Inaugurazione del 401mo Anno Accademico alla presenza del Ministro dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa, caratterizzata dai costanti riferimenti al conflitto bellico in corso. La relazione del Rettore Francesco Mola ha sottolineato i progressi compiuti dall’Ateneo e indicato la strada per il futuro, la prolusione di Pietro Corsi sul ruolo della scienza per il dialogo, gli interventi di Orsola Macis e Francesco Stochino a nome del personale e degli studenti e delle studentesse. La titolare del MUR si è congratulata con UniCa per i risultati della VQR e ha annunciato un piano straordinario sul reclutamento. RASSEGNA STAMPA CON I SERVIZI DEI TG. GUARDA LA GALLERIA FOTOGRAFICA
06 May 2022
Le conclusioni del Ministro Maria Cristina Messa

Le parole del Ministro: "L’università non deve mai fermarsi ma ricordare sempre i propri principi fondativi: l’essere, il fare, il saper fare, il farsi valutare da esterni. Non ci può più essere l’autoreferenzialità"

di Sergio Nuvoli (ha collaborato Roberto Ibba - galleria foto di Federica Deiana)

Cagliari, 6 maggio 2022 - “In un momento di guerra, noi facciamo discorsi di pace e discorsi di scienza. Il dovere degli atenei è non solo stare accanto alle popolazioni colpite dal conflitto, ma anche e soprattutto sostenere il dialogo ed essere riferimento per la pace”. Lo ha detto il Rettore, Francesco Mola, conversando con i giornalisti a margine della cerimonia di inaugurazione del 401mo Anno Accademico dell’Università di Cagliari.

Messaggio rinnovato da Maria Cristina Messa, Ministro dell'Università e della Ricerca, che ha concluso i lavori: “Educare alla pace vuol dire evitare la guerra - ha detto la prof.ssa Messa - Le università in questo hanno un ruolo fondamentale, una responsabilità senza pari, nel saper intercettare e interpretare in anticipo i cambiamenti sociali, nel saperne leggere le possibili evoluzioni, nell’indagare le necessità più o meno espresse, e a volte se espresse inascoltate, della società, nel lavorare per trovare delle risposte, nell’essere sul territorio con una presenza locale e un occhio sempre internazionale. L’università non deve mai fermarsi ma ricordare sempre i propri principi fondativi: l’essere, il fare, il saper fare, il farsi valutare da esterni. Non ci può più essere l’autoreferenzialità. Mi congratulo con questo ateneo, perché l’ultima VQR dimostra un miglioramento della produzione scientifica di quelli che sono stati assunti tra il 2015 e il 2019. Il reclutamento è fondamentale e dobbiamo essere consapevoli di quanto, oggi, dobbiamo e possiamo fare perché sia ancora più forte, anche grazie alle risorse che sono ancora di più. Partiremo presto con un piano straordinario e un aumento del numero di docenti e del personale tecnico amministrativo che nel giro di 4 anni porterà a quasi 10.000 persone in più negli atenei oltre il turnover.
Se il problema del reclutamento è il concorso universitario dovremo affrontare anche il concorso universitario. Dovremo farlo, ne ho già parlato con la Presidenza del Consiglio, per essere il più possibile trasparenti di fronte alla società che ci ha dato questa grande responsabilità, questa volta anche con molte risorse. Questo è un monito molto importante: tutto questo sforzo per aumentare la forza delle Università è fatto perché si possa avere un maggior numero di laureati, un miglior rapporto tra numero di studenti e docenti, e perché il diritto allo studio sia il più possibile garantito e rafforzato”.

Un obiettivo chiaro, quello indicato dal Ministro e dal Magnifico e che ha fatto da sfondo alla relazione – e ai successivi interventi - in un’Aula magna di Palazzo Belgrano tornata all’originaria capienza.  “Solo chi vive l’università pienamente sa quanto importante sia il lavoro di squadra”, ha detto il prof. Mola poco dopo il saluto del Presidente della Regione Christian Solinas, prima di sottolineare che “per il nostro ateneo una leva importante è rappresentata dalla legge regionale 26 che ci permette di finanziare l’attività didattica e liberare risorse per finanziare a loro volta i punti organico. Non basta essere virtuosi nel sistema attuale. Bisogna finanziare la capacità di reclutare. La crescita degli atenei è la crescita della Regione”.

