Il magazine nazionale “Vita”, punto di riferimento per il Terzo settore italiano, si sofferma sul lavoro svolto dall’Ateneo cagliaritano e coordinato da Cristina Cabras per favorire il diritto allo studio anche delle persone private della libertà. Coinvolti nelle attività del Polo Universitario Penitenziario numerosi docenti e personale tecnico-amministrativo
02 February 2021
L'header del pezzo pubblicato su "Vita"

La rivista fondata da Riccardo Bonacina e diretto da Stefano Arduini ha colto il segnale proveniente dalla Sardegna e ha dedicato all’attività dell’Ateneo cagliaritano un ampio servizio di Luigi Alfonso

Sergio Nuvoli

Cagliari, 2 febbraio 2021 - “Il lavoro dell'Università di Cagliari conferma che l'istruzione è una delle migliori ricette per abbattere il tasso di recidiva”. A scriverlo, senza mezzi termini, è “Vita”, magazine nazionale dedicato al racconto sociale, al volontariato, alla sostenibilità economica, importante punto di riferimento per il Terzo settore italiano. La rivista fondata da Riccardo Bonacina e diretto da Stefano Arduini ha colto il segnale proveniente dalla Sardegna e ha dedicato all’attività dell’Ateneo cagliaritano un ampio servizio di Luigi Alfonso.

Il riferimento è al seminario organizzato nei giorni scorsi dalla Facoltà di Studi umanistici per i 400 anni dell’Ateneo, già rilanciato da tutta la stampa sarda, quando il Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, Maurizio Veneziano, ha rivelato numeri che mettono la Sardegna ben al di sopra della media nazionale. Nella nostra Isola sale al 5.4% la percentuale di detenuti che frequentano corsi universitari, grazie all’impegno e alla dedizione di un gruppo di docenti e personale tecnico-amministrativo coordinati da Cristina Cabras, la docente di Psicologia sociale coordinatrice del progetto. La media nazionale è dell’1.4%.

Maurizio Veneziano durante il webinar organizzato da Studi umanistici
Maurizio Veneziano durante il webinar organizzato da Studi umanistici

“L’unico ascensore sociale che funziona, l’unica realtà che può far cambiare di stato una persona è la cultura, la conoscenza”, è la dichiarazione di Maria Del Zompo, rettore dell’Università di Cagliari riportata nel pezzo

“Dallo scorso anno – scrive ancora Luigi Alfonso sulla prestigiosa rivista - l’Università di Cagliari ha attivato un Polo universitario penitenziario che garantisce la frequenza a corsi e seminari a detenuti e detenute negli istituti di Uta (Cagliari) e Massama (Oristano) che ne facciano richiesta”.

“Negli anni scorsi gli studi scientifici dello staff della professoressa Cabras – precisa Gianfranco De Gesu, direttore generale dei Detenuti e del Trattamento, Dipartimento Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia – hanno dimostrato che, quando i detenuti delle colonie penali sarde avevano la possibilità di acquisire competenze attraverso lo studio, il tasso di recidiva crollava. Il Covid ha poi fatto sì che anche l’amministrazione penitenziaria adottasse collegamenti multimediali che hanno consentito in questo periodo la partecipazione dei detenuti ai corsi universitari”.

“L’unico ascensore sociale che funziona, l’unica realtà che può far cambiare di stato una persona è la cultura, la conoscenza”, è la dichiarazione di Maria Del Zompo, rettore dell’Università di Cagliari riportata nel pezzo. “Questo accade nella scuola e negli studi universitari: è con orgoglio che il nostro ateneo, grazie alla professoressa Cristina Cabras (vera anima del progetto, ndr) e alle altre istituzioni coinvolte, porta avanti un percorso difficile di recupero di persone che hanno sbagliato e che hanno voglia di riscattarsi”.

Il mensile Vita, con circa 25.000 copie diffuse su tutto il territorio nazionale, in edicola e abbonamento, è il cuore della content company, una redazione al lavoro con un know how specifico sui temi del non profit, dell’economia civile, della sostenibilità e dei principali temi del welfare.

Cristina Cabras, docente di Psicologia sociale, coordinatrice del progetto di UniCa (fotografia di Francesco Cogotti)
Cristina Cabras, docente di Psicologia sociale, coordinatrice del progetto di UniCa (fotografia di Francesco Cogotti)

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