E’ quanto rileva un’indagine dell’Istat, dedicata al rapporto università e lavoro,
24 October 2006
ROMA - I corsi di laurea che favoriscono un inserimento lavorativo più rapido sono quelli del gruppo Ingegneria gestionale (a tre anni dalla laurea l'89% degli ingegneri gestionali ha un'occupazione continuativa), Ingegneria delle telecomunicazioni (88%) e Ingegneria aerospaziale e aeronautica (86%). Buoni inserimenti occupazionali presentano anche le lauree in Farmacia (80%), Economia aziendale (77%), Odontoiatria e protesi dentaria (75%), Scienze della comunicazione (74%) Relazioni pubbliche e Scienze internazionali e diplomatiche (entrambe 73%).
E' quanto rileva un'indagine dell'Istat, dedicata al rapporto università e lavoro, da cui emerge che nel 2004, circa il 38% dei giovani laureati del 2001 che ha trovato lavoro dopo la conclusione degli studi universitari risulta impegnato con contratto a termine, il 43% ha un contratto a tempo indeterminato e il 19% ha avviato un lavoro autonomo. Il rapporto dell'Istat sottolinea che laureati che presentano le più basse percentuali di inserimento nel mercato del lavoro sono quelli del gruppo medico ed educazione fisica, impegnati in un lavoro continuativo soltanto in circa 20 casi su 100; seguono i laureati dei gruppi giuridico (42%), letterario (46%) e insegnamento (51%).
La spiegazione sta nella particolarità dei percorsi post-laurea dei giovani in uscita da questi raggruppamenti: a tre anni dalla laurea i medici sono ancora molto spesso impegnati nelle scuole di specializzazione (54 laureati su 100 svolgono formazione retribuita); anche i laureati in materie giuridiche, a causa dell'attività di praticantato post-laurea (per lo più non retribuito), cominciano più tardi a cercare lavoro. Per i laureati dei gruppi educazione fisica e insegnamento, invece, la limitata diffusione di un'occupazione iniziata dopo la fine dell'università si deve, almeno in parte, all'abitudine di lavorare già prima del conseguimento della laurea (nell'ordine, 64% e 27%), dato che i laureati in educazione fisica utilizzano sul mercato del lavoro i diplomi Isef precedentemente conseguiti. Rispetto alla coerenza tra il titolo di studio e il lavoro svolto, sono i giovani in uscita da corsi del gruppo ingegneria (con 83 laureati su 100 occupati in lavori che richiedono la laurea), ma soprattutto chimico-farmaceutico (94 laureati su 100 occupati) e medico (la quasi totalità) a vedere un maggiore riconoscimento del proprio titolo di studio.
Al contrario, a trovare lavori nei quali la laurea non è richiesta, sono ben 60 laureati su 100 del gruppo educazione fisica e circa la metà di quelli dei gruppi politico-sociale, linguistico e letterario. Su 100 laureati che lavorano, ben 32 dichiarano che la laurea - indipendentemente dal fatto che abbia o meno rappresentato requisito di accesso all'occupazione - non è necessaria nell'effettivo svolgimento del lavoro. Rispetto all'anno accademico 2005/06, le matricole sono state quasi 332 mila, 16 mila in meno rispetto all'anno precedente (erano 348 mila). Il leggero calo nelle immatricolazioni riscontrato nel 2004/05 (-1,5%) segna un primo arresto alla crescita, confermato in maniera più evidente dall'ulteriore ridimensionamento del 2005/06 (-4,5%). Nel 2005/06 la quasi totalità (92,9%) delle immatricolazioni é indirizzata verso i corsi triennali introdotti con la riforma, mentre il 5,7% delle matricole sceglie i corsi di laurea a ciclo unico (medicina, farmacia, architettura ecc.) e l'1,5% quelli previsti dal precedente ordinamento (essenzialmente i gruppi insegnamento e giuridico). Per quanto riguarda gli abbandoni, avvengono generalmente all'inizio del corso di studi: un giovane su cinque non rinnova l'iscrizione al secondo anno. Circa il 40% degli studenti è fuori corso, mentre il 64% dei 289.155 laureati (in corsi di laurea triennali, tradizionali e a ciclo unico) ha concluso gli studi fuori corso.

FONTE: www.ansa.it

 

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