Gli studenti: le prove sono un lusso, esami per accedere ai corsi troppo cari. I rettori: costi necessari, ma i ragazzi sono poco preparati. Al via dal 5 settembre i test per iscriversi ai corsi
29 August 2006

Carolibri, caroaffitti e pure carotest. Tempi duri per gli aspiranti universitari di Milano. I rettori li accusano di scarsa preparazione, il mercato non promette grandi sbocchi lavorativi, i proprietari di appartamenti li vessano con canoni da capogiro. E ora ci si mettono pure gli atenei: affrontare il test di ammissione costa in media 50 euro, ma si arriva anche a 150- 200 euro se si vuole giocare su vari fronti e avere qualche chance in più di entrare in università. A questa cifra, poi, bisogna aggiungere il prezzo dei libri di preparazione e, in qualche caso, anche le ripetizioni. Circa 300 euro solo per cominciare. Senza alcuna certezza di riuscire a farcela. E senza aver versato un centesimo di retta.

Sono oltre ventimila i diplomati che nei primi giorni di settembre dovranno affrontare la prova per accedere ai corsi di laurea a numero programmato. I loro sforzi porteranno nelle casse degli atenei circa 4 milioni di euro. Qualche esempio. Provare medicina alla Statale (5 settembre) costa 50 euro, 40 alla Bicocca (stesso giorno), mentre al San Raffaele (7 settembre) si arriva a 100 euro. E si continua così: al Politecnico gli aspiranti ingegneri e architetti (in tutto 10.400, test il 4 settembre) pagano 50 euro. Alla Bocconi (prova il 6 settembre), i contributi salgono a 80 euro. Sempre molto richiesta Psicologia: test in Cattolica (l’8 settembre, 280 posti, 60 euro di tassa), alla Bicocca (458 posti, test il 7) e al San Raffaele (80 posti, test il primo settembre, 60 euro).

Costi e investimenti per il futuro. I ragazzi si lamentano: «Studiare sta diventando un lusso per pochi». I 40 mila fuorisede che arrivano da tutta Italia attaccano: «Così non ce la facciamo». Perché se si calcolano anche le spese di trasporto e soggiorno a Milano, un test viene a costare fino a 500 euro. Si difende Elio Franzini, preside della facoltà di Lettere e Filosofia della Statale: «Le prove di ingresso hanno costi di gestione molto alti, non possiamo non chiedere un contributo ai ragazzi». Enrico Decleva, a capo dell’ateneo di via Festa del Perdono, sospira: «Con tutte le spese che abbiamo...». Ma sono tante le ragioni per cui i prezzi sono stati ritoccati. «Fino a pochi anni fa — continua Franzini — i neodiplomati tentavano tutti i test. Provare non costava nulla. Una volta superato l’esame, molti non si iscrivevano. E noi dovevamo riaprire le liste delle immatricolazioni anche tre volte. Ora, invece, abbiamo solo studenti motivati».

Volontà sì, ma non basta. Ci vuole anche una buona preparazione. Sono tanti i rettori che si lamentano di ragazzi «con scarse nozioni di base». Lo ha ripetuto tante volte Giulio Ballio, a capo del Politecnico: «Vogliamo giovani consapevoli, capaci di autovalutarsi. Non possiamo aspettare che recuperino quello che non hanno fatto in classe». Anche per questo motivo, da settembre il Politecnico organizzerà nelle superiori di Milano e Provincia «prove generali di università», cicli di lezioni sui temi della tecnologia e della cultura scientifica, dalla biorobotica alla meccatronica. Per sentirsi novelli ingegneri e architetti. Fin dai banchi di scuola.


di Annachiara Sacchi

Tratto da: http://www.corriere.it/vivimilano/

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