Communication

Autore dell'avviso: Ufficio stampa

03 August 2012
Benefici cognitivi negli scolari accertati dalle Università di Cagliari e di Strathclyde-Glasgow

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Benefici cognitivi negli scolari
accertati dalle Università di Cagliari e di Strathclyde-Glasgow

I risultati nell’articolo scientifico “Bilingualism in Sardinia and Scotland: Exploring the cognitive benefits of speaking a ‘minority’ language”, sono stati pubblicati dall’International Journal of Bilingualism nel mese di aprile

Cagliari, 3 agosto 2012
Ivo Cabiddu
 
Nel problem-solving e nel pensiero creativo le capacità dei bambini bilingui superano quelle dei bambini che parlano una sola lingua. Lo stabilisce una ricerca ideata e diretta da una docente dell’Ateneo cagliaritano, l’ordinario in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione Marinella Parisi, condotta dal dottor Fraser Lauchlan - dell’Università di Strathclyde-Glasgow e visiting professor dell’Università di Cagliari - in collaborazione con la dottoressa Roberta Fadda, ricercatrice del Dipartimento di Pedagogia, Psicologia, Filosofia.
 
alunni a scuolaParte dello studio, svolto in Scozia, ha riguardato un campione di alunni della scuola primaria, di cui metà parlavano solo inglese e l’altra metà sia inglese che gaelico. Un finanziamento della Regione Sardegna ha permesso di completare la ricerca con bambini della nostra Isola che parlano solo italiano oppure, la metà degli alunni sottoposti ai test, sia italiano che sardo.
In totale, tra Scozia e Sardegna, la ricerca ha esaminato 121 bambini dell’età di 9 anni, 62 dei quali bilingