Alla terza  conferenza della ricerca del Dicaar il rettore dell’ateneo di Cagliari ha chiesto interazione, tempismo e passione. Dibattito proficuo a Ingegneria e architettura su Transizione ecologica, progetto e governo del territorio
18 October 2021
Cagliari. L'aula magna della facoltà di Ingegneria e architettura

Una sfida planetaria. Tra scienza, cultura e un futuro da cogliere e modellare al meglio

Mario Frongia

La ricerca, le logiche di governo e gestione del territorio, le scelte e le decisioni del mondo accademico, tra didattica convenzionale e modalità a distanza. A seguire, economia circolare, pandemia e cambiamento climatico, sistemi urbani e insediamenti infrastrutturali, mobilità ed edilizia. Per un ateneo moderno, basta e avanza. Ma non è tutto. Il confronto innescato in aula magna di Ingegneria e architettura ha innalzato un’asticella ricca di prospettive e opzioni. Che scomodano le energie rinnovabili e una società più equa. Temi complessi, gravidi di inevitabili incognite, necessitanti di una visione ad ampio spettro. Accompagnata da intuito e passione, ingredienti indispensabili per vincere qualsiasi battaglia culturale, e non solo. Di fatto, un’agenda fitta, capace di levare il sonno anche agli amministratori più audaci. Ma proprio per questo la terza conferenza sulla ricerca organizzata dal Dicaar ha colto nel segno. Di certo, per le qualità degli oratori. Di sicuro, per le tematiche interconnesse e multidisciplinari. Ma soprattutto per quel desiderio di voler ripartire nel modo e con i tempi giusti. In un mondo globalizzato il ruolo delle istituzioni che offrono formazione avanzata richiede tempismo e razionalità. Il confronto è aperto.

Il logo ideato dalle matite illuminate del compianto Stefano Asili
Il logo ideato dalle matite illuminate del compianto Stefano Asili

Dal Dicaar un percorso di pregio che si conclude il prossimo febbraio

La conferenza ha nel comitato scientifico i docenti Marco Cadinu, Antonio Cazzani, Giorgio Massacci, Italo Meloni, Maurizio Memoli, Aldo Muntoni, Giorgio Querzoli, Antonello Sanna e Corrado Zoppi. Con la prorettrice all’Internazionalizzazione, Alessandra Carucci, in una platea gremita, hanno preso posto docenti, specializzandi, studenti e studentesse. La terza conferenza della Ricerca promossa dagli studiosi del Dicaar promuove - come ha spiegato la professoressa Lai - un percorso articolato in sei conferenze tematiche, un convegno conclusivo di sintesi e di presentazione dei risultati, una rassegna delle ricerche del Dipartimento e una serie di eventi collaterali.  

 

Cagliari. Una fase dei lavori della terza conferenza sulla ricerca del Dicaar
Cagliari. Una fase dei lavori della terza conferenza sulla ricerca del Dicaar

Formazione avanzata e innovazione, dinamismo e concretezza

L’applauso per il grafico Stefano Asili, scomparso la scorsa estate, autore del logo della conferenza e di centinaia di idee memorabili per l’ateneo di Cagliari. I lavori della Conferenza curata dal Dipartimento ingegneria civile, ambientale e architettura dell’ateneo di Cagliari si è stato aperto da Ivan Blecic. Il docente - coordinatore dell’evento con Sabrina Lai, Giovanna Cappai, Giuseppe Desogus, Gianfranco Fancello, Simone Ferrari, Valeria Saiu e Giuseppe Tropeanu - ha rimarcato senso e obiettivo dei lavori. A seguire, il monito del direttore del Dicaar, Giorgio Massacci: “Occorre essere bravi a decidere, anche radicalmente, ma altrettanto capaci di fermarci a riflettere. Il momento che viviamo richiede scelte rapide e concrete, l’interrelazione deve crescere ma dico no, con forza, a soluzioni fideistiche e quindi antiscientifiche, di qualsiasi genere. Le missioni dell’Università vanno modellate alla luce di quel che sta accadendo”. Dal professor Massacci a Ester Cois. La delegata del rettore per l’uguaglianza di genere, è intervenuta in veste di sociologa del territorio: “Una delle modalità più ricorrenti per affrontare e semplificare il paradigma della complessità è il ricorso a dicotomie concettuali, lette in chiave oppositiva e conflittuale, come se fossero luci ed ombre, bianco e nero. Tra queste dicotomie, quella di matrice territoriale tra locale e globale è una delle più persistenti, ma proprio osservando le sfumature di grigio si può accedere a una cifra interpretativa della complessità più robusta. In questa chiave,il tema della costruzione della qualità sociale dei territori è la narrazione di una profonda ambivalenza”. La professoressa Cois ha dibattuto su “Caos Calmo: la costruzione della ‘qualità sociale’ dei territori dall’Antropocene al Capitalocene”.

