UniCa UniCa News News Convegno internazionale ''Autori e libri sardi d'età moderna''

Convegno internazionale ''Autori e libri sardi d'età moderna''

Giovedì 13 giugno nella Mediateca del Mediterraneo anche gli esperti universitari di Washington e Salamanca con i relatori degli atenei sardi. Organizzazione a cura della Deputazione di storia patria per la Sardegna, presieduta dalla professoressa Luisa D’Arienzo
12 June 2019
Appuntamento internazionale di studi giovedì 13 giugno dalle 9 alle 19,30, nella Mediateca del Mediterraneo (MEM), in via Mameli 164 a Cagliari


Il Convegno  internazionale “Autori e libri sardi d’età moderna” nasce con lo scopo di proporre un quadro culturale dell’isola nei secoli XV-XVII così da contestualizzare la situazione fin dalle prime edizioni a stampa realizzate o commissionate in Sardegna.

L’iniziativa riveste un interesse culturale diffuso per Cagliari e per tutta la Sardegna, visto che nasce con l’intento di approfondire un periodo particolarmente proficuo per la cultura sarda, come fu quello della civiltà rinascimentale e barocca, che, dalla metà del ‘500,  vide il proliferare di autori ed opere, anche a stampa, che ebbero un’ampia circolazione; vide inoltre l’affermazione letteraria della lingua sarda e fu prodiga di modelli descrittivi e rappresentazioni della Sardegna nella produzione letteraria di quei secoli.

PROGRAMMA PRIMA PARTE

 

SALUTI ISTITUZIONALI
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Ignazio Putzu
Università di Cagliari, prorettore per la didattica

INTRODUZIONE
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Luisa D’Arienzo
Università di Cagliari - presidente della Deputazione di Storia Patria per la Sardegna

COORDINAMENTO
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Maurizio Virdis
Università di Cagliari, professore ordinario di Filologia e Linguistica romanza

  
INTERVENTI PRIMA PARTE
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Giovanna Granata - professore ordinario di Biblioteconomia all’Università di Cagliari, Gli incunaboli della Biblioteca Universitaria di Cagliari. In margine al progetto CLASAR
Massimo Ceresa - docente di Storia del libro alla Catholic University of America, Washington, DC., Autori e libri sardi del Cinquecento e Seicento alla Biblioteca Apostolica Vaticana
Pedro Cátedra - professore ordinario di Letteratura spagnola all’Università di Salamanca, visiting professor all’Università di Cagliari, Stampa e letteratura in Sardegna nel XVI secolo
Tonina Paba - professore ordinario di Letteratura spagnola all’Università di Cagliari, Rappresentazioni della Sardegna nella produzione letteraria e paraletteraria barocca (Martín Carrillo e Tirso de Molina)
Maria Teresa Laneri - ricercatrice di Letteratura latina medievale e umanistica all’Università di Sassari, La Sardegna nelle compilazioni erudite tra Umanesimo e prima Età moderna: Hartmann Schedel, Raffaele Maffei e Niccolò Leonico Tomeo

DIBATTITO
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PAUSA 13:00-15:00

PROGRAMMA SECONDA PARTE

 

INTERVENTI SECONDA PARTE
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Duilio Caocci - ricercatore di Letteratura italiana all’Università di Cagliari, All’origine della Letteratura sarda: Antonio Lo Frasso, Gerolamo Araolla, Pietro Delitala
Giuseppe Seche - assegnista di ricerca all’Università di Cagliari, Alfabetizzazione e circolazione libraria nella Sardegna del XV secolo
Laura Usalla - dottoressa di ricerca in Epistemologia e Storia della cultura, Università di Cagliari, Libri e cultura nella Sardegna del XVII secolo. Le Biblioteche dei letrados
Andrea Lai - Università di Sassari, Note di possesso e postille nelle edizioni incunabole conservate nel Nord Sardegna

DIBATTITO FINALE
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(ic)

Locandina e programma dell'evento
Locandina e programma dell'evento

PRESENTAZIONE RELATORI - Note a cura della prof.ssa Luisa D’Arienzo

Risultati di rilievo si aspettano, in modo particolare, dalla relazione di Massimo Ceresa, Docente di Storia del libro alla Catholic University of America, Washington, DC, già scriptor della Biblioteca Apostolica Vaticana, “Autori e libri sardi del Cinquecento e Seicento alla Biblioteca Apostolica Vaticana” che fornirà un quadro della produzione libraria isolana, degli autori e degli utenti. Alcuni esemplari presentano note di possessori o di biblioteche sarde e per alcune cinquecentine è stata rilevata la provenienza da raccolte librarie importanti. Volumi di mappe, soprattutto del Seicento, offrono numerose riproduzioni della Sardegna, in alcuni casi molto accurate e interessanti per i toponimi e la geografia dell'isola
 

