Il presidente dell’Ordine dei medici, Giuseppe Chessa, ha scritto una lettera aperta alle matricole che si apprestano a frequentare la facoltà che conduce al giuramento di Ippocrate. L’occasione permette di tastare il polso a una delle professioni cardine di un sistema assistenziale evoluto e inclusivo. “I giovani che si affacciano alla facoltà di medicina sono parte fondamentale del domani del nostro Paese. Un futuro più vicino di quanto spesso non si pensi”
31 October 2021
Monserrato (Ca). Una fase dello svolgimento dei test d'accesso a Medicina in Cittadella Universitaria, aula magna "Boscolo"

La mano tesa dell'Ordine dei medici alle neo matricole

Mario Frongia

Il futuro, dunque. Dottor Chessa, quali sono le indicazioni per una ragazza o un ragazzo che sceglie di studiare medicina?

La professione, e l‘intero sistema sanitario, ha bisogno impellente di forze nuove, fresche, motivate. Studentesse e studenti portano entusiasmo e intenti propositivi, senza retropensieri negativi. Tra quelli che iniziano nella nostra disciplina ci sono solo cose buone. Che si traduce in linfa positiva per tutti i colleghi operativi sul campo.

Cosa offre e cosa chiede l’Ordine ai futuri medici?

La professione richiede animo, cuore e cervello. La medicina non è solo l’insieme di funzioni matematiche ma si esprime anche con la propria personalità, con empatia, con la condivisione di quel che il paziente prova. Il medico è una sorta di confessore, sa cose che nessun altro saprà mai. I nostri giovani sappiano che esercitano un ruolo che dà responsabilità, prestigio e orgoglio. Ma non solo.

Prego.

Veniamo da quasi due anni tesi e problematici. Il problema principale è stato quello di dover affrontare dalla mattina alla sera una situazione mai vista. Mancavano studi, letteratura e modalità utili a una qualsiasi possibilità di difesa. Le notizie della comunità medica internazionale erano spesso contraddittorie. Un insieme di criticità, mai visto neanche in altre pandemie, che ha causato sconcerto, frustrazione, paura. Ma sul territorio e negli ospedali la risposta c’è stata. Certo, forse con il senno di poi, si poteva fare meglio. Ecco, perché mi piacerebbe che alle matricole arrivasse anche un concetto chiave: fare il medico richiede abnegazione, buon senso, coraggio anche nei passaggi imprevisti e complicati.

Pandemia e lockdown, terapie intensive e ricoveri con il quasi collasso delle strutture. Come se ne esce definitivamente?

Intanto, non scorderemo facilmente la mancanza di presidi e la quasi totale impossibilità di capire la misura e l’impatto della pandemia. Si è partiti con notizie frammentarie su qualcosa comparso nell’estremo est del mondo. Una sindrome influenzale, poi ci sono stati i primi turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani. A seguire, il dramma. Un percorso a cui nessuno era preparato. Con i morti, i camion, le bare, gli intubati, le ambulanze in fila per ore e ore, i reparti destinati ai malati Covid. Adesso, il tunnel è ancora in chiaroscuro ma si vede la luce grazie alle vaccinazioni: nessuno avrebbe mai immaginato che ci sarebbe stato un vaccino in tempi così rapidi. Ovviamente, occorre ancora buon senso, rispetto delle norme, uso delle mascherine, distanziamento e igiene. La guerra va ancora vinta del tutto. La terza dose è fondamentale per dimenticarci l’inferno.

Eppure, anche tra i medici i dubbi non mancano. Qual è la risposta?

Parliamo di colleghi e sui colleghi non posso e non possiamo mostrare comprensione. L’argomento è molto delicato su vari fronti, Inoltre, crea enormi pericoli per i cittadini. I medici che non si vaccinano vengono sospesi dall’Ordine fino a quando non tornano sui loro passi. Quando non si riesce a governare un tema così delicato con la ragione e la scienza, si deve per forza andare verso le sanzioni. E i frutti pian piano maturano.

Giuseppe Chessa. Lo specialista dirige la struttura complessa di Ginecologia e ostetrica dell'Azienda Brotzu. Presiede l'Ordine professionale dal novembre 2020
Giuseppe Chessa. Lo specialista dirige la struttura complessa di Ginecologia e ostetrica dell'Azienda Brotzu. Presiede l'Ordine professionale dal novembre 2020

Fake e negazionisti, la ragione scientifica, e l'evidenza, presa a bastonate

Presidente, da dove nasce questo baratro da scienza-non scienza?

Umberto Eco diceva che gli ubriachi parlavano tra loro e le chiacchiere di qualsiasi genere e veridicità rimanevano al bar. Adesso finiscono su internet e accade che il parere di un premio Nobel finisce per avere lo stesso valore del commento dell’ubriaco. Quel che preoccupa è che, anche se in minima parte, ciò abbia fatto presa su qualche collega.

