Anche il TG LEONARDO di RAI3 parla del ritrovamento che coinvolge la prof.ssa Rita Melis, geoarcheologa del Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche: decisivo il suo contributo alla ricostruzione del contesto ambientale. Il SERVIZIO del TG e la RASSEGNA STAMPA
26 March 2018
Guarda il servizio andato in onda nel TG Leonardo di RAI3

di Sergio Nuvoli

Cagliari, 19 febbraio 2018 - L’Università di Cagliari ha partecipato in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma all’eccezionale scoperta delle orme di bambino di 700mila anni fa.

Lo studio delle impronte, frutto di una cooperazione scientifica a livello nazionale e internazionale, è stato pubblicato su  Scientific Reports Nature (volume 8, Article number: 2815 (2018) - Archaeology and ichnology at Gombore II-2, Melka Kunture, Ethiopia: everyday life of a mixed-age hominin group 700,000 years ago - Flavio Altamura, Matthew R. Bennett, Kristiaan D’Août, Sabine Gaudzinski-Windheuser , Rita T. Melis, Sally C. Reynolds & Margherita Mussi. doi:10.1038/s41598-018-21158-7).

La prof.ssa Rita Melis, geoarcheologa del Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell’Università di Cagliari, ha contributo alla ricostruzione del contesto ambientale in cui si muovevano i bambini.

Le impronte umane osservate dai ricercatori
Le impronte umane osservate dai ricercatori

Si tratta di un livello improntato, perfettamente datato, perché direttamente coperto da un tufo vulcanico di 700mila anni fa, in una località dell’alto bacino del fiume Awash in Etiopia, a 2mila metri sopra il livello del mare. Qui da anni si svolgono le campagne di ricerca finanziate dall’Università di Roma La Sapienza e dal Ministero Affari Esteri coordinata dalla prof.ssa Margherita Mussi dell’ateneo della Capitale.

“Le impronte sono state trovate in un’area intensamente frequentata, in prossimità di una zona umida, non lontana da un corso d’acqua – spiega la prof.ssa Melis - In un sedimento argilloso limoso hanno lasciato tracce oltre agli ominidi, anche animali prossimi agli attuali gnu e gazzelle, nonché uccellini, equidi,  suidi e ippopotami. Le impronte delle varie specie si intersecano tra di loro, e si sovrappongono a tratti a quelle degli esseri umani, individui in parte adulti e in parte di 1, 2 e 3 anni. In particolare uno di questi bambini in tenera età propriamente non camminava, ma era in piedi e si dondolava: la sua è l'impronta di un piede che calpesta ripetutamente il suolo, rimanendo appoggiato sui talloni”.

Il sito conserva inoltre traccia di una serie completa di attività: scheggiatura della pietra (ossidiana e altre rocce vulcaniche) con la produzione di strumenti litici, e macellazione della carne di più ippopotami. C'erano dei carnivori, ma sono venuti solo dopo a cibarsi dei resti lasciati dagli ominidi. Infatti, i morsi dei carnivori sulle ossa si sovrappongono alle tracce lasciate precedentemente dagli strumenti di pietra che avevano tagliato la carne. Quindi il gruppo umano aveva il pieno controllo dell’ambiente e i bambini partecipavano alle attività dei grandi.

Etiopia, una ricostruzione della scoperta
Etiopia, una ricostruzione della scoperta

RASSEGNA STAMPA

ANSA
Scoperte impronte bimbo 700mila anni fa
Università di Cagliari coinvolta nell'importante ricerca