Da sinistra, Giorgio Massacci, Ester Cois e Ivan Blecic
Da sinistra, Giorgio Massacci, Ester Cois e Ivan Blecic

Risorse, tra utilizzo e progettualità. La chiamata a raccolta del rettore

“Anche i direttori di Dipartimento sono chiamati a prendere decisioni rapide e importanti. La partita degli ecosistemi e dell’innovazione è aperta, non possiamo aspettare che ci chiamino. Occorre sfruttare le risorse, entrare negli hub, coltivare e rafforzare i rapporti con enti, accademie, centri di ricerca e istituzioni con tempestività. Arriveranno numerose occasioni - ha rimarcato il professor Mola - bisogna essere pronti. Lanceremo quattro progetti di ateneo e quattro progetti interateneo, serve testa e impegno”. Ma il momento, con la ripartenza del Paese, è speciale. “Dobbiamo far rientrare in aula studentesse e studenti. Certo, ci sono difficoltà ma assieme le stiamo superando. E ce la faremo”. L’aula magna è silenziosa. Pausa. “Qualcuno pensa che l’università possa essere la stessa anche da remoto. Non devono esserci forme di coercizioni ma bisogna far capire a chi è a distanza che chi è in aula vive un’esperienza diversa. La passione nella nostra attività didattica e di laboratorio deve essere sempre più accattivante: se facciamo passare il messaggio che si tratta di un semplice meccanismo di scelta, pregiudichiamo il futuro” ha concluso il rettore. Sulla cultura della complessità è intervenuto Luciano Colombo, prorettore alla Ricerca scientifica. “Il Green deal ci deve far capire che il sistema in cui abitiamo non è a risorse infinite. È un limone già spremuto, e sarebbe il caso di non arrivare sino all’ultima goccia. L’approccio interdisciplinare è di estrema complessità, e la cultura della complessità è una disciplina a-disciplinare o multi-disciplinare.

Da sinistra, Luciano Colombo e Francesco Mola
Da sinistra, Luciano Colombo e Francesco Mola

Il Green deal, le complicazioni legate al Covid-19, la scelta dell’Unione europea

Il presidente della facoltà di Ingegneria e architettura, Daniele Cocco, è andato dritto al punto: “Gli obiettivi del Green deal sono enormi. I problemi complessi non possono essere risolti con soluzioni semplici. Il raggiungimento di questi obiettivi richiede un grandissimo sforzo per la nostra comunità scientifica e un profondo ripensamento delle nostre attività formative e di ricerca”. A seguire, Antonello Sanna, cattedratico di Architettura tecnica, “Il Green Deal è una risposta straordinariamente tempestiva e pertinente con cui l’Unione Europea ha risposto all’accelerazione che si è realizzata nel primo secolo di questo nuovo millennio; è arrivata prima del Covid e resiste al Covid. Probabilmente per la prima volta nel nuovo millennio una strategia politica sostanziata da grandi investimenti lancia un programma che è una sfida di alto livello anche per il mondo della ricerca. Un insieme organico di direttive dà forma concreta a una visione intersettoriale che coniuga ricerca e innovazione, a partire dalla piena diffusione sociale della digitalizzazione, coesione sociale e nuova occupazione nei settori della transizione, qualità dell’ambiente ed economia circolare. Implementare queste politiche nel mondo della ricerca e dell’alta formazione significa riesaminare, e se necessario rimettere in discussione, le nostre identità disciplinary”. Per Giorgio Querzoli (docente di Idraulica) la situazione si delinea così: “Abbiamo a che fare con sistemi complessi, e il legame tra prevedere e modificare non è un legame lineare: non possiamo, con il progetto, tentare di costringere i sistemi ad andare in una direzione predeterminata in maniera rigida. Occorre, invece, sfruttare le capacità di autoadattamento dei sistemi, con un atteggiamento più umile nei confronti del sistema ambientale”. Infine, Arnaldo Cecchini. Il docente di Tecnica e pianificazione urbanistica all’Università di Sassari - nell’ateneo turritano ha diretto il dipartimento di Architettura, design e urbanistica, e ha insegnato anche all’Università Iuav di Venezia - ha spiegato, tra l’altro, la complessità: “Complesso non è sinonimo di complicato né di incomprensibile. La questione fondamentale che sta dietro la complessità è, invece, la possibilità di fare previsioni. La previsione per i sistemi complessi è inerentemente impossibile, ma allo stesso tempo è una condizione necessaria per poter fare delle politiche e per pianificare. La città e il territorio sono sistemi particolarmente difficili da trattare, perché alla complessità di essere sistemi complessi, cioè in cui avvengono numerose relazioni non lineari, si aggiunge il fatto che gli agenti non sono semplici molecole, ma individui, la cui azione non è, in generale, prevedibile o modellizzabile”.

Testi virgolettati, ha collaborato Sabrina Lai

Immagini, adattamento di Ivo Cabiddu

Da sinistra, Daniele Cocco, Giorgio Querzoli, Antonello Sanna e Arnaldo Cecchini
Da sinistra, Daniele Cocco, Giorgio Querzoli, Antonello Sanna e Arnaldo Cecchini

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