L'incontro prima della cerimonia tra il Ministro, il Prefetto Gianfranco Tomao, il Prorettore vicario e il Direttore Generale
L'incontro prima della cerimonia tra il Ministro, il Prefetto Gianfranco Tomao, il Prorettore vicario e il Direttore Generale
Guarda il servizio di Roberta Mocco andato in onda per il TGR RAI Sardegna nell'edizione delle 19 del 6 maggio 2022

“Solidarietà e vicinanza alle popolazioni che soffrono, alle studentesse e agli studenti ucraini che stanno vedendo negato il loro diritto allo studio – ha sottolineato il Rettore - Al pensiero si accompagna l’azione"

Quindi ancora un pensiero al conflitto: “Solidarietà e vicinanza alle popolazioni che soffrono, alle studentesse e agli studenti ucraini che stanno vedendo negato il loro diritto allo studio – ha sottolineato - Al pensiero si accompagna l’azione: abbiamo messo in atto azioni per accogliere chi fuggiva o era già fuori dalle zone di conflitto, e stanziato 230mila euro tra porse, post doc e visiting. Le uniche armi che conosciamo sono la cultura della pace, della crescita, della tolleranza e contrasto ad ogni forma di discriminazione”.

L’attenzione del Rettore si è poi spostata al contesto: “Il piano strategico prevede la soddisfazione dell’utenza, l’apertura e la connessione, la semplificazione amministrativa, la trasparenza, il decoro e la funzionalità, partecipazione condivisione e sostenibilità – è stato il messaggio chiaro - Sulla ricerca siamo molto soddisfatti della crescita del nostro Ateneo. Siamo molto contenti dei recenti dati sulla valutazione della VQR, particolarmente lusinghieri sul reclutamento: premiano le politiche del passato e quelle su cui vogliamo continuare a investire”.

“Siamo riusciti ad arricchire l’offerta formativa - ha aggiunto il Rettore - A settembre apriremo l’asilo nido, occorre dare sempre gambe alle idee. Molto stiamo facendo anche sulle attività internazionali”. Infine un pensiero commosso riservato a Lilli Collu, la ricercatrice di Farmacologia recentemente scomparsa: “Chiederò alle autorità accademiche di intitolare a lei il CESAST, per ricordare la sua eredità e la sua passione”, per concludere con tutta la determinazione per proseguire nel solco tracciato da una storia lunga 401 anni.

Un momento della relazione del Rettore
Un momento della relazione del Rettore
Guarda il servizio di Roberta Mocco per Il TGR RAI Sardegna andato in onda nell'edizione delle 14.00 del 6 maggio 2022

Orsola Macis: "Il nostro Ateneo, così come il resto del Paese, ha raccolto la sfida alla quale tutte e tutti abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare"

A seguire gli interventi: "L’Università di Cagliari è una comunità accademica, che come le altre comunità e persone che le compongono, sta vivendo un’epoca di grandi sfide - Orsola Macis, rappresentante del personale tecnico, amministrativo e bibliotecario dell'Ateneo - La pandemia e la guerra in Ucraina, nel cuore della nostra Europa, con tutte le conseguenze sociali ed economiche, ci hanno messo di fronte ad una realtà che mai avremmo immaginato di dover affrontare e imposto un rapido e drastico cambiamento delle nostre vite. Le difficoltà, ci hanno messo di fronte alla grande sfida del cambiamento come imperativo categorico per il loro superamento. Il nostro Ateneo, così come il resto del Paese, ha quindi raccolto questa sfida alla quale tutte e tutti abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare".

L'intervento di Orsola Macis
L'intervento di Orsola Macis

Francesco Stochino, rappresentante degli studenti: "Più attenzione al diritto allo studio, che può essere un volano per tutta la Sardegna. L’Einstein Telescope costituisce una opportunità da non perdere, anche in termini di ricadute occupazionali"

Francesco Stochino, rappresentante degli studenti, ha iniziato il suo intervento con un saluto alle studentesse e agli studenti ucraini e ha sottolineato le disparità acuite tra gli iscritti. “È sufficiente girare per Cagliari per vedere le condizioni in cui versano le case dello studente, serve un nuovo modello – ha rimarcato - Dobbiamo interrogarci sugli strumenti che consentano di vivere agli atenei sardi. L’Einstein Telescope costituisce una opportunità da non perdere, anche in termini di ricadute occupazionali e per la lotta allo spopolamento: tutte le difficoltà della Sardegna possono essere superate focalizzandosi sul diritto allo studio”.