CAGLIARI

(ANSA) - CAGLIARI, 19 FEB - L'Università di Cagliari ha partecipato all'eccezionale scoperta delle orme di un bambino di 700mila anni fa, in collaborazione con l'Università La Sapienza di Roma. Lo studio delle impronte, frutto di una cooperazione scientifica a livello nazionale e internazionale, è stato pubblicato sulla rivista "Scientific Reports" del gruppo editoriale "Nature".
In particolare, la prof.ssa Rita Melis, geoarcheologa del Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell'Università di Cagliari, ha contributo alla ricostruzione del contesto ambientale in cui si muovevano i bambini. Si tratta di un livello improntato, perfettamente datato, perché direttamente coperto da un tufo vulcanico di 700mila anni fa, in una località dell'alto bacino del fiume Awash in Etiopia, a 2mila metri sopra il livello del mare. Qui da anni si svolgono le campagne di ricerca finanziate dall'Università di Roma La Sapienza e dal Ministero Affari Esteri coordinata dalla prof.ssa Margherita Mussi dell'ateneo di Roma.
"Le impronte sono state trovate in un'area intensamente frequentata, in prossimità di una zona umida, non lontana da un corso d'acqua - spiega la prof.ssa Melis - in un sedimento argilloso limoso hanno lasciato tracce oltre agli ominidi, anche animali prossimi agli attuali gnu e gazzelle, nonché uccellini, equidi, suidi e ippopotami. Le impronte delle varie specie si intersecano tra di loro, e si sovrappongono a tratti a quelle degli esseri umani, individui in parte adulti e in parte di 1, 2 e 3 anni. In particolare uno di questi bambini in tenera età propriamente non camminava, ma era in piedi e si dondolava: la sua è l'impronta di un piede che calpesta ripetutamente il suolo, rimanendo appoggiato sui talloni".
Il sito conserva inoltre traccia di una serie completa di attività: scheggiatura della pietra (ossidiana e altre rocce vulcaniche) con la produzione di strumenti litici, e macellazione della carne di più ippopotami. C'erano dei carnivori, ma sono venuti solo dopo a cibarsi dei resti lasciati dagli ominidi. Infatti, i morsi dei carnivori sulle ossa si sovrappongono alle tracce lasciate precedentemente dagli strumenti di pietra che avevano tagliato la carne.(ANSA).

 

 

ANSA
ANSA

L’UNIONE SARDA online
"Parla" anche sardo la scoperta delle impronte umane di 700mila anni fa
CULTURA » SARDEGNA, oggi alle 12:19

L'eccezionale scoperta delle orme di un bambino di 700mila anni fa, comunicata nei giorni scorsi dalla Sapienza di Roma ed effettuata in una località dell'alto bacino del fiume Awash, in Etiopia, a 2mila metri sopra il livello del mare, parla anche sardo.
In particolare, la professoressa Rita Melis, geoarcheologa del Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell'Università di Cagliari, ha contributo alla ricostruzione del contesto ambientale in cui si muovevano i bambini.
"Le impronte sono state trovate in un'area intensamente frequentata, in prossimità di una zona umida, non lontana da un corso d'acqua - spiega la professoressa Melis - In un sedimento argilloso limoso hanno lasciato tracce, oltre agli ominidi, anche animali prossimi agli attuali gnu e gazzelle, nonché uccellini, equidi, suidi e ippopotami. Le impronte delle varie specie si intersecano tra di loro, e si sovrappongono a tratti a quelle degli esseri umani, individui in parte adulti e in parte di 1, 2 e 3 anni. In particolare uno di questi bambini in tenera età propriamente non camminava, ma era in piedi e si dondolava: la sua è l'impronta di un piede che calpesta ripetutamente il suolo, rimanendo appoggiato sui talloni".
Il sito conserva inoltre traccia di una serie completa di attività: scheggiatura della pietra (ossidiana e altre rocce vulcaniche) con la produzione di strumenti litici, e macellazione della carne di più ippopotami. C'erano dei carnivori, ma sono venuti solo dopo a cibarsi dei resti lasciati dagli ominidi. Infatti, i morsi dei carnivori sulle ossa si sovrappongono alle tracce lasciate precedentemente dagli strumenti di pietra che avevano tagliato la carne. Un gruppo umano che aveva quindi il pieno controllo dell'ambiente, con i bambini che partecipavano alle attività dei grandi.
Lo studio delle impronte, frutto di una cooperazione scientifica a livello nazionale e internazionale, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista "Scientific Reports" del gruppo editoriale "Nature".

