Lo sostiene l’OCSE, che cita la ricerca di Giovanni Sulis (docente all’Università di Cagliari e ricercatore CRENoS) e dei suoi coautori sugli effetti delle recenti riforme del mercato del lavoro. Il lavoro scientifico richiamato nel capitolo dell’OECD Skills Outlook mostra come il crescente ricorso a contratti di lavoro temporanei possa disincentivare la formazione e l’addestramento degli individui sul posto di lavoro, rischiando di ridurre in modo consistente le potenzialità di accesso ai benefici della trasformazione digitale
19 February 2020
L'OCSE ha citato un lavoro scientifico di un docente dell'Università di Cagliari

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico enfatizza il ruolo che possono avere le legislazioni che regolano i rapporti di lavoro sugli incentivi delle imprese a formare i lavoratori

Sergio Nuvoli

Cagliari, 19 febbraio 2020 - L’eccessivo ricorso al lavoro a tempo determinato penalizza la formazione dei lavoratori e ne rallenta l’accesso ai benefici della trasformazione digitale: lo sostiene l’OCSE – l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico – citando nell’ultima edizione dell’OECD Skills Outlook “Thriving in a Digital Work” la ricerca di Giovanni Sulis, docente dell’Università di Cagliari e ricercatore CRENoS.

Si tratta di un approfondimento che l’OCSE dedica all’analisi del ruolo delle politiche economiche e del lavoro sull’accumulazione di capacità e competenze dei lavoratori e delle lavoratrici. Nell’ambito delle sfide della trasformazione digitale, le competenze della popolazione in età di lavoro sono infatti cruciali per cogliere le opportunità di benessere offerte dal cambiamento tecnologico. In particolare, la pubblicazione dell’OCSE enfatizza il ruolo che possono avere le legislazioni che regolano i rapporti di lavoro sugli incentivi delle imprese a formare i lavoratori, e quindi all’accumulazione di competenze adeguate per il miglioramento della produttività.

La ricerca di Giovanni Sulis e dei suoi coautori citata nel capitolo dell’OECD Skills Outlook mostra come il crescente ricorso a contratti di lavoro temporanei possa disincentivare la formazione e l’addestramento degli individui sul posto di lavoro (on-the-job training), rischiando di ridurre in modo consistente le potenzialità di accesso ai benefici della trasformazione digitale.

Lavoratori in formazione
Lavoratori in formazione

Giovanni Sulis: "Dopo la Legge Fornero, che ha ridotto i costi di licenziamento dei soli lavoratori permanenti, i formati sono aumentati, proprio perché le imprese hanno ridotto i temporanei e il turnover eccessivo della forza lavoro"

“L'eccesso di lavoro temporaneo – spiega Sulis - è correlato alla bassa formazione dei lavoratori. E' un punto delicato, il messaggio non è che il lavoro temporaneo è sempre male. Dal nostro studio emerge piuttosto che, quando il divario nei costi di licenziamento tra lavoratori permanenti e temporanei è molto elevato, le imprese tendono ad usare in maniera abnorme i temporanei, che vengono formati poco. Per questo motivo, osserviamo una relazione negativa tra livello di protezione dei permanenti e livello di formazione dei lavoratori, contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare in un mercato del lavoro in cui tutti i lavoratori hanno un contratto permanente e in cui le imprese hanno incentivo ad investire sul lavoratore attraverso la formazione. Il nostro studio mostra che dopo la Legge Fornero, che ha ridotto i costi di licenziamento dei soli lavoratori permanenti, i formati sono aumentati, proprio perché le imprese hanno ridotto i temporanei e il turnover eccessivo della forza lavoro”.

Sono disponibili online la pubblicazione completa dell’OECD Skills Outlook, una sintesi del rapporto (anche in lingua italiana) e la pagina web dedicata al lancio della pubblicazione dell’OCSE.

Giovanni Sulis insegna alla Facoltà di Scienze economiche, giuridiche e politiche ed è ricercatore al CRENoS
Giovanni Sulis insegna alla Facoltà di Scienze economiche, giuridiche e politiche ed è ricercatore al CRENoS

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