Primari, torna l’obbligo di esclusiva
11 January 2007
I Ministri della Salute Livia Turco e dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi si sono incontrati oggi per affrontare la questione dei rapporti tra Sistema universitario e Servizio sanitario nazionale.
In proposito è stata ribadita la validità del Decreto legislativo 517 del 1999 e la necessità della sua compiuta e definitiva applicazione.
Durante l’incontro sono stati affrontati anche i problemi delle specializzazioni post laurea in medicina, delle nuove lauree per le professioni sanitarie e, più in generale, gli aspetti della formazione del personale sanitario in relazione alle esigenze programmatorie del Servizio sanitario nazionale.
Al termine dell’incontro si è convenuto:
1.     di definire un apposito provvedimento normativo, da condividere con le Regioni attraverso la rapida apertura di un apposito tavolo, finalizzato all’immediata istituzione delle aziende integrate ospedaliero/universitarie, laddove esse non siano già costituite sulla base di quanto previsto dal Dlgs. 517/’99;
2.     di attribuire alle neo costituite aziende integrate ospedaliero/universitarie la proprietà degli stabili ospitanti le strutture ospedaliere, tra i quali figurano anche gli immobili del Policlinico Umberto I di Roma e sbloccando così l’avvio dei lavori di ristrutturazione del nosocomio romano;
3.     di ripristinare l’esclusività di rapporto, legata alla durata dell’incarico e quindi reversibile, per i dirigenti di struttura complessa del Ssn (ex primari e attuali capi dipartimento), mantenendo comunque per queste figure la possibilità di svolgere attività libero professionale ma solo in regime di intramoenia. 



Fonte: http://www.avvisatore.it

 Primari, torna l’obbligo di esclusiva

di Anna Maria Greco

 Roma - Per i primari di una volta, oggi direttori di dipartimento, torna il rapporto di esclusività con l’ospedale. E così per i docenti con i policlinici degli atenei. Lo annunciano i ministri della Sanità, Livia Turco, e dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, che ieri mattina si sono incontrati per accordarsi sulle nuove regole per il sistema sanitario e quello universitario.
Introdotta nel 1999 da Rosi Bindi, quando era al posto della Turco nel primo governo Prodi e resa facoltativa nel 2004 dal successore Girolamo Sirchia nel governo Berlusconi, l’esclusività verrà ripristinata non attraverso un decreto legge, come qualcuno prevedeva, ma all’interno del disegno di legge sul governo clinico e per l’ammodernamento del sistema sanitario che dev’essere definito entro febbraio, al termine delle consultazioni con le organizzazioni professionali e sindacali di categoria.
L’obbligo di operare solo all’interno delle strutture pubbliche e se in attività libero professionale in regime di intramoenia, riguarderà i dirigenti medici di struttura complessa del servizio sanitario e il personale docente universitario con incarichi apicali. Sarà legato alla durata dell’incarico e quindi reversibile (mentre per la Bindi era irreversibile).
I due ministri hanno anche deciso di aprire un tavolo di lavoro per mettere a punto con le Regioni il provvedimento che istituirà le aziende integrate ospedale-università, dove già non siano previste. Ad esse sarà anche attribuita la proprietà degli edifici che ospitano le strutture ospedaliere. Una novità che riguarda anche il Policlinico Umberto I di Roma e che sbloccherà l’avvio dei lavori di ristrutturazione. «Ora non ci sono più alibi», dichiara il preside della facoltà di Medicina e prorettore della «Sapienza», Luigi Frati. Durante l’incontro sono stati affrontati anche i problemi delle specializzazioni post laurea in medicina, delle nuove lauree per le professioni sanitarie e della formazione del personale sanitario.
La questione dell’esclusività non manca di innescare polemiche. È una «vecchia storia», per il presidente dell’Associazione nazionale primari ospedalieri (Anpo), Raffaele Perrone Donnorso: «Soltanto posizioni ideologiche, che non rispecchiano l’intento di migliorare i servizi per i cittadini». Secondo il sindacato dei medici italiani, l’obbligo di esclusiva è solo «un falso problema perché riguarda pochi medici: quello vero invece è la rivalutazione dell’indennità di esclusiva per tutti i medici dirigenti del servizio sanitario». D’accordo, ma con «alcune riserve», il sindacato nazionale radiologi e gli internisti ospedalieri della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti. Condividono la scelta della Turco e di Mussi, il presidente della Società italiana di ortopedia, Lanfranco Del Sasso, e il presidente dell’Associazione sindacale dei chirurghi ortopedici traumatologi italiani, Ugo De Nicola, ma notano «con sorpresa la mancanza di un percorso di concertazione e condivisione». Soddisfatta l’Associazione medici dirigenti Anaao-Assomed, mentre il sindacato dei medici ospedalieri Cimo-Asmd boccia senza appello l’accordo, «ennesimo regalo che affossa la sanità pubblica».
Tra i politici, assolutamente d’accordo è Ignazio Marino (Ulivo), presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato: «Garantire l’attività libero professionale solamente in regime di intramoenia contribuirà a migliorare l’organizzazione dei nostri ospedali pubblici». Di tutt’altro parere è Domenico Di Virgilio, responsabile del dipartimento Sanità di Fi, che definisce la scelta «puramente ideologica e chiaramente illiberale, e per questo contraria a quei principi su cui si basa una vera democrazia».

Fonte: http://www.ilgiornale.it

Sanità: i primari pubblici non potranno lavorare nelle cliniche private

Prima i carabinieri a controllare l’igiene per prevenire le infezioni ospedaliere ( a Napoli alle ispezioni è seguita una derattizzazione del reparto di ematologia del vecchio policlinico). Ora arrivano le prime misure per arginare l’assenteismo dei medici, per regolare i rapporti tra i “professoroni” e le cliniche private, e per cercare una soluzione al problema della vetustà delle strutture dei policlinici universitari come l’Umberto I a Roma. Il governo sembra aver preso “di petto” l’annoso problema rubricato nei giornali come “malasanità”. Mercoledì mattina al ministero della Salute c’è stato un faccia a faccia tra i ministri della Salute Livia Turco e il ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi. Un incontro da cui sono scaturiti diversi provvedimenti non marginali. Non una grande rivoluzione da sbandierare, ma sì ad alcuni interventi lungamente attesi. A cominciare proprio dal Policlinico Umberto I di Roma, il più grande d’Italia e da cui è partita la recente campagna di stampa sulla “malasanità”a cui si rischia l’abitudine.

D’ora in avanti i padiglioni del Policlinico saranno di proprietà dell’ azienda integrata ospedaliera-universitaria che già lo gestisce. Questo piccolo fondamentale passaggio permetterà finalmente di sbloccare i lavori di manutenzione straordinaria della struttura, che nel suo blocco principale risale ai primi dell’Ottocento. Soddisfatto dell’uscita di scena del Demanio, il preside di Medicina della Sapienza, Luigi Frati: «Ora non ci sono più alibi per la ristrutturazione». «Diventerà modernissimo – promette l’assessore alla Sanità del Lazio Augusto Battaglia - non dovremo chiedere più mille permessi solo per attaccare un chiodo». Ma non è questo l’unico passaggio della “riformetta” annunciata dai ministri Mussi e Turco. Del resto lo stesso Mussi, entrando nel ministero della collega Turco alle otto e trenta del mattino aveva annunciato gongolante: «cambieranno molte cose». E intendeva: per tutti i policlinici universitari, non solo per quello di Roma.

È stato deciso ad esempio di ripristinare l’esclusività di rapporto con il Servizio sanitario nazionale ( cioè con le strutture pubbliche) dei primari e dei capi dipartimento. Non è il ripristino della contestata riforma del ministro Bindi nel ‘99 che prevedeva l’unicità del rapporto, o pubblico o privato, per tutti i medici, riforma di fatto cancellata nel 2004 dal ministro Veronesi dopo la sollevazione della categoria. Ma almeno primari e capi dipartimento potranno d’ora in poi lavorare come liberi professionisti, a prestazione, solo all’interno delle strutture pubbliche in regime di intramoenia.

Almeno fintanto che ricopreranno il ruolo “apicale”, che è “a incarico” e quindi «reversibile», dice il provvedimento. L’associazione dei primari ospedalieri (Anpo) protesta che si tratta di un attacco «ideologico» che che minerebbe addirittura «le fondamenta» di una professione «per sua natura liberale». Sarà inoltre istituito un tavolo con le Regioni per realizzare, dove non siano state ancora create, le aziende integrate università-Asl per i policlinici per dare applicazione piena al decreto legislativo 517 del ’99 (la riforma Bindi). I ministri Mussi e Turco hanno anche parlato nell’incontro di specializzazioni post laurea in medicina, delle nuove lauree per le professioni sanitarie e, più in generale, gli aspetti della formazione del personale sanitario, in relazione alle esigenze programmatorie del servizio sanitario nazionale.


Fonte: http://www.unita.it
 
 

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