L'UNIONE SARDA
L'UNIONE SARDA

CASTEDDUONLINE.IT
Orme di un bimbo di 700mila anni fa: nella scoperta anche l’Università di Cagliari
L’Università di Cagliari ha partecipato all’eccezionale scoperta delle orme di bambino di 700mila anni fa, in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma

Di Redazione Cagliari Online, 19 febbraio 2018

L’Università di Cagliari ha partecipato all’eccezionale scoperta delle orme di bambino di 700mila anni fa, in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma.
Lo studio delle impronte, frutto di una cooperazione scientifica a livello nazionale e internazionale, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista  “Scientific Reports” del gruppo editoriale “Nature”. In particolare, la prof.ssa Rita Melis, geoarcheologa del Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell’Università di Cagliari, ha contributo alla ricostruzione del contesto ambientale in cui si muovevano i bambini.
Si tratta di un livello improntato, perfettamente datato, perché direttamente coperto da un tufo vulcanico di 700mila anni fa, in una località dell’alto bacino del fiume Awash in Etiopia, a 2mila metri sopra il livello del mare. Qui da anni si svolgono le campagne di ricerca finanziate dall’Università di Roma La Sapienza e dal Ministero Affari Esteri coordinata dalla prof.ssa Margherita Mussi dell’ateneo della Capitale.
“Le impronte sono state trovate in un’area intensamente frequentata, in prossimità di una zona umida, non lontana da un corso d’acqua – spiega la prof.ssa Melis – In un sedimento argilloso limoso hanno lasciato tracce oltre agli ominidi, anche animali prossimi agli attuali gnu e gazzelle, nonché uccellini, equidi,  suidi e ippopotami. Le impronte delle varie specie si intersecano tra di loro, e si sovrappongono a tratti a quelle degli esseri umani, individui in parte adulti e in parte di 1, 2 e 3 anni. In particolare uno di questi bambini in tenera età propriamente non camminava, ma era in piedi e si dondolava: la sua è l’impronta di un piede che calpesta ripetutamente il suolo, rimanendo appoggiato sui talloni”.
Il sito conserva inoltre traccia di una serie completa di attività: scheggiatura della pietra (ossidiana e altre rocce vulcaniche) con la produzione di strumenti litici, e macellazione della carne di più ippopotami. C’erano dei carnivori, ma sono venuti solo dopo a cibarsi dei resti lasciati dagli ominidi. Infatti, i morsi dei carnivori sulle ossa si sovrappongono alle tracce lasciate precedentemente dagli strumenti di pietra che avevano tagliato la carne. Quindi il gruppo umano aveva il pieno controllo dell’ambiente e i bambini partecipavano alle attività dei grandi.

CASTEDDUONLINE.IT
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SARDINIAPOST.IT
Impronte umane di 700mila anni fa, nel gruppo di studio l’università di Cagliari

19 febbraio 2018 - Cronaca, In evidenza 02

Impronte umane trovate lungo il fiume Awash, in Etiopia, su una pietra di tufo vulcanico di 700mila anni fa. Alla loro identificazione, che rappresenta una eccezionale scoperta finita sulla prestigiosa rivista “Scientific reports”, ha lavorato anche l’università di Cagliari affiancando La Sapienza di Roma. In particolare è stata la professoressa Rita Melis, geoarcheologa del dipartimento di Scienze chimiche, a contribuire alla ricostruzione di quel contesto ambientale. Stando alle indagini finora svolte, le impronte sono ritenute appartamenti ad adulti, ma anche a bambini tra uno e tre anni.
Le impronte sono emerse lungo l’alto bacino del fiume Awash, a 2mila metri sopra il livello del mare. “Qui da anni – si legge in una nota dell’università di Cagliari – si svolgono le campagne di ricerca finanziate da La Sapienza e dal ministero degli Esteri”.
Le impronte sono state trovate in un’area intensamente frequentata, “in prossimità di una zona umida, non lontana da un corso d’acqua – spiega la geoarcheologa Melis -. In un sedimento argilloso limoso hanno lasciato tracce oltre agli ominidi, anche animali prossimi agli attuali gnu e gazzelle, nonché uccellini, equidi, suidi e ippopotami. Le impronte delle varie specie si intersecano tra di loro e si sovrappongono a tratti a quelle degli esseri umani. Abbiamo rilevato che uno di questi bambini in tenera età non camminava propriamente, ma era in piedi e si dondolava: la sua è l’impronta di un piede che calpesta ripetutamente il suolo, rimanendo appoggiato sui talloni”.
Il sito conserva inoltre traccia di una serie completa di attività: scheggiatura della pietra (ossidiana e altre rocce vulcaniche) con la produzione di strumenti litici, e macellazione della carne, soprattutto ippopotami. “C’erano dei carnivori, ma sono venuti solo dopo a cibarsi dei resti lasciati dagli ominidi. Infatti, i morsi dei carnivori sulle ossa si sovrappongono alle tracce lasciate precedentemente dagli strumenti di pietra che avevano tagliato la carne. Quindi il gruppo umano aveva il pieno controllo dell’ambiente e i bambini partecipavano alle attività dei grandi”, spiegano ancora dall’ateneo di Cagliari.