Massimo Ceresa
Massimo Ceresa

Non mancheranno indagini d’archivio atte a delineare situazioni particolari, come quelle relative a famiglie di mercanti cagliaritani attivi nell’ultimo quarto del XV secolo. Così lo studio di Giuseppe Seche, che proporrà i risultati di una ricerca  sul carteggio Dessì, famiglia di mercanti cagliaritani attiva nell’ultimo quarto del XV secolo. Lo studio consente di evidenziare il livello di alfabetizzazione registrabile in diversi settori della società sarda, come quelli mercantile, ecclesiastico e nobiliare; a questi si possono aggiungere gli artigiani, la cui familiarità con il mondo della scrittura, pur di livello inferiore, appare spesso sufficiente alle necessità imposte da una vita quotidiana sempre più burocratizzata. Oltre alla componente maschile, le carte offrono alcuni spunti anche sull’alfabetizzazione femminile: diverse sono le carte redatte da donne, figure che spesso rimangono nell’ombra ma che, dai pochi riferimenti noti, sembrano in grado di gestire complessi affari commerciali. Si possono poi aggiungere le notizie sulle biblioteche private, in parte ricostruibili grazie agli inventari post mortem, e i dati sullo sviluppo di una classe dirigente attiva nell’ultimo quarto del secolo, formata da famiglie di mercanti cagliaritani. Se tali indicazioni valgono per la città di Cagliari, capoluogo dell’isola e sede delle più alte magistrature del regno, alcune considerazioni possono essere proposte anche per i paesi del Campidano e dell’Ogliastra: sempre nello stesso carteggio, infatti, affiorano lettere inviate da Gergei, Las Plassas, Sini, Tortolì e Tuili, documenti che gettano luce sulla presenza di una componente sociale istruita anche nelle ville periferiche, in grado di gestire rapporti epistolari e commerciali di diversa natura.
Se al quadro così proposto si aggiungono le notizie sulle biblioteche private, in parte ricostruibili grazie agli inventari post mortem, e i dati sullo sviluppo di una classe dirigente formata negli atenei europei e inserita nella burocrazia del regno, affiora un panorama culturale abbastanza complesso e variegato, che descrive la dinamicità e la modernità del Quattrocento isolano. È dunque in questo contesto che si può spiegare la necessità della società sarda di promuovere la stampa di alcuni testi, di argomento giuridico e religioso, impresa certamente impegnativa ma che, verosimilmente, sarebbe stata accolta positivamente dal mercato locale.

Alle rappresentazioni della Sardegna sarà dedicato l’intervento della professoressa Paba, che metterà in evidenza come molti degli stereotipi sulla Sardegna, già rilevati nelle fonti classiche greche e latine, conobbero una diffusione notevole sia nel Medioevo che in età moderna. Il suo contributo prenderà in esame una serie di testimonianze di autori che tra Cinque e Seicento veicolarono in Europa alcune idee relative all’Isola sia attraverso la corrispondenza privata sia mediante il nuovo genere editoriale della relazione. In special modo saranno oggetto di studio l’epistolario dell’Arcivescovo di Cagliari Antonio Parragués de Castillejo, la Relación al Rey di Martin Carrillo e alcuni testi di Tirso de Molina, drammaturgo e novelliere barocco che in Sardegna ambientò una vera e propria Arcadia.
 
Al tema delle compilazioni erudite sulla Sardegna sarà dedicato l’intervento della professoressa Maria Teresa Laneri, che offrirà uno sguardo d’insieme sulle trattazioni concernenti la Sardegna edite a stampa prima della Sardiniae brevis historia et descriptio del giurista Sigismondo Arquer. Fra queste, particolare attenzione  sarà prestata all’analisi del primo scritto di taglio monografico relativo all’argomento, ovvero il Sardiniae insule situ deque illius accolis. Si tratta di un opuscolo giovanile dell’umanista veneziano d’origine epirota Niccolò Leonico Tomeo (1456-1531), che l’autore pubblicò insieme a numerosi altri commentarioli risalenti all’epoca della sua formazione soltanto diversi decenni dopo, all’interno della sua ultima opera, De varia historia libri tres. L’indagine rivela tra l’altro come ancora in primo ‘500 la Sardegna fosse percepita, nell’ottica dei letterati, come una terra ammantata di mistero, pertinente alla sfera del mito facendoci comprendere il realismo dell’affermazione di Arquer quando, a proposito della sua opera, dirà:”scrissi un Compendio de le historie di la tenebrosa Sardegna, che di essa par che non vi sia chi scriva”.
 
