Sulla prima pagina de “L’Unione Sarda” e all’interno del quotidiano l’analisi firmata da Maria Del Zompo, a testimoniare l'autorevolezza scientifica e culturale riconosciuta all'Ateneo e al suo vertice. Il Rettore indica la rotta: “La sfida è trasformare la pandemia da COVID-19 in una nuova opportunità di crescita, ma occorre un cambio radicale di mentalità, se non vogliamo che tante persone siano morte invano”. Sotto esame il rapporto tra la società e la scienza e tra la scienza e la politica, con l’invito a non sacrificare sull’altare della ripresa la necessità del contrasto alla povertà. “L’Università si assume il compito di formare le nuove generazioni soprattutto permettendo loro di acquisire una mentalità inclusiva nei confronti delle persone ma anche delle discipline del sapere”
08 June 2020
Il taglio alto della pagina interna de "L'Unione Sarda" con l'articolo firmato dal Rettore

La presenza del Magnifico sulle pagine del più importante quotidiano dell’Isola conferma e rafforza l’autorevolezza di tutto l’Ateneo, riaffermata in questi mesi di lockdown

Sergio Nuvoli

Cagliari, 5 giugno 2020 – “La sfida è trasformare la pandemia da COVID-19 in una nuova opportunità di crescita, ma occorre un cambio radicale di mentalità, se non vogliamo che tante persone siano morte invano”. E’ questo l’invito più forte contenuto nel lungo articolo di Maria Del Zompo, Rettore dell’Università degli Studi di Cagliari, pubblicato ieri sulla prima pagina de “L’Unione Sarda” e a cui il quotidiano diretto da Emanuele Dessì ha riservato una pagina interna di tutto rilievo nella foliazione.

Titolo significativo, all’interno del giornale: “Cambia il mondo, l’Università in prima fila” a rimarcare – per scelta de “L’Unione sarda” – il ruolo guida dell’Ateneo cagliaritano anche nella ripartenza, dopo mesi in cui tanti docenti e ricercatori hanno affiancato l’informazione nel tentativo di spiegare dal punto di vista scientifico la pandemia e le sue conseguenze.

La presenza del Magnifico sulle pagine del più importante quotidiano dell’Isola conferma e rafforza l’autorevolezza di tutto l’Ateneo, con un pezzo che fa anche la storia di questi mesi di lockdown e riavvolge il nastro della memoria, dalla crisi dell’inizio del secolo scorso legata alla Spagnola fino ai giorni nostri, con lo sforzo corale che ha permesso di superare lo stallo e avviare la didattica in modalità a distanza in tempi record.

Maria Del Zompo guida l'Ateneo dal 2015: l'attenzione per gli studenti è sempre un faro per la governance che l'affianca
Maria Del Zompo guida l'Ateneo dal 2015: l'attenzione per gli studenti è sempre un faro per la governance che l'affianca

“Conoscenza, ricerca, competenza e innovazione devono essere le linee portanti di una rivoluzione culturale che porti il digitale e l’intelligenza artificiale - accompagnati e sostenuti dalla creatività - sempre più all’interno del mondo produttivo"

E’ un lungo articolo in cui il Magnifico guarda al futuro: “Paradossalmente – argomenta - inizia ora il compito più arduo, ma anche più importante: sostenere, grazie alla ricerca, quel cambiamento strutturale e di mentalità necessario per progredire come specie umana, con una attenzione importante al territorio. Compito che deve essere svolto da ciascuno di noi, ma che le istituzioni devono organizzare e mettere a sistema”.

Il metodo? Solo apparentemente semplice: “Conoscenza, ricerca, competenza e innovazione devono essere le linee portanti di una rivoluzione culturale che porti il digitale e l’intelligenza artificiale - accompagnati e sostenuti dalla creatività - sempre più all’interno del mondo produttivo, dall’agricoltura al turismo, dalla pesca all’allevamento, dalle smart-grid alle attività artistiche e museali”.

La chiave sta nei due punti affrontati con precisione nel pezzo: il rapporto tra la società e la scienza e quello – non meno importante – tra la scienza e la politica.