SARDINIAPOST.IT
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YOUTG.NET
Scoperte orme di un bimbo di 700mila anni fa, anche l'Università di Cagliari nella ricerca

In Sardegna

CAGLIARI. C'è anche Cagliari nell'eccezionale scoperta delle orme di un  bambino di 700mila anni fa. L'ateneo cagliaritano ha collaborato con l'Università La Sapienza di Roma nell'importante scoperta, frutto di una cooperazione scientifica a livello nazionale e internazionale. Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista  “Scientific Reports” del gruppo editoriale “Nature”. In particolare, la prof.ssa Rita Melis, geoarcheologa del Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell’Università di Cagliari, ha contributo alla ricostruzione del contesto ambientale in cui si muovevano i bambini.
Si tratta di un livello improntato, perfettamente datato, perché direttamente coperto da un tufo vulcanico di 700mila anni fa, in una località dell’alto bacino del fiume Awash in Etiopia, a 2mila metri sopra il livello del mare. Qui da anni si svolgono le campagne di ricerca finanziate dall’Università di Roma La Sapienza e dal Ministero Affari Esteri coordinata dalla prof.ssa Margherita Mussi dell’ateneo della Capitale.
“Le impronte sono state trovate in un’area intensamente frequentata, in prossimità di una zona umida, non lontana da un corso d’acqua – spiega la prof.ssa Melis - In un sedimento argilloso limoso hanno lasciato tracce oltre agli ominidi, anche animali prossimi agli attuali gnu e gazzelle, nonché uccellini, equidi,  suidi e ippopotami. Le impronte delle varie specie si intersecano tra di loro, e si sovrappongono a tratti a quelle degli esseri umani, individui in parte adulti e in parte di 1, 2 e 3 anni. In particolare uno di questi bambini in tenera età propriamente non camminava, ma era in piedi e si dondolava: la sua è l'impronta di un piede che calpesta ripetutamente il suolo, rimanendo appoggiato sui talloni”.
Il sito conserva inoltre traccia di una serie completa di attività: scheggiatura della pietra (ossidiana e altre rocce vulcaniche) con la produzione di strumenti litici, e macellazione della carne di più ippopotami. C'erano dei carnivori, ma sono venuti solo dopo a cibarsi dei resti lasciati dagli ominidi. Infatti, i morsi dei carnivori sulle ossa si sovrappongono alle tracce lasciate precedentemente dagli strumenti di pietra che avevano tagliato la carne. Quindi il gruppo umano aveva il pieno controllo dell’ambiente e i bambini partecipavano alle attività dei grandi.

YOUTG.NET
YOUTG.NET

SARDEGNALIVE.NET
Scoperte impronte di un bambino di 700mila anni fa
L'Università di Cagliari al centro dell'eccezionale scoperta