"Ho molto apprezzato il discorso di Francesco Stochino - ha rimarcato il Ministro Messa nelle conclusioni - Tutti gli atenei stanno investendo sulle residenze, che sono molto importanti anche per l’Internazionalizzazione. Servono anche le riforme che faremo. Abbiamo aumentato le borse di studio con 500 milioni di euro per i prossimi due anni: è una misura da inserire nel sistema. Fondamentale è l’investimento intellettuale e conoscitivo, non soltanto economico: creare nuovi corsi e superare le barriere”.

Francesco Stochino è intervenuto a nome degli studenti e delle studentesse di UniCa
Francesco Stochino è intervenuto a nome degli studenti e delle studentesse di UniCa

L’intervento del prof. Pietro Corsi, introdotto da Michele Camerota: "Ho conosciuto i grandi docenti dell'Università di Cagliari – ha esordito il docente dell’Università di Oxford - come i professori Gessa e Riva nei maggiori consessi internazionali"

Di grande spessore anche l’intervento del prof. Pietro Corsi, introdotto da Michele Camerota: "Ho conosciuto i grandi docenti dell'Università di Cagliari – ha esordito il docente dell’Università di Oxford - come i professori Gessa e Riva nei maggiori consessi scientifici internazionali, dove erano stimati scientificamente e umanamente".

"Parlare di scienza, guerra e pace non è facile – ha poi spiegato - perché il quadro che cercherò di tratteggiare per sommi capi e qualche esempio storico presenta elementi di notevole complessità. Per essere brutalmente franchi, cercherò di argomentare che non tutta la scienza che esce dalla pace finisce per aiutare l’umanità, e non tutta la scienza che esce dalla guerra provoca solo effetti nefasti una volta tornata la pace".

Quindi, dopo l'intervento del Ministro, la lettura - da parte del Rettore Mola - della solenne formula di rito, che ha inaugurato l'Anno Accademico 2021/22 dell'Università degli Studi di Cagliari. Prima della cerimonia, il Ministro e il Rettore hanno incontrato i giornalisti e visitato la Collezione Sarda Luigi Piloni, con la guida della responsabile scientifica Rita Pamela Ladogana.

La lectio magistralis di Pietro Corsi
La lectio magistralis di Pietro Corsi

RASSEGNA STAMPA

L'UNIONE SARDA del 7 maggio 2022

Regione - pagina 7

«Ai giovani universitari dobbiamo garantire prospettive di lavoro»

Istruzione. Inaugurato l'anno accademico numero 401. Il ruolo dell'Ateneo nella terra col record di dispersione scolastica

«So bene che la Sardegna ha il record dell'abbandono scolastico. Proprio per questo motivo bisogna dare agli studenti universitari prospettive più forti e opportunità di lavoro, fare in modo che non ci sia questo abbandono in una terra bella dove si vive bene. Dobbiamo garantire varietà nelle scelte formative, adeguate ai tempi».

Maria Cristina Messa, ministra dell'Università e della ricerca ed ex rettrice dell'Ateneo Milano-Bicocca, conosce le difficoltà che l'Isola vive nel trattenere a scuola i suoi figli: troppi non giungono al traguardo. Ieri a Cagliari ospite del rettore Francesco Mola per l'inaugurazione dell'anno accademico numero 401, sa che i giovani qui si "disperdono" assai più che nel resto d'Italia. Eppure, i sardi sanno farsi notare fuori anche fuori dall'Isola.

«Ci sono in questa terra risorse umane, capacità e competenze assolutamente competitive. Per essere competitivi, però, bisogna che qualcuno te ne dia l'opportunità e il nostro Governo l'ha fatto anche nel settore della ricerca e dell'università. Negli ecosistemi territoriali della ricerca, la Sardegna ha dato prova di essere capace di affrontare qualsiasi progetto».

Però assorbe solo il 10% dei suoi laureati. Sarebbe meglio cambiare l'offerta formativa?

«No, credo anzi che la proposta universitaria debba tenere conto anche della libertà della formazione. Non può essere guidata solo dal fabbisogno: primo perché non sappiamo quali saranno i lavori del futuro, quindi è necessaria una formazione molto ampia in modo che poi una persona possa cambiare attività lavorativa, e poi perché alla base della formazione universitaria è la ricerca, che è libera. In Sardegna, ma un po' in tutta l'Italia, il problema è che non valorizziamo lauree e dottorati, così i nostri giovani se ne vanno altrove. D'altra parte, non hanno più bisogno di restare vicino a casa e hanno tante opportunità ovunque. Dovremmo valorizzare le competenze».

