test per la ricerca».
Facciamo qualche passo indietro. Cosa ha studiato?
«Ho fatto il Liceo scientifico a Bitti, ho una laurea in Fisica e un dottorato in Astronomia all'Università di Cagliari con un'esperienza nel radiotelescopio di San Basilio. Nel 2006 ho iniziato un post dottorato ad Harward, poi sono tornato in Europa all'Eso, infine in Olanda a Utrecht dove sto ora nell'istituto che gestisce una rete di telescopi, tra cui quello di San Basilio».
Sognava di fare questo già da bambino?
«No, neanche un po', non avevo idea di cosa fosse l'astronomia. Fino a dieci anni fa volevo fare il prete. Poi l'ingegnere, come mio padrino».
E poi cosa è successo?
«Alle superiori mi sono appassionato alla Fisica e alla matematica e ho letto Stephen Hawking. Da lì è iniziato tutto».
Chissà come sarà orgoglioso il suo professore di allora
«L'ho rivisto di recente, ha saputo cosa stavo facendo, mi ha scritto e poi è venuto a vedermi in un convegno alla Cittadella di Monserrato. Mi ha detto che a scuola gli davo grande soddisfazione. Spingevo per saperne sempre di più».
E la sua famiglia?
«Anche. Ho chiamato mamma dopo la conferenza stampa dell'annuncio. “Non ti abbiamo visto al telegiornale, mi ha detto, ho passato tutto il giorno a rispondere alle telefonate di complimenti. Sono esausta, non ce la faccio più”. Era felice».
Si sente un cervello in fuga?
«Non mi sento in fuga, no. Ho scelto io di andarmene, magari a malincuore perché lasciavo la mia famiglia qui, avevo una fidanzata quando sono partito. Però era anche una sfida. Ho pensato che era un'esperienza da fare. Non sto lottando contro questo sistema, se capita qualcosa di interessante torno volentieri, ma non è il mio obiettivo».
E la Sardegna le manca?
«Moltissimo. Mi emoziono ogni volta che torno. Davanti alle persone, ma anche davanti a un piatto di bottarga o di insalata di polpo».
Domani riparte, cosa si porta via?
«Pane carasu e pecorino, se c'è spazio anche qualche dolcetto e la bottarga».
Paola Pilia

 

5 - L’UNIONE SARDA di sabato 11 maggio 2019 / Cagliari (Pagina 20 - Edizione CA)
VIA CORTOGHIANA. Nell'abitazione del giovane anche una piccola serra appena smontata
IL PUSHER DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI
In casa di un disoccupato sequestrato un chilo di marijuana e cocaina

Aveva smontato da poco la piccola serra indoor realizzata in un appartamento di via Cortoghiana. Danilo Corona, 28 anni, non pensava di essere tenuto sotto controllo dai carabinieri che avevano notato i movimenti, anche dei numerosi studenti universitari che vivono nella zona, attorno all'abitazione del giovane. Gli investigatori giovedì sera hanno deciso di organizzare il blitz. Corona è stato bloccato in strada: «Abito in un altro rione. Sono qui perché devo comprare delle pizzette», ha raccontato nella speranza di evitare il controllo. Non immaginava di essere un “osservato speciale”: i carabinieri del nucleo investigativo provinciale hanno recuperato le chiavi del portone della palazzina e raggiunto la casa, proprio nella via del quartiere di Is Mirrionis, presa in affitto dal giovane. All'interno è stata trovata la droga: marijuana (850 grammi) ma anche quasi tre etti di cocaina. Corona, disoccupato, è stato accompagnato in carcere a Uta.
MERCATO PER STUDENTI  A due settimane dall'operazione messa a segno in un bar-rosticeria di via Ciociaria (con il ritrovamento di quattro chili di droga nascosti nei pacchi di pasta), i carabinieri del nucleo investigativo - coordinati dal maggiore Michele Lastella - si sono ripresentati a Is Mirrionis per verificare delle segnalazioni. Le informazioni raccolte dai militari raccontavano della presenza di un'attività di spaccio rivolta in particolar modo agli studenti universitari che, numerosi, vivono in abitazioni prese in affitto proprio nel quartiere.
LA SERRA  Gli investigatori sono così risaliti a Corona: la sua casa, in via Cortoghiana, era meta di diversi giovani. Il 28enne, un incensurato, è stato visto entrare e uscire più volte dalla palazzina con atteggiamenti guardinghi, temendo di essere pedinato. Così i carabinieri lo hanno bloccato prima che potesse entrare nell'edificio. Il giovane ha cercato di depistare i militari: «Sono arrivato a Is Mirrionis per comprare delle pizzette. Poi tornerò a casa mia: vivo in un altro quartiere». Le parole non sono servite a niente. Corona è stato perquisito: aveva con sé le chiavi dell'ingresso della palazzina e dell'appartamento al terzo piano. All'interno è stato recuperato il necessario per la realizzazione di una piccola serra al chiuso, probabilmente smontata recentemente.
DROGA E SOLDI  In una borsa c'era la droga: circa 300 grammi di cocaina e 850 di marijuana. Sequestrati inoltre 325 euro, un bilancino di precisione e altro materiale per il confezionamento delle dosi. Il giovane disoccupato (difeso dall'avvocata Teresa Camoglio), su disposizione del pm di turno, è stato accompagnato in carcere a Uta con l'accusa di spaccio. Quello di giovedì è l'ultimo di una serie di blitz realizzati dai carabinieri del nucleo investigativo nel quartiere: oltre al ristorante utilizzato come deposito dell'hascisc, a marzo è stato sequestrato un chilo di eroina in pietra (due in manette) mentre a febbraio hanno trovato della droga in una mansarda in via Seruci.
M. V.