Redazione Sardegna Live, 19 febbraio 2018

Li’Università di Cagliari ha partecipato all’eccezionale scoperta delle orme di bambino di 700mila anni fa in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma.
Lo studio delle impronte, frutto di una cooperazione scientifica a livello nazionale e internazionale, è stato pubblicato su  Scientific Reports Nature.
Nello specifico, la prof.ssa Rita Melis, geoarcheologa del Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell’Università di Cagliari, ha contributo alla ricostruzione del contesto ambientale in cui si muovevano i bambini.
“Si tratta di un livello improntato, perfettamente datato – fanno sapere dall’Università di Cagliari - perché direttamente coperto da un tufo vulcanico di 700mila anni fa, in una località dell’alto bacino del fiume Awash in Etiopia, a 2mila metri sopra il livello del mare. Qui da anni si svolgono le campagne di ricerca finanziate dall’Università di Roma La Sapienza e dal Ministero Affari Esteri coordinata dalla prof.ssa Margherita Mussi dell’ateneo della Capitale”.
“Le impronte sono state trovate in un’area intensamente frequentata, in prossimità di una zona umida, non lontana da un corso d’acqua – spiega la prof.ssa Melis - In un sedimento argilloso limoso hanno lasciato tracce oltre agli ominidi, anche animali prossimi agli attuali gnu e gazzelle, nonché uccellini, equidi,  suidi e ippopotami. Le impronte delle varie specie si intersecano tra di loro, e si sovrappongono a tratti a quelle degli esseri umani, individui in parte adulti e in parte di 1, 2 e 3 anni. In particolare uno di questi bambini in tenera età propriamente non camminava, ma era in piedi e si dondolava: la sua è l'impronta di un piede che calpesta ripetutamente il suolo, rimanendo appoggiato sui talloni”.
Inoltre, il sito conserva traccia di una serie completa di attività: scheggiatura della pietra (ossidiana e altre rocce vulcaniche) con la produzione di strumenti litici, e macellazione della carne di più ippopotami. C'erano dei carnivori, ma sono venuti solo dopo a cibarsi dei resti lasciati dagli ominidi. Infatti, “i morsi dei carnivori sulle ossa – precisano dall’Università di Cagliari - si sovrappongono alle tracce lasciate precedentemente dagli strumenti di pietra che avevano tagliato la carne. Quindi il gruppo umano aveva il pieno controllo dell’ambiente e i bambini partecipavano alle attività dei grandi”.

SARDEGNALIVE.NET
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L’UNIONE SARDA di domenica 18 febbraio 2018
Impronta di un bimbo di 700mila anni fa scoperta col contributo dell'ateneo cagliaritano
Archeologia: Etiopia

C'è anche il contributo scientifico dell'Università di Cagliari dietro la scoperta straordinaria che è stata fatta di recente in Etiopia. Nel sito archeologico di Gombore II-2 a Melka Kunture, i ricercatori - coinvolti nella missione finanziata e diretta dalla Sapienza di Roma - hanno portato alla luce le impronte di un bambino che 700mila anni fa provava a muovere i suoi primi passi e quindi restituito la formidabile istantanea di una scena di vita della preistoria.
«Il piccolo, di cui il giovane dottore di ricerca Flavio Altamura ha abilmente rilevato le orme, impresse su un livello limoso e argilloso coperto da tufi, non era da solo», racconta Rita Melis, geoarcheologa, docente del Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell'Ateneo cagliaritano. «Reggendosi a malapena sui talloni, stava attorno ad altri bambini. Poco più grandi, non erano tenuti lontani o in disparte. Partecipavano invece alle attività dei grandi che erano impegnati nella macellazione della carne, soprattutto di ippopotami. La zona, umida perché vicina a un corso d'acqua, non ha restituito solo tracce di ominidi, ma anche di gnu, gazzelle, uccellini e altre specie animali».
La portata della scoperta - lo scavo è coordinato e diretto da Margherita Mussi del Dipartimento di Scienze dell'antichità della Sapienza di Roma - è quindi sensazionale. «Non solo perché si tratta del ritrovamento più antico di impronte di bambini - sottolinea la docente dell'Università di Cagliari che dal 2011 partecipa alla missione etiope, lavorando alla ricostruzione paleo ambientale dei contesti d'indagine. «I risultati della ricerca, appena pubblicati sulla rivista “Scientific reports” di Nature e resi possibili da un progetto di cooperazione scientifica internazionale, hanno permesso di descrivere anche la serie completa di attività a cui erano dediti i gruppi umani del Pleistocene inferiore, ancora ominidi».
Il prezioso contesto ha infatti consegnato agli studiosi manufatti in ossidiana e rocce vulcaniche, documento dell'industria litica.

