Sole 24 Ore: "Nei concorsi per ricercatori finalmente spazio al merito" e "Il ricercatore sarà selezionato da docenti esterni"
26 March 2007
R A S S E G N A   W E B
   
 

 
 
IL SOLE 24 ORE
Nei concorsi per ricercatori finalmente spazio al merito
20 marzo 2007 – A pochi giorni dal termine imposto dalla Finanziaria, incomincia a prendere forma il nuovo sistema di reclutamento dei ricercatori universitari che il ministero dell'Università si accinge a varare. Che ci sia bisogno di un taglio netto con il passato è chiaro a tutti (o quasi). Oggi i ricercatori sono di fatto designati dall'ordinario che presiede la commissione, ma non senza risparmiarsi per questo un'impalcatura barocca fatta di commissioni nazionali, elezioni, prove scritte, prove orali. I giovani studiosi sono i primi a dimostrare cosa pensano di questo sistema: capiscono al volo per chi è stato bandito il posto, e, se non intervengono fatti eccezionali (la miracolosa assenza di un vincitore preannunciato, dissidi interni all'ateneo tali da riaprire i giochi), si guardano bene dallo spendere soldi e sprecar tempo per comparsate umilianti. Sul come cambiare, naturalmente, il dibattito potrebbe essere infinito, soprattutto in un Paese che troppo spesso deve ridefinire le regole di un gioco che altrove, sia in sistemi di diritto pubblico che di diritto privato; ha una sua forma compiuta da tempo. Le esigenze da contemperare sono molte. Bene o male che sia, in Italia resta sentita l'esigenza di un momento di verifica nazionale, basata sull'idea che l'uniformità almeno giuridica tra gli atenei renda necessario un coinvolgimento collettivo nelle scelte di ciascuna sede. Ma vent'anni di pur imperfetta e incompiuta autonomia rendono improponibile un ritorno secco ai mega-concorsi nazionali che annientano la voce e le esigenze delle singole sedi. Tanto più, naturalmente, oggi che il concetto di valutazione si sta faticosamente facendo strada: sarebbe difficile, anzi iniquo, valutare un ateneo se non è sua la responsabilità di scegliere i propri docenti.
La proposta che sta emergendo dal ministero contempera queste esigenze con una forte carica di novità. I concorsi sono banditi da una singola sede, ma non si potrà più scrivere un profilo che, equivale alla fotografia a colori del vincitore in pectore. In una prima fase, le domande, sono inviate a sette referees, cinque ordinari italiani e due stranieri, sorteggiati tra quanti avranno inviato il proprio curriculum, soprattutto per macroaree e non più solo per microsettori. Questi esperti esterni, lavorando anonimamente, e in autonomia l'uno dall'altro, dovranno valutare i candidati di ciascun concorso, offrendo per ciascuno un giudizio analitico e una valutazione numerica. La seconda fase del concorso è interna all'ateneo, dove una commissione formata da cinque ordinari recepisce i giudizi pro veritate dei referees e, salvo l’obbligo di escludere i candidati con i giudizi peggiori, e includere quelli con i migliori; procede in libertà a compilare una lista di finalisti, li invita a tenere un seminario pubblico, compila una graduatoria. Agli organi decisionali dell'ateneo, rettore in testa, spetta la decisione finale se e chi assumere.
Ma la vera novità del nuovo sistema prescinde dai tecnicismi concorsuali. Il vincitore continuerà ad essere assunto per un triennio di prova, al termine del quale, però, le procedure di conferma, affidate all'Agenzia nazionale per la valutazione della ricerca (Anvur), smetteranno di essere il pro forma di oggi: in caso di esito negativo, infatti, è previsto che il ministero sottragga all’università il finanziamento relativo al posto. Il rischio di veder svanire posto per posto i denari con cui si manda avanti,l'ateneo dovrebbe indurre, per forza se non per convinzione, a comportamenti più virtuosi.
Inutile ripetere che nessun meccanismo può garantire la serietà e la trasparenza dei comportamenti individuali; e molti scandaglieranno il nuovo regolamento alla ricerca dei punti deboli nei quali inserirsi con macchinazioni e combines. Nel complesso, però, questo sistema ci avvicina molto sensibilmente ai sistemi universitari europei e internazionali, evitando che ogni sede ceda alle tentazioni più corrive, eliminando le prove scritte che allontanano i candidati stranieri e sono spesso luogo deputato per ogni sorta di misfatto, imponendo una presa di responsabilità pubblica da parte di chi deve decidere; infine, escludendo associati e ricercatori da un processo di selezione in cui 1a loro posizione può essere soltanto scomoda o acquiescente.
Si tratta poi; dettaglio non da poco, di un sistema che dovrebbe ridare agli studiosi, anche stranieri, il gusto di partecipare alle selezioni con qualche oggettiva speranza di veder riconosciuti i propri meriti; e che, a ben vedere, si presterebbe anche ad essere utilizzato per scegliere associati e ordinari. Su quel fronte, infatti, la riforma lasciata in eredità dal Governo precedente è in pratica inapplicabile, ma c'è il rischio, e qualche dichiarazione in tal senso del ministro Fabio Mussi preoccupa non poco, che questa impasse tecnica sia sfruttata per bloccare i concorsi di prima e seconda fascia in nome del risparmio. È un rischio (o una tentazione?) che va evitato a ogni costo, magari intervenendo subito per applicare a tutti i concorsi, non solo quelli per ricercatore; regole che nel complessa appaiono limpide nella ratio che le ispira e non difficili da mettere subito in pratica.
Alessandro Schiesaro
 
