In programma a Cagliari, dal 10 al 12 novembre alla Cittadella dei Musei, una conferenza internazionale sulle statuette votive in terracotta, testimonianze del sacro nelle società antiche.
06 November 2022
statuetta votiva rinvenuta nel sito archeologico di Nora, ex area militare

La Cittadella dei Musei (piazza dell’Arsenale), ospita dal 10 al 12 novembre la conferenza internazionale “Storie di Terracotta: what can terracottas tell us coroplastic polysemy in the ancient mediterranean”, organizzata dal Dipartimento di Lettere, Lingue e beni culturali dell’Università di Cagliari, con il patrocinio dell’Ateneo, della Scuola di specializzazione in beni archeologici e del Laboratorio permanente di iconografia e iconologia del mondo classico (EIKONIKOS). L’iniziativa coinvolge una cinquantina di relatori, provenienti oltre che da diversi enti italiani, anche da Nord America, Francia, Germania, Nuova Zelanda, Grecia e Turchia. Sarà un’importante occasione di confronto per studiosi interessati all’analisi delle dinamiche del sacro, con una particolare attenzione al valore rivestito in questo ambito dalla coroplastica votiva nel Mediterraneo antico.

Spiega Romina Carboni, docente di Archeologia classica, curatrice per Unica dell’evento insieme a Nicola Chiarenza (università di Sassari) e Claudia Cenci (Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura): “Con il termine coroplastica votiva si indica una particolare categoria di reperti fittili realizzati in botteghe specializzate e che ci testimoniano la percezione del sacro nelle società antiche: a figure che riproducono episodi del repertorio mitico di eroi e divinità, si affiancano personaggi che possono variamente rappresentare gli stessi dèi venerati e al contempo i devoti, questi ultimi spesso colti nel gesto di compiere atti sacri, come ad esempio portare con sé un animale caro alla divinità o destinato al sacrificio. L’analisi di questi oggetti – spiega ancora Carboni – ci restituiscono importanti informazioni per la ricostruzione delle dinamiche socioculturali dei gruppi umani nell’antichità, permettendoci di decodificare quei fenomeni di aggregazione comunitaria che, nella maggior parte dei casi, trovano nel sentimento religioso una delle loro principali manifestazioni”.

La modellazione dell’argilla per la creazione di oggetti non di senso pratico ma di alto contenuto simbolico, viene fatta risalire all’Età del Bronzo. Si tratta di una pratica diffusa in particolare tra le grandi civiltà mediterranee, come testimoniano i numerosi rinvenimenti in Asia Minore, in Grecia, in Egitto e nel Mediterraneo occidentale. In Sardegna la coroplastica votiva è testimoniata dai numerosi ritrovamenti avvenuti in particolare nel tempio di Bes a Bithia (Domus de Maria, SU); a San Giuseppe di Padria (Sassari) e nel santuario rurale di Terresu (Narcao, SU), tutti siti risalenti al periodo punico-romano.

Per gli studenti, la partecipazione al Convegno darà diritto a 1 CFU, previa consegna di una breve relazione scritta.

Infomail: coroplastica2022cagliari@gmail.com

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