Il Covid ha messo in evidenza la carenza di medici in tutto il Paese, e nell'Isola la situazione ha proporzioni drammatiche: stop al numero chiuso?

«Il numero programmato è stato molto incrementato negli ultimi anni, ma per vederne gli effetti sono necessari sei anni. Siamo passati da novemila di qualche anno fa a quattordicimila, e quest'anno saranno ancora aumentati. Il problema è superare questi anni in cui c'è questo buco, in attesa dei nuovi laureati: ancora fino al 2025 risentiremo delle programmazioni del passato. Per quanto riguarda il futuro, però, avremo un numero di laureati in Medicina adeguato al fabbisogno».

Servono progetti per rendere le università di Cagliari e Sassari attrattive in campo internazionale.

«Ci sono sempre stati punti di forza degli Atenei sardi che sono conosciuti in tutto il mondo, ovviamente a seconda delle aree di specializzazione. L'Isola si presta assai bene alle esperienze internazionali: che la raggiunga dall'Italia, dalla Spagna o dalla Francia, non cambia molto. Bisogna però valorizzare di più le forze che ci sono, basate naturalmente sull'aspetto scientifico e della ricerca: l'attrattività che può dare il sistema della ricerca vicino all'industria è la forza di una regione».

Ma per la ricerca ci sono solo spiccioli.

«Il Governo, su questo ha già lavorato. Nella legge di Bilancio ci sono fondi per la ricerca fondamentale e delle scienze applicate: 150 milioni di euro per ciascuna. Abbiamo anche aumentato il fondo di finanziamento ordinario delle università, che serve per reclutare formatori ovviamente in base alle ricerche, ed è aumentato anche il fondo ordinario per gli enti di ricerca. Stiamo anche cercando di rilanciare in Cnr. Certo, abbiamo i fondi del Pnrr, ma lavoriamo anche per prevedere cosa succederà dopo: ripartiremo da lì, senza tornare indietro».

Luigi Almiento 

La notizia su L'Unione Sarda del 7 maggio 2022 a pagina 7
La notizia su L'Unione Sarda del 7 maggio 2022 a pagina 7

«Saremo capaci di ripartire»

Il rettore. Mola: i nostri studenti si fanno valere in tutto il mondo

Il quinto secolo dell'Ateneo di Cagliari si apre all'insegna di pace e scienza, nel momento in cui la guerra infuria. "Discorsi di scienza e discorsi di pace" è stato il motto dell'inaugurazione dell'anno accademico numero 401, con l'omaggio della presenza a palazzo Belgrano - sede del Rettorato - della ministra dell'Università e della ricerca Maria Cristina Messa.

Fin dal discorso d'apertura (affidato al governatore Christian Solinas), subito compare la solidarietà della Regione «alle popolazioni civili colpite» nella guerra in Ucraina. Poi rende omaggio alla lunga storia dell'Ateneo «nella formazione di generazione di sardi». A braccio, Solinas conclude affermando «l'esigenza di una sempre crescente saldatura e collaborazione sinergica tra il mondo accademico e la Regione, per cogliere lo spirito di questo tempo che dà l'opportunità di disegnare un futuro profondamente diverso per tutti noi», anche grazie ai fondi ingenti a disposizione. E per questo modello di sviluppo, dice Solinas, «l'università è il partner ideale».

Il rettore

Delle difficoltà legate alla ripartenza ha parlato invece il rettore, Francesco Mola, Aggiungendo però che «parlare di scienza e pace in un momento di guerra è un nostro dovere: dove c'è l'alta formazione, l'apicalità culturale, parlare di quello che sta accadendo è fondamentale, anche per comunicare quanto siamo contrari», commenta Mola a margine della cerimonia. E proprio mentre in Ucraina si bombarda, il rettore fa notare che «l'internazionalizzazione è il futuro e l'Ateneo sta facendo ogni sforzo in questo senso: anche l'alleanza Educ» (European digital univercity) «si sta allargando ad altri paesi come Spagna e Norvegia, oltre quelli che già ci sono come Germania, Francia, Repubblica Ceca e Ungheria. Il progetto dell'alleanza europea per noi è un sfida: uno studente, di fatto, è come se fosse iscritto a più università, quindi ha una libertà di movimento e una scelta di cosa fare indipendente dalle costrizioni di un ordinamento».