Ricerca e metodo scientifico: valori irrinunciabili per l'Ateneo. "La conoscenza, con l'innovazione e la creatività devono vivere sempre più all'interno del mondo produttivo"
Ricerca e metodo scientifico: valori irrinunciabili per l'Ateneo. "La conoscenza, con l'innovazione e la creatività devono vivere sempre più all'interno del mondo produttivo"

“L’Università si assume il compito di formare le nuove generazioni soprattutto permettendo loro di acquisire una mentalità inclusiva nei confronti delle persone ma anche delle discipline del sapere"

Ma l’analisi della prof.ssa Del Zompo non dimentica le difficoltà sociali, in particolar modo il contrasto alla povertà, che rischia di rimanere indietro nella corsa alla ripresa: “Credo sia necessario trovare un nuovo equilibrio con lo Stato - scrive - che si riprende ed espande la sanità, la protezione dei più deboli e dei più fragili, dei servizi essenziali e di un nuovo sviluppo economico”.

“L’Università si assume il compito di formare le nuove generazioni soprattutto permettendo loro di acquisire una mentalità inclusiva nei confronti delle persone ma anche delle discipline del sapere. Per la crescita saranno determinanti il contatto tra discipline diverse tra loro che, proprio grazie alla contaminazione, determineranno vera innovazione e l’innesto nella società sarda di queste realtà, e con la politica che farà la sua parte. Se la pandemia sarà un’opportunità o una sciagura dipenderà molto dalla capacità con cui sapremo reagire, elaborando strategie e visioni”.

Con una sicurezza finale, che il Rettore dice a chiare lettere: “Certamente l’Università degli Studi di Cagliari farà la sua parte, a fianco degli studenti, delle loro famiglie e del territorio tutto”.

Maria Del Zompo, Rettore dell'Università di Cagliari
Maria Del Zompo, Rettore dell'Università di Cagliari

L'ARTICOLO NELLA VERSIONE INTEGRALE PUBBLICATA DA "L'UNIONE SARDA"

L’UNIONE SARDA di giovedì 4 giugno 2020 / PRIMA
L’intervento
L'UNIVERSITÀ IN PRIMA LINEA

di Maria Del Zompo


Certo mai avrei pensato che durante il mio mandato come Rettore dell'Ateneo cagliaritano avremmo dovuto fronteggiare l'emergenza sanitaria della pandemia causata dal SARS CoV-2, ma, grazie ad un grande gioco di squadra e a un senso di appartenenza fortissimo, l'Università degli studi di Cagliari è riuscita a superare la parte più acuta.

Siamo stati in isolamento ma non isolati, come dovette trovarsi, nell'ottobre del 1918, mentre infuriava la Spagnola, il Rettore Roberto Binaghi. Succeduto all'igienista Oddo Casagrandi nel 1915, affrontò l'insorgere di uno dei maggiori disastri sanitari degli ultimi secoli, per morbilità e mortalità: la pandemia d'influenza, conosciuta come Spagnola, che non risparmiò la Sardegna, in cui il numero dei morti (più di 12000) si avvicinò a quello delle vittime della guerra (più di 13000).

Dato il silenzio dei quotidiani dell'epoca imposto dalla rigida censura militare, possiamo fare riferimento solo a qualche notizia de L'Unione Sarda per immaginare la città di Cagliari: i malati in isolamento, niente visite all'Ospedale, riduzione al minimo di riunioni pubbliche in locali chiusi, disinfezione con acido fenico di case, uffici pubblici e chiese. (...) SEGUE A PAGINA 9
 
PRIMO PIANO - Pagina 9  SEGUE DALLA PRIMA
Dopo il dolore e i lutti è il momento di cogliere l’opportunità per migliorare la nostra società
CAMBIA IL MONDO, L'UNIVERSITÀ IN PRIMA LINEA
L’Ateneo di Cagliari è pronto per le sfide imposte dall’emergenza sanitaria

(...) Scuole chiuse ed esami spostati per settimane. Per osterie e botteghe chiusura anticipata; le farmacie erano aperte fino a tarda notte. Come avvenne dappertutto, una prima ondata epidemica arrivò in primavera a Cagliari, si propagò molto lentamente, ma non diede luogo a manifestazioni violente né a mortalità. In settembre-ottobre arrivò una nuova ondata con la potenza di una macchina bellica. La malattia era accompagnata, talora, da complicazioni all'apparato respiratorio: tracheobronchiti, bronchiti acute, catarri soffocanti, polmoniti lobari, ecc. Alle complicanze broncopolmonari, accompagnate in un buon numero di casi da setticemia generale, era dovuta l'elevata mortalità.