IL SOLE 24 ORE
Il ricercatore sarà selezionato da docenti esterni
20 marzo 2007 - Ancora una settimana e il reclutamento dei ricercatori nelle università italiane non sarà più lo stesso. La promessa dell'addio a concorsi pilotati e corsie preferenziali per i "protetti" del solito "barone" di turno è contenuto in un regolamento che il ministero dell'Università e della Ricerca varerà entro il 31 marzo, termine fissato dall'ultima Finanziaria per cambiare volto alle procedure concorsuali. Il regolamento che sindacati e Crui (la Conferenza dei rettori) vedranno in bozza questo lunedì si basa su un mix di misure nel segno della trasparenza e del merito: i concorsi saranno «locali» - il bando e la scelta del vincitore spetteranno sempre agli atenei e alle loro commissioni-, ma a pesare sulle decisioni ci sarà la valutazione di 7 «referee» esterni (sorteggiati da una lista tenuta dal ministero) che non hanno nessun legame con le università e che forniranno un giudizio «anonimo e separato» sul curriculum dei candidati.
Non solo: su ogni singolo concorso penderà, dopo tre anni, la "spada di Damocle" della valutazione «ex post» con tanto di minaccia di «sanzioni». Il ministero con il «supporto» dell'attesa Agenzia di valutazione della ricerca (Anvur) che fornirà «criteri, dati e metodologie » per valutare il reclutamento potrà sottrarre, in caso di giudizio negativo, il «costo stipendiale» del ricercatore dai fondi di finanziamento dell'ateneo. Che, a questo punto, dovrà contare solo sul suo budget.
« È una rivoluzione che sicuramente susciterà molto clamore - avverte il sottosegretario del ministero dell'Università, Luciano Modica, che ha lavorato da vicino alla proposta -, quello dei concorsi del resto è argomento che appassiona, basta entrare in un qualsiasi bar di un ateneo per accorgersi che si parla quasi solo di questo». E la tentazione del ministero è quella di estendere questa procedura di selezione anche ai docenti: «Ci stiamo pensando, - aggiunge Modica -, servirà - però una legge e gli aggiustamenti del caso». Ma come, sarà garantita davvero la tanto agognata trasparenza nei concorsi? «Il punto forte è la separazione delle valutazioni - spiega il sottosegretario: quella esterna all'ateneo, fatta da valutatori anonimi e che lavorano separatamente tra loro; influenza le decisioni dell'ateneo a cui resta però la responsabilità della scelta finale del vincitore del concorso». E per l'università che sceglierà il ricercatore con meno titoli dal1a "short list" di candidati uscita dal giudizio dei «referee» esterni ci sarà comunque il rischio di vedersi sfilare i fondi necessari per pagargli lo stipendio, «ma anche tutti quei finanziamenti premiali che distribuiremo alle università», aggiunge Modica.
Ma le novità non finiscono qui: i bandi dovranno avere la massima visibilità (pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e nei siti del ministero e dell'Università). Per partecipare ai concorsi servirà un requisito determinante non di poco conto: un dottorato oppure un contratto o assegno di ricerca di almeno 4 anni con atenei o centri di ricerca italiani e stranieri. Si semplifica e snellisce anche la procedura di selezione: vanno in soffitta le maratone concorsuali fatte di prove scritte e orali. I candidati inseriti nella «lista ristretta» dovranno tenere un «seminario pubblico» sulla loro attività di ricerca. Un elemento, in più, questo che si andrà ad aggiungere all'«intero complesso delle valutazioni» dal quale uscirà la «graduatoria finale di merito» e il vincitore del concorso.
Bando di concorso Emanato dal rettore è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e sui siti web di ministero e ateneo. Il termine perle domande non può scadere prima di 60 giorni dalla pubblicazione dei bandi
Requisiti di partecipazione Servirà il dottorato di ricerca. Ammessi anche studiosi con assegni o contratti di ricerca di almeno 4anni presso università o centri di ricerca.
Procedura di valutazione In due fasi. La prima si basa sul giudizio di 7 revisori esterni (5 professori ordinari e due stranieri) che forniscono un giudizio anonimo su ciascun candidato. La seconda fase sul giudizio di una commissione di reclutamento" dell'ateneo formata dal rettore e quattro professori di ruolo, integrata da altri due professori della disciplina interessata. La commissione redige, sulla base dei voti dei revisori esterni, una "short list" di candidati che dovranno tenere un seminario pubblico. Si compila la graduatoria finale per la scelta del vincitore.
Verifica Si effettua dopo tre anni e si basa sul giudizio di cinque revisori esterni all'ateneo. Nel caso di valutazione negativa il costo stipendiale del ricercatore viene sottratto dal finanziamento dell'ateneo.
Marzio Bartoloni
 
 

 
fonte: www.ilsole24ore.com

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