Mola invita i sardi a non piangersi addosso, «ma di sentirsi all'altezza di qualsiasi situazione, come dimostrano sempre i nostri studenti quando varcano il mare». Certo, lo spopolamento scolastico è sempre più grave e il rettore chiarisce che «il problema non è universitario, viene da prima ed è una vera tristezza. Se poi si aggiungono le previsioni drammatiche di calo demografico, la situazione è allarmante e le istituzioni devono dare finanziamenti ad hoc per non lasciare indietro nessuno».

Gli studenti

Duro nei concetti, anche se non nei modi, l'attacco a Solinas da parte del rappresentante degli studenti nel Consiglio di amministrazione dell'Ente regionale per il diritto allo studio universitario (Ersu): «Il mandato che mi è stato affidato 18 mesi fa dagli studenti universitari, sono impossibilitato a esercitarlo per la mancata costituzione del Consiglio di amministrazione da parte del presidente della Regione. Le notizie giornaliere su presunti rimpasti in Giunta», ha aggiunto Stochino, «continuano a impedire agli studenti e ai docenti il sacrosanto diritto di essere rappresentati all'interno dell'ente dagli individui che hanno democraticamente eletto». Ma Solinas, che ha parlato per primo, è andato via subito dopo il proprio intervento (lasciando qualche muso lungo), e non è lì ad ascoltarlo. Resta la frase «est modus in rebus, signor presidente», di Stochino.

La fiducia

Ma c'è la fiducia di Mola nel futuro: «I nostri studenti hanno successo fuori, quelli stranieri si trovano benissimo nel nostro Ateneo: in Sardegna dovremmo essere molto più bravi nel valorizzare le nostre cose». (l. a.)

Il servizio su L'Unione Sarda del 7 maggio 2022 a pagina 7
Il servizio su L'Unione Sarda del 7 maggio 2022 a pagina 7

LA NUOVA SARDEGNA del 7 maggio 2022

Sardegna - pagina 9

«La cultura diventi il motore dell'isola»

La ministra Messa sprona i due atenei sardi e promette concorsi per 10mila assunzioni nei prossimi quattro anni

di Umberto Aime

CAGLIARI. La Sardegna sogna da sempre di essere una piattaforma. È a metà strada fra due continenti, Europa e Africa, un luogo ideale per scambi e contaminazioni. Allora, perché non immaginarla come la culla della cultura e della ricerca? Cagliari a Sassari, le due università, promosse a «poli d'attrazione», insieme al resto del territorio, dove non solo gli studenti si laureano, non fuggono, restano, perché qui trovano lavoro, ma anche approdi sicuri, competitivi, connessi col mondo, per chi arriva da più o meno lontano.

È all'incirca questa la possibile, realizzabile, piattaforma sarda, di sicuro quella più avvincente, suggestiva e intelligente, che la ministra all'università e alla ricerca, Maria Cristina Messa, s'è immaginata per una «terra che si presta bene ad accogliere ogni possibile esperienza internazionale, perché comunque la devi raggiungere e quindi cambia poco se parti dall'Italia, dalla Francia, dall'Europa in generale, o dall'altra sponda del Mediterraneo.Il messaggio. «Dobbiamo guardare al futuro senza tralasciare questo presente impegnativo», ha detto all'inaugurazione dell'anno accademico dell'università di Cagliari, numero 401.

Ex rettrice della milanese «Bicocca», ricercatrice di fama internazionale in medicina nucleare e fisiologia molecolare, sostenitrice a tutto campo dell'interscambio senza confini delle conoscenze, da quando è entrata, come indipendente, nella sala del Consiglio dei ministri, tutti hanno commentato: «È la donna giusta al posto giusto e soprattutto nel momento giusto».