Di sicuro interesse, fra gli altri, anche l’intervento di Laura Usalla, che si apre con alcune considerazioni di carattere demografico, sociale ed economico relative alla Sardegna del Seicento, a cui segue una breve rassegna relativa alle principali organizzazioni erogatrici di cultura dell’epoca (scuole civiche, conventi religiosi, Collegi dei Gesuiti, Università), utili ad individuare i potenziali fruitori del libro nel periodo preso in esame. Tale quadro, già noto e documentato dal lavoro di diversi studiosi, viene arricchito in questa sede con l’analisi di nuova documentazione, in particolare oltre cinquemila sopravvivenze librarie riconducibili alla Sardegna del XVII secolo su cui sono state vergate note manoscritte ed ex libris, e diversi documenti d’archivio dello stesso periodo contenenti le notitiae librorum - in particolare visite pastorali, vendite all’asta, testamenti inter vivos ed inventari post mortem. L’analisi delle suddette fonti permetterà di delineare la fisionomia di diverse categorie di lettori, in particolare nobili, religiosi, medici, mercanti, ma soprattutto letrados, i quali ultimi costituiscono la vera novità rispetto al secolo precedente, per il numero di possessori di Biblioteche appartenenti a tale categoria, per la consistenza delle loro raccolte librarie, spesso composte da qualche centinaio di volumi, e per il canone comune seguito nella composizione delle stesse.

Gli atti del Congresso verranno pubblicati nel vol. 45 della rivista della Deputazione, Archivio Storico Sardo (2019).

Nella photogallery qui in basso, sono riportate tre immagini relative alle pagine della cinquecentina in cui si trovano le cartine della Sardegna e quella di Cagliari (la più antica conosciuta) presenti negli inviti al convegno.
Si tratta dell’opera Sardiniae brevis historia et descriptio di Sigismondo Arquer che fu pubblicata nella Cosmographia universalis di Sebastian Münster, inserita nel libro II (pp. 242-250) a partire dall’edizione di Basilea del 1550. L’edizione è quella di Basilea del 1555, in traduzione francese, che è presente a Cagliari nella Biblioteca Universitaria. La Cosmographia ebbe infatti numerose edizioni a partire dal 1544, ed ebbe grande successo perché fu la prima descrizione del mondo in lingua tedesca. Vi furono poi numerose edizioni in diverse lingue, fra cui latino, francese (tradotta da François de Belleforest), italiano, inglese e ceco. La Cosmographia universalis fu uno dei libri più popolari e di successo del XVI secolo, e vide ben 24 edizioni in 100 anni: l'ultima edizione tedesca venne pubblicata nel 1628, molto tempo dopo la morte dell'autore.
L’Arquer si segnalò per la sua singolare preparazione giuridica ed esercitò a lungo la profession forense pervenendo ai più alti gradi della pubblica amministrazione. Nonotante ciò ebbe gravi problemi con l’Inquisizione spagnola tanto che fu condotto al rogo il 4 giugno 1471 a Toledo.
Nella sua breve descrizione della Sardegna tratta di numerosi aspetti della vita sociale dell’isola, del suo ambiente, della magistrature isolane ed anche delle particolarità linguistiche dell’idioma sardo; di tutto ciò offre anche immagini esemplificative come quella di un Veguer (vicario) (pag. 266), una delle figure più importanti dell’amministrazione cittadina: era l’ufficiale a capo della municipalità e la sua precipua funzione istituzionale consisteva nell’amministrazione della giustizia sugli abitanti di Cagliari e delle appendici, come giudice di prima e talvolta di seconda istanza, in materia civile e penale (di sua autorità era anche l’analisi dei requisiti per l’attribuzione della cittadinanza, l’assegnazione delle case, l’esecuzione dei bandi dei Consiglieri della città, il controllo delle carceri cittadine e la custodia delle tre torri maggiori, in una delle quali, quella di San Pancrazio, era stabilita la sua abitazione).

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