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Il Laboratorio Didattico Calaritano modello nazionale di qualità

L’intervento del direttore Crui, Emanuela Stefani, al convegno nell’Aula Magna del Rettorato
17 April 2010
 
 
 
Cagliari, 17 aprile 2010 - “Vogliamo portare la vostra sperimentazione a livello di sistema nazionale: il know-how che si sta applicando a Cagliari deve essere applicato anche negli altri Atenei”. Lo ha detto Emanuela Stefani, direttore della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), intervenendo questa mattina al convegno “Insegnamento e apprendimento”, nell’Aula Magna del Rettorato, riferendosi alla fortunata esperienza del Laboratorio Didattico Calaritano. Presenti all’incontro docenti, presidi di facoltà e presidenti di corso di laurea, l’assessore provinciale alla Pubblica Istruzione, Valentina Savona, e la presidente dell’Ersu, Daniela Noli.
 
All’inizio dell’incontro, il prorettore vicario, Giorgio Piccaluga ha spiegato che “i parametri nazionali per la ripartizione delle risorse agli atenei sono puramente quantitativi, si presta poca attenzione alla qualità. La nostra Università continua invece a credere nella qualità: siamo convinti che sia la strada giusta, il Laboratorio Calaritano mostra quanto sia decisivo puntare sull’efficacia dell’insegnamento”.
 
“L’allocazione delle risorse avviene oggi solo sulla base di indicatori numerici – gli ha fatto eco il direttore della Crui (nella foto) – Voi mostrate di voler ragionare su un livello molto più alto: la nostra idea è utilizzare il vostro modello all’interno di un progetto nazionale, e proporlo anche come standard per il sistema della valutazione di tutti gli atenei”. L’appuntamento organizzato dal Centro d’Ateneo per la Qualità diretto dal prof. Vincenzo Solinas è servito per fare il punto sul modello cagliaritano, che ha tra i suoi principali obiettivi la verifica oggettiva dell’apprendimento e della reale capacità di insegnamento: nei mesi scorsi più di 50 docenti dell’Università di Cagliari si sono impegnati sotto la guida di Paolo Orefice, docente dell’Università di Firenze, in passato anche prorettore dell’ateneo toscano per l’innovazione della didattica. Il progetto, cominciato nel gennaio dello scorso anno, terminerà a giugno, con la fase di monitoraggio dei risultati.
 
“Un periodo di esperienza – ha detto Orefice (nella foto) – necessario per arrivare alla sperimentazione di un modello che parte dal presupposto che la qualità della didattica è legata alla qualità della ricerca. Di fronte al grande problema della grave dispersione degli iscritti, il punto è comprendere che l’insegnamento deve accompagnare l’apprendimento fino all’acquisizione di competenze elevate utili sul mercato del lavoro”. La Cabina di Regia nazionale della Crui ha seguito l’esperimento con grande attenzione, e si appresta ad indicarlo come buona prassi agli altri atenei: “Quella dell’innovazione della didattica universitaria è una sfida che bisogna saper cogliere senza concentrarsi solo sulle emergenze del quotidiano”.
 
L’iniziativa si sviluppa all’interno del Progetto Qualità, coordinato dal prof. Vincenzo Solinas, e realizzato per accompagnare e supportare, attraverso un’azione specifica di durata triennale, i primi passi verso la qualità del servizio formativo della nostra Università.
 
Gli interventi di alcuni docenti e presidi di facoltà hanno concluso l’incontro.
 
(Ufficio stampa e web – le fotografie sono di Francesco Cogotti)
 

LA NOTIZIA SULLA STAMPA

 


 

L’Unione Sarda di martedì 20 aprile 2010

Cronaca di Cagliari Pagina 10
università
Qualità dell’insegnamento, l’esperienza di Cagliari sarà esportata
 
L’esperienza del “Laboratorio Didattico Calaritano” sarà esportata negli altri Atenei. Lo ha detto Emanuela Stefani, direttore della Conferenza dei rettori delle università italiane, intervenendo sabato al convegno “Insegnamento e apprendimento”, nell’Aula magna del rettorato.
Significa che può essere vincente una programmazione che punta alla qualità. Esattamente il contrario di ciò che impongono i parametri nazionali per la ripartizione delle risorse agli atenei «che sono puramente quantitativi», come ha fatto notare il prorettore vicario Giorgio Piccaluga.
Una contestazione condivisa dal direttore della Crui: «L’allocazione delle risorse avviene oggi solo sulla base di indicatori numerici, ma voi mostrate di voler ragionare su un livello molto più alto: la nostra idea è utilizzare il vostro modello all’interno di un progetto nazionale e proporlo come standard per il sistema della valutazione di tutti gli atenei».
Il modello cagliaritano ha tra i suoi obiettivi la verifica oggettiva dell’apprendimento e della capacità di insegnamento: nei mesi scorsi più di 50 docenti dell’Università si sono impegnati per l’innovazione della didattica. Il progetto, cominciato a gennaio 2009, terminerà a giugno con la fase di monitoraggio dei risultati. L’iniziativa si sviluppa all’interno del Progetto Qualità, coordinato da Vincenzo Solinas. 
 
 

 

La Nuova Sardegna di domenica 18 aprile 2010
Pagina 2 - Cagliari
UNIVERSITÀ
Didattica di qualità promossa a pieni voti
 
CAGLIARI. «Vogliamo promuovere il laboratorio sperimentale cagliaritano sulla qualità della didattica a sistema nazionale». Lo ha detto Emanuela Stefani, direttore della Conferenza dei rettori delle università, ieri mattina nel suo intervento al convegno «Insegnamento e apprendimento», nell’aula magna del Rettorato, in riferimento alla fortunata esperienza del laboratorio didattico calaritano. All’inizio dell’incontro, il prorettore vicario, Giorgio Piccaluga ha spiegato che «i parametri nazionali per la ripartizione delle risorse agli atenei sono puramente quantitativi e purtroppo c’è poca attenzione verso la qualità. La nostra università continua invece a credere proprio nella qualità: siamo convinti che questa sia la strada giusta. La riprova è nel “laboratorio calaritano”, che mostra quanto sia decisivo puntare sull’efficacia dell’insegnamento». L’appuntamento organizzato dal Centro d’Ateneo per la Qualità, diretto da Vincenzo Solinas, è servito per fare il punto sull’esperimento, che ha tra i principali obiettivi quello della verifica oggettiva dell’apprendimento da parte degli studenti e della reale capacità di insegnamento. Nei mesi scorsi più di 50 docenti si sono impegnati in tal senso sotto la guida di Paolo Orefice, già prorettore dell’università di Firenze, nell’innovazione della didattica. Il progetto, cominciato a gennaio dell’anno scorso, terminerà a giugno con il monitoraggio dei risultati.

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