La svolta. Grazie ai miliardi in arrivo dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, il suo ministero avrà a disposizione, forse per la prima volta nella storia repubblicana, un'infinità di soldi. Di fronte ai rettori Francesco Mola, Cagliari, e Gavino Mariotti, Sassari, al presidente della Regione, Christian Solinas, e ai parlamentari sardi, l'ha detto: vuole più studenti, più laureati, più docenti e tra l'altro ha pronto anche un piano straordinario per reclutare diecimila professori nei prossimi quattro anni. «Rafforzare le Università - ha ribadito - deve ritornare a essere un investimento su larga scala, capace di coinvolgere territori sempre più vasti». Solo così - è stata perentoria - «potremo risalire e riconquistare la vetta», anche in Sardegna, dove per combattere la maledizione della più alta dispersione scolastica d'Italia, «dobbiamo essere capaci di offrire prospettive, opportunità, più forti ai giovani, poi valorizzare al meglio i laureati, garantire stipendi adeguati ai ricercatori, ed esaltare, mettere a frutto, conoscenze e competenze».

L'invito. Il tutto dovrà essere fatto col massimo della trasparenza, spazzando via qualunque deleteria autoreferenzialità, perché - ha aggiunto - «le Università devono saper intercettare e interpretare in anticipo i cambiamenti sociali, saperne leggere le possibili evoluzioni, indagare sulle necessità più o meno espresse, e a volte se espresse inascoltate, della società, e soprattutto lavorare per trovare le risposte in quel loro stare sul locale ma avendo uno sguardo sempre più internazionale».

Moto perpetuo. Le università di Cagliari, 26mila iscritti, sei facoltà, sedici dipartimenti, e Sassari - ha sottolineato la ministra - «non devono e mai dovranno fermarsi, ma ricordare in ogni occasione i loro principi fondativi: essere, fare, e saper fare». È fondamentale, a questo punto, che «migliorino ancora nei punti di forza, specializzandosi sempre più, garantendo il massimo della buona corrispondenza fra formazione e fabbisogno, ad esempio delle imprese». I risultati si sono visti, negli anni, con Cagliari ormai molto vicino al podio nella classifica dei grandi atenei statali e con Sassari al secondo posto fra quelli medi. Dopo aver ricordato che le Università devono saper anche educare alla pace, perché «così si evita quel disagio generale che porta alla guerra», Maria Cristina Messa ha concluso: «Sarò scontata, ma lo ripeto è l'insieme della cultura a dare forza a una Regione e la Sardegna ha bisogno di questa forza». Tempo fa, in un'intervista, aveva rivelato: «Ai miei figli dico, inseguite i vostri sogni con realismo». Lo ha detto anche agli studenti sardi.

 

L'appello alla Regione. «Chiediamo maggiori attenzioni, lo dobbiamo ai nostri giovani»

Il rettore di Cagliari, Francesco Mola, ha alzato il tono in un passaggio del discorso inaugurale: «Far crescere le Università è far crescere la Sardegna. È per questo che, alla Regione, chiediamo maggiori finanziamenti, per permetterci di garantire a tutti il diritto allo studio, aumentare l'offerta didattica. Vogliamo poter continuare a investire sulle infrastrutture di ricerca. Noi, come ateneo, dobbiamo essere di supporto e aiuto alla società e allo sviluppo. Sarebbe un delitto sprecare quanto di buono abbiamo fatto finora. Dal canto nostro, abbiamo il dovere di ripagare la fiducia che ci viene data e quindi dobbiamo saper maneggiare con cura quanto di più prezioso ha la Sardegna: i suoi giovani, che sono il presente oltre a essere la proiezione del futuro».

Poco prima il governatore Christian Solinas aveva detto: «C'è bisogno di una sempre crescente collaborazione tra mondo accademico e Regione. L'Università è il nostro partner ideale per mettere a terra progetti e iniziative per affermare un nuovo modello di sviluppo». Ma aveva già abbandonato la sala quando Francesco Stocchino, rappresentante degli studenti, così come prima il rettore, ha denunciato: «Non è ammissibile che l'Ersu di Cagliari sia commissariato da oltre un anno. Tutto è bloccato nell'edilizia universitaria».

A concludere la cerimonia è stato Pietro Corsi, professore emerito a Oxford, con una lectio magistralis: «Non tutta la scienza che esce dalla pace finisce per aiutare l'umanità, e non tutta la scienza che esce dalla guerra provoca effetti nefasti una volta tornata la pace. Oramai lo sappiamo: ogni scoperta scientifica sfugge al controllo degli autori, ma mai deve e dovrà sfuggire al controllo di cittadini e istituzioni». 

La notizia su  La Nuova Sardegna del 7 maggio 2022 a pagina 9
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