Tra i temi affrontati, la possibilità di portare le lezioni digitali sul telefonino
02 May 2007
 
Nasce il network fra le università telematiche
 
di Agnese Ananasso
 
Le Università telematiche di tutto il mondo si sono incontrate a Cracovia per il primo Workshop organizzato dall’Associazione Guide (Global Universities in Distance Education), nata nel 2005 dalla necessità degli oltre cento atenei a distanza di promuovere la condivisione di contenuti e tecnologie abilitanti per l’elearning. L’attività dell’Associazione è stata presentata a Roma lo scorso anno e da allora hanno aderito oltre 50 delle cosiddette Open University, così chiamate per la loro caratteristica di essere senza frontiere. Spiega Alessandra Briganti, rettore dell’Università telematica Guglielmo Marconi che dirige l’associazione: «Questi workshop sono gruppi di lavoro tematici in cui ogni università presenta una ricerca condotta su un’area relativa a strumenti, contenuti e problematiche per la diffusione dell’elearning. L’obiettivo è creare le basi per consolidare la struttura necessaria alla diffusione del sapere tramite le tecnologie. Sono previsti altri 23 incontri in ogni regione del mondo dove siano presenti le università a distanza, dal Medio Oriente alla Nuova Zelanda, per culminare con una riunione plenaria a Roma entro il 2008». Gli aggiornamenti sono disponibili su pubblicazioni messe a disposizione dall’associazione, sul sito www.guideassociation.org e sulla rivista FormaMente che offre spunti sulla formazione a distanza, sul mobile learning, sui modelli di informazione nella società della conoscenza.
 
«Uno dei temi affrontati sarà quello di portare le lezioni digitali da Internet sul telefonino», dice Briganti. «Un tema analizzato sia dal punto di vista dei contenuti che da quello delle tecnologie abilitanti. Il telefonino è lo strumento più utilizzato dai giovani e poter disporre dei contenuti sul cellulare rende l’insegnamento più flessibile e dinamico». Alla conferenza conclusiva, l’associazione si propone di arrivare annunciando buone notizie sul fronte legislativo, sperando che sull’argomento insegnamento a distanza si faccia chiarezza, in modo che i laureati alle Open university vedano riconosciuti i percorsi formativi e le competenze acquisite. «Sono stati imposti dei termini minimi da rispettare, come numero di docenti e sedi. Noi cercheremo di rispettarli anche se i vincoli sono molto rigidi e un po’ paradossali per atenei che per definizione sono innovativi. All’estero questi vincoli non ci sono: in Spagna le due principali università a distanza sono statali e funzionano benissimo ricevendo fondi pubblici. La nostra priorità è che si crei un ecosistema favorevole allo sviluppo di una cultura della conoscenza».
 

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