L'UNIONE SARDA
L'UNIONE SARDA

VISTANET.IT
Etiopia. A studiare le impronte di 700 mila anni fa c’è anche l’Università di Cagliari

18 febbraio 2018 13:24

Melka Kunture, Etiopia. C’è anche l’Università di Cagliari, con la professoressa Rita Teresa Melis docente del dipartimento di Scienze chimiche e geologiche, fra le collaborazioni che hanno permesso ai ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma, coordinati dalla professoressa Margherita Mussi – docente del dipartimento di Scienze dell’antichità – di fare una scoperta dai risvolti unici. È qui che in un sito di circa 100 chilometri quadrati, a 2 mila metri di altezza, sono state scoperte delle impronte bambini risalenti a 700 mila anni fa.
Una scoperta che rappresenta un enorme traguardo se si pensa che questo sito è studiato da ricercatori di diverse discipline da oltre 50 anni e la stessa Prof.ssa Mussi ci lavora da 10 anni. I risultati della ricerca che ha permesso di scoprire le impronte sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports; una ricerca condotta a partire dagli scavi realizzati dai laureandi e dottorandi della Sapienza coordinati dalla Prof.ssa Mussi che ha commentato con orgoglio al Corriere della Sera: «Sono felicissima del lavoro svolto dai nostri giovani. Questa scoperta è il risultato di 3 anni di lavoro sul terreno nel corso dei quali si sono alternati una decina di ragazzi. Fra loro c’è Flavio Altamura che su questo studio ha centrato il suo dottorato di ricerca e che ho voluto fosse il primo firmatario della pubblicazione».
Dalle impronte è stato possibile ricostruire un momento della vita di una comunità di uomini appartenenti alla specie Homo heidelbergensis, una fotografia – come l’ha definita lo stesso Flavio Altamura – dove si può vedere un gruppo di tre bambini che hanno accompagnato i genitori in una battuta di caccia e, mentre gli adulti macellano l’animale cacciato (dai resti emersi si ritiene fosse un ippopotamo), loro girovagano nei pressi dello stagno dove è stato ucciso l’animale. Come ha ricostruito Matthew Bennett, dell’università britannica di Bournemouth, «i piccoli partecipavano a queste attività potenzialmente pericolose ed erano probabilmente autorizzati a maneggiare gli strumenti di pietra. Ciò indica, quindi, che il comportamento dei genitori era molto diverso da quello dei genitori iperprotettivi delle moderne società occidentali».

«Altri ricercatori hanno scavato qui, scoprendo altre cose ma non queste orme -ha raccontato la professoressa – c’è qualcosa che somiglia a un gruppo di donne e più bambini che svolgono attività quotidiane; ci sono tracce di “scarnificazione”, con uno strumento di pietra tagliavano la carne». Un salto indietro nel tempo che la docente e i suoi ricercatori continueranno grazie alle autorizzazioni con le autorità locali e grazie anche alla spinta di altri ritrovamenti collaterali rispetto alle impronte, come numerosi strumenti di ossidiana.

VISTANET.IT
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CORRIERE DELLA SERA online
Roma, Margherita Mussi e i giovani archeologi della Sapienza: «Anni di lavoro per quell’orma»
Margherita Mussi è docente del dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza e direttrice degli scavi del primo ateneo capitolino in Etiopia: «Merito degli studenti»