 

La Nuova Sardegna

 

LA NUOVA SARDEGNA

6 - LA NUOVA SARDEGNA di sabato 11 maggio 2019 / Lettere e commenti - Pagina 33
Commenti
UN'ISOLA PIENA DI RISORSE UNICHE
UTILIZZIAMOLE

di Gaetano Ranieri, già professore Ordinario di Geofisica Ambientale presso il Politecnico di Torino e successivamente presso l'Università di Cagliari
In Sardegna ci sono imponenti risorse archeologiche: oltre 7500 nuraghi messi in luce ma probabilmente circa 10.000 sparsi in tutto il territorio, oltre 4000 siti neolitici tra domus de janas (alcune finemente decorate), tombe di Giganti, fonti nuragiche, menhir, dolmen. Tantissime chiese campestri o imponenti chiese romaniche, campanili romanici, gotici, catalani, barocchi che svettano ben oltre il profilo delle case. Un parco geominerario che raccoglie i saperi industriali di millenni di attività minerarie. Un mare che non ha uguali nel mondo intero. Centinaia di antiche torri costiere, spiagge incantate, con le dune più alte d'Europa; un paesaggio costellato di monumenti naturali, di vette innevate, di foreste incantate dove il sole riesce a stento a penetrare. Una flora endemica di orchidee, peonie, ginestre spinose, palme nane, pancrazi. Una fauna sterminata che vive in habitat intonsi, addirittura ultimo rifugio di animali in via di estinzione. Un patrimonio di sapori unici: centinaia di tipi di formaggi, bottarga, agnello, maialini, sebadas, pardulas, culurgiones, zafferano, cozze, mirto e tantissime altre leccornie. Folklore come nessuna terra al mondo, canti a tenores che emulano il vento e gli animali, strumenti musicali tra i più antichi al mondo ma con sonorità moderne, feste e sagre ultracentenarie, del tutto particolari, uniche, costumi tradizionali e gioielli di mille colori e diversi da villaggio a villaggio. Lagune ricche di pesci, fenicotteri rosa che rallegrano addirittura le città e che hanno mutato il loro migrare da un continente all'altro per restare in questa terra, che fanno i loro nidi qui perché vogliono che i loro piccoli vivano qui. Campagne ricamate da sapienti muretti a secco e da olivi secolari, addirittura millenari, forti come la gente di Sardegna. Sorgenti di acque cristalline e particolari. Birre artigianali che sovrastano quelle nordiche. Ricami e tappeti fatti ancora in modo artigianale, con telai a mano. Sughero per le migliori bottiglie di vino. Vini genuini, addirittura curativi. Saperi antichi e saperi moderni, di uomini saggi e donne amorevoli e forti. Donne capaci di scrivere la prima costituzione o di vincere un premio Nobel. Uomini capaci di vivere in simbiosi con la natura, di cavalcare a raso, di essere ardimentosi, generosi. E poi il Silenzio delle terre assolate e il vento di maestrale che piega gli alberi e li tempra a resistere alle avversità. E poi il Patrimonio genetico che tutto il mondo ci invidia.Dovremmo essere tutti ricchi. Eppure no. A fronte di cotanta ricchezza, di cui nei libri di testo delle scuole di ogni ordine non si ha nessuna traccia, siamo poveri, tra i più poveri d'Europa. Mai nessuna riga sulla civiltà nuragica. Ingegneri, architetti delle pietre che risuonano e si protendono al cielo e non cadono. Perché questa greve meschinità?Possiamo fare qualcosa per difendere questa terra? Possiamo fare tanto per riprenderci questa terra! Innanzitutto smettiamo di chiederci: perché?, in quanto ciò riguarda soprattutto l'ignoranza e l'avidità degli altri. Rimbocchiamoci le maniche, liberiamoci del ciarpame degli approfittatori, che hanno seminato desolazione in territori ameni; smettiamo di lamentarci, abbandoniamo l'invidia che ci blocca e asciuga i cuori e pensiamo finalmente positivo, mettendo al centro la fantastica densità di beni culturali, archeologici, artistici, paesaggistici, ambientali e umani. Facciamo invaghire i giovani di pensiero positivo, dai più piccoli, dai bimbi delle elementari a quelli già maturi, che vorrebbero affacciarsi al mondo del lavoro, perché possano sentire il profumo del domani. Aiutiamoli a creare start up prendendoli per mano da buoni padri e buone madri. Uniamoci a loro in think tanks sulla cultura e soprattutto, finalmente, facciamo squadra. Possiamo farcela.

 

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