Vittime della Spagnola
A Cagliari città, dove l'influenza aveva colpito tutti i rioni, compreso il quartiere Castello dove si trovavano gli uffici del Rettorato dell'Ateneo, i morti furono 71, nella provincia cagliaritana quelli denunciati arrivarono a 639. L'Università di Cagliari fornì il suo contributo all'emergenza, con l'impegno di docenti e studenti di Medicina.

La lezione di Vico
Viene in mente la dimensione ciclica concepita da Giambattista Vico, filosofo del '700, con la sintesi ben conosciuta dei “corsi e ricorsi storici” che ben si adatta al momento storico attuale. La riflessione porta a considerare la pandemia da COVID-19 e il periodo di lockdown di marzo e aprile 2020, come una drammatica esperienza che ha fatto esplodere l'evidenza di una connessione e di una dipendenza planetaria. L'Umanità tocca con mano quella che è da molto tempo una certezza scientifica: l'essere cioè un insieme composto da individui apparentemente molto diversi tra loro, ma in realtà appartenenti ad una unica specie nata da un piccolo nucleo che dal centro del Continente africano ha poi popolato il mondo come lo conosciamo oggi. Con la consapevolezza che differenze di poco conto, come il colore della pelle, hanno assunto importanza sproporzionata rispetto alla realtà biologica che accomuna tutti gli abitanti del mondo in quanto appartenenti all'unica specie umana.

Società e scienza
Un altro spunto di riflessione si riferisce al rapporto della società con la scienza. La pandemia arriva in un momento storico nel quale gli attacchi alla scienza, ai ricercatori e alla cultura sono continui, aggressivi, rabbiosi, illogici ma diffusi e purtroppo anche condivisi. Molte e continue sono le negazioni delle conoscenze e delle competenze, dai no-vax ai sostenitori della terra piatta, al negazionismo storico e via continuando. La pandemia ha fatto però emergere la fiducia condivisa nei microbiologi, nei medici, negli epidemiologi, negli operatori sanitari e la necessità di interrogarsi sul dopo rivolgendosi ad altre discipline del sapere. L'emergenza sanitaria che ha causato centinaia di migliaia di morti ha anche provocato, come spesso succede quando la gente muore, un ritorno degli esseri umani alla razionalità, nel senso che si lavora più di testa che di pancia. Dobbiamo stare attenti a dare il corretto valore alla scienza che, ricordo, segue parametri obiettivi, sperimenta prima di trarre conclusioni, che sono a loro volta l'inizio di nuove ricerche, ma non perché le prime siano errate, ma solo perché le scoperte avvengono continuamente con il proseguire degli esperimenti. Come affermava Albert Szent-Gyorgyi, premio Nobel per la Medicina nel 1937, «la scienza consiste nel vedere ciò che tutti hanno visto, pensando però ciò che nessuno ha pensato». Ecco perché la dialettica scientifica durante la pandemia non deve sorprendere, ma paradossalmente dimostra l'estrema vitalità della scienza che dai risultati sperimentali si muove per nuove ipotesi da dimostrare e nuove certezze da validare.

Le scelte della politica
Altro spunto è il rapporto tra scienza e politica. Ritengo si debba parlare di due fasi: una direttamente conseguente a quanto appena scritto, è l'applicazione alla società di quanto la scienza suggerisce per il raggiungimento di un bene superiore, la salute dei cittadini. Abbiamo visto come la politica ha avuto e ha comportamenti differenti in varie parti del mondo, perché il conflitto risiede proprio su quanto appena scritto: il bene superiore - nella declinazione fatta dai governanti sparsi nel mondo - non sempre è stato la salute.