ROMA/CRONACA, 18 febbraio 2018

A Melka Kunture, località etiope dell’alto bacino del fiume Awash, fa buio presto, alle 18, e fa anche molto freddo d’inverno: siamo a 2 mila metri d’altezza. Lavorano qui i ricercatori della Sapienza che hanno scoperto impronte di bambini risalenti a 700 mila anni fa. Un ritrovamento che ha pochissimi precedenti. A dirigere gli scavi in quello che è uno dei siti archeologici più importanti del mondo c’è, da dieci anni, Margherita Mussi, docente del dipartimento di Scienze dell’antichità del primo ateneo romano. «Parliamo di 100 chilometri quadrati di sito - racconta Mussi - dove si svolgono ricerche da oltre cinquant’anni. Qui c’è tutto, uno scrigno per ricerche di ogni tipo: si va indietro ad 1 milione e 800 mila anni fa fino a 200 mila anni fa».
Pubblicata su Scientific Reports,la ricerca è frutto degli scavi condotti da laureandi e dottorandi della Sapienza e la professoressa Mussi lo spiega subito con grande orgoglio: «Sono felicissima del lavoro svolto dai nostri giovani - racconta -. Questa scoperta è il risultato di 3 anni di lavoro sul terreno nel corso dei quali si sono alternati una decina di ragazzi. Fra loro c’è Flavio Altamura che su questo studio ha centrato il suo dottorato di ricerca e che ho voluto fosse il primo firmatario della pubblicazione. Mi ricordo quel giorno in cui lui era sul campo, io mi trovavo ad Addis Abeba e mi chiamò per chiedermi di guardare delle foto, erano le impronte di cui parliamo: disse, “si colleghi in un internet point professoressa”». Ogni orma rilevata, continua Mussi, sono «ore di lavoro». «Altri ricercatori hanno scavato qui, scoprendo altre cose ma non queste orme. Per la prima volta non abbiamo un semplice “percorso nel paesaggio”, come a Laetoli, ma c’è qualcosa che somiglia a un gruppo di donne e più bambini che svolgono attività quotidiane; ci sono tracce di “scarnificazione”, con uno strumento di pietra tagliavano la carne».
Le impronte sono fondamentali, sottolinea Mussi, non «si muovono come può essere successo per altri materiali, sono un flash, istantanee, non c’è altro di più preciso». Pur se condizionati dal clima, a fine febbraio la stagione delle piogge li fermerà, Margherita Mussi e i suoi giovani archeologici - che lavorano con colleghi di numerose nazionalità e in collaborazione con l’università di Cagliari - continueranno i loro preziosi scavi: «Dipendiamo anche dai finanziamenti - conclude Mussi - e siamo sempre autorizzati dalle autorità locali. Flavio Altamura amplierà gli scavi nell’area del ritrovamento poi abbiamo individuato un accumulo sorprendente di strumenti di ossidiana, un vetro vulcanico, ricominceremo anche da qui». E, precisamente, da un milione di anni fa.

CORRIERE DELLA SERA
CORRIERE DELLA SERA

GLOBALIST.IT
L'impronta di un bambino di 700.000 anni, la scoperta di un gruppo di ricercatori italiani
Trovata nel sito di Melka Kunture in Etiopia, è la prima volta che vengono trovate tracce di un bambino

16 febbraio 2018

Le impronte di un gruppo di bambini vissuto sulla terra 700.000 mila anni fa sono rimaste conservate nel fango di uno stagno, accanto ai resti fossilizzati di un ippopotamo. È la straordinaria scoperta di un gruppo di ricercatori italiani dell'università di Cagliari, coordinati dalla dottoressa Margherita Mussi, avvenuta nel sito archeologico di Melka Kunture, in Etiopia.
Dalle impronte i ricercatori sono stati in grado di capire che il più piccolo del gruppo di 3 bambini non camminava, ma era in piedi e si dondolava. Gli altri due, di età compresa tra i due e i tre anni, probabilmente si muovevano intorno ai genitori, impegnati a macellare l'ippopotamo, che avevano probabilmente appena cacciato. Si tratta di un vero e proprio 'ritratto di famiglia preistorica', il primo dove sono presenti dei bambini.
Si trattava di una famiglia appartenenti alla specie di Homo heidelbergensis, un antenato in comune tra noi e i neandertaliani. Dalla scoperta è possibile dedurre che i bambini, in quel gruppo, seguivano i genitori anche nelle situazioni più pericolose, come ad esempio la caccia.
Il sito di Melka Kunture è molto ricco di reperti grazie alle ceneri di un vulcano poco distante che si sono depositate al suolo, conservando le impronte per 700.000 anni.

GLOBALIST.IT
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