Qual è la spiegazione del regresso razionale e scientifico?

In tanti segnalano che il rifiuto del vaccino si associa spesso a una preparazione e a una dimensione professionale scarsa. Ho già detto che i colleghi che non si vaccinano andrebbero reindirizzati all’Università per un refresh su malattie infettive, igiene, virologia. Qualcuno ha dimenticato l’abc.

Su questo tema qual è il messaggio alle nuove generazioni?

I giovani sono i più recettivi e non mostrano resistenze alla vaccinazione. Appena l’Ats organizza le giornate negli hub, i ragazzi e le ragazze accorrono. Tra l’altro, emerge un aspetto paradossale: mentre prima tutti premevano ed erano ansiosi di ricevere il vaccino, e non scordiamo le inchieste della magistratura su chi lo avesse ricevuto prima e perché, adesso è a disposizione di chiunque e ci sono quelli che lo rifiutano.

Cagliari. Specializzandi dell'ateneo di Cagliari in fila per il vaccino anti Covid (ansa.it)
Cagliari. Specializzandi dell'ateneo di Cagliari in fila per il vaccino anti Covid (ansa.it)

L'accesso, i corsi di laurea, la dimensione professionale: la medicina e l'assistenza sanitaria, pietra angolare di qualsiasi società evoluta

Nella sua lettera, pubblicata sul vostro mensile e sul portale Omeca, lei parla di famiglia. Può spiegare?

La vicinanza è fondamentale, il sapere che fai parte di una grande famiglia come quella dei medici, deve servire da stimolo e coinvolgimento. Ripeto, abbiamo bisogno di energie nuove e siamo a disposizione per metterle a loro agio.

Dai test d’accesso cosa si evince?

La partecipazione è stata molto alta. Le motivazioni che spingono le nuove generazioni a intraprendere un corso duro e faticoso come medicina sono le più varie. Anche per questo ringrazio e faccio un augurio ai futuri medici: abbiamo bisogno di chi vuole andare incontro al mondo. Con l’impegno forte nello studio: gli anni della formazione universitaria sono quelli in cui si acquisisce la  teoria e l’attività clinica. In cui maturano le scelte professionali e il rispetto per la propria vita, per quella dei pazienti e per la comunità di cui si entra a far parte. Il tutto con sacrificio e abnegazione.

Il paziente, troppo spesso un numero. O no?

Fare il medico è la cosa più bella del mondo. Il rapporto con il paziente travalica il confine del semplice confronto professionale e abbraccia empaticamente quel che il malato rappresenta in termini di umanità ferita. Primo compito del medico è infatti quello dell'ascolto, ancora prima degli opportuni provvedimenti clinici. Auguro alle matricole dell’Università di Cagliari di considerare sempre il malato, prima della sua malattia, cercando di curare l'uomo anche quando non è possibile farlo con la malattia che l'ha colpito.

Torniamo al numero chiuso. Vi soddisfa?

Stante la criticità che viviamo, un riaggiornamento degli accessi sarebbe opportuno. Capisco che la liberalizzazione pone imponenti incognite di vario tenore. Ma la programmazione andrebbe rivista.

Dottor Chessa cosa chiede all’Università?

Consegnateci ragazzi preparati non solo dal punto di vista teorico ma con gli skill indispensabili per l’attività professionale. Penso a un impegno dell’Università volto ad aumentare ancor più la frequenza degli specializzandi nelle strutture ospedaliere. Va unita la pratica alla teoria. A maggior ragione in quest’epoca storica non si può uscire da una clinica universitaria con una specialità, magari chirurgica, senza aver mai fatto qualche intervento. Da parte nostra, garantiamo la massima condivisione. E colgo l’occasione per fare un plauso all’ateneo per le attività di Orientamento legate ai Welcome day.

Qual è il saluto ai suoi colleghi, i professori La Nasa e Saba, prorettore alle Attività sanitarie e fresco presidente della facoltà di Medicina e chirurgia?

Intanto, ho avuto il piacere di incontrare anche il rettore Francesco Mola e ci siamo ritrovati in perfetta sincronia su vari argomenti, un’ottima base per un proficua collaborazione. Ai colleghi Giorgio e Luca auguro di cuore buon lavoro. Rafforziamo condivisione, confronto e vicinanza su tutte le problematiche. Discutiamo assieme le tematiche con continuità. Il mondo dell’ospedalità e quello universitario devono essere un tutt’uno.

In senso orario, Giorgio La Nasa, Luca Saba e Francesco Mola
In senso orario, Giorgio La Nasa, Luca Saba e Francesco Mola

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