Questa riflessione non può non prendere in considerazione un aspetto dell'economia durante una pandemia così devastante, il contrasto alla povertà. La priorità della sicurezza e della salute pubblica rischia di comportare pesanti ricadute negative sul tessuto imprenditoriale di un Paese con rischi di tensioni sociali terribilmente dannose per l'intera comunità, capaci di aggravare il problema. Dobbiamo riflettere sulla non occasionalità di tragedie globali: non possiamo più attendere per un'inversione di tendenza rispetto agli ultimi 40 anni, durante i quali, a partire dalla Thatcher e da Reagan, i leader del mondo hanno via via diminuito l'intervento statale nell'economia e limitato la spesa sociale. Credo sia necessario trovare un nuovo equilibrio con lo Stato che si riprende ed espande la sanità, la protezione dei più deboli e dei più fragili, dei servizi essenziali e di un nuovo sviluppo economico.

Le risposte necessarie
La pandemia da COVID-19 ha costretto ad una profonda riorganizzazione le istituzioni universitarie e l'Ateneo cagliaritano ha risposto prontamente alla sfida. Di fronte alla portata straordinaria dell'emergenza sanitaria e al lockdown, necessario a prevenire la diffusione del virus, l'Università di Cagliari ha dovuto avviare in modo rapido ed efficiente un ripensamento della sua strategia per le attività di didattica, di ricerca e del lavoro amministrativo: avendo a cuore la sicurezza di tutti e limitando il disagio per i suoi stakeholder, ha reso digitali i tradizionali processi della ricerca, della didattica e del lavoro in presenza. In tempi record, sono stati attivati i corsi di studio in teledidattica sincrona e asincrona, le sessioni di esami e di laurea on-line, le attività di tirocini a distanza, lo smart-working, con grande attenzione alle situazioni di particolare difficoltà nella fruizione della didattica a distanza per gli studenti con disabilità. Ora si appresta a inserire nuove modalità di didattica che, sfruttando la tecnologia, permetteranno lezioni in presenza molto più interattive, legate alla ricerca e al mondo del lavoro.

Cambiare mentalità
La sfida è trasformare la pandemia da COVID-19 in una nuova opportunità di crescita, ma occorre un cambio radicale di mentalità, se non vogliamo che tante persone siano morte invano. Paradossalmente inizia ora il compito più arduo, ma anche più importante: sostenere, grazie alla ricerca, quel cambiamento strutturale e di mentalità necessario per progredire come specie umana, con una attenzione importante al territorio. Compito che deve essere svolto da ciascuno di noi, ma che le istituzioni devono organizzare e mettere a sistema. Conoscenza, ricerca, competenza e innovazione devono essere le linee portanti di una rivoluzione culturale che porti il digitale e l'intelligenza artificiale - accompagnati e sostenuti dalla creatività - sempre più all'interno del mondo produttivo, dall'agricoltura al turismo, dalla pesca all'allevamento, dalle smart-grid alle attività artistiche e museali. L'Università si assume il compito di formare le nuove generazioni soprattutto permettendo loro di acquisire una mentalità inclusiva nei confronti delle persone ma anche delle discipline del sapere. Per la crescita saranno determinanti il contatto tra discipline diverse tra loro che, proprio grazie alla contaminazione, determineranno vera innovazione e l'innesto nella società sarda di queste realtà, e con la politica che farà la sua parte.

Dipenderà da noi
Se la pandemia sarà un'opportunità o una sciagura dipenderà molto dalla capacità con cui sapremo reagire, elaborando strategie e visioni.
A più di un secolo di distanza dalla Spagnola, questa gravissima emergenza sanitaria, in un tempo così diverso, sta cambiando il nostro mondo e lascia intravvedere un periodo di cambiamenti rapidi e intensi. Certamente l'Università degli Studi di Cagliari farà la sua parte, a fianco degli studenti, delle loro famiglie e del territorio tutto.

Maria Del Zompo
Rettore dell'Università di Cagliari

L'attacco del pezzo sulla prima pagina de "L'Unione Sarda" di giovedì 4 giugno 2020
L'attacco del pezzo sulla prima pagina de "L'Unione Sarda" di giovedì 4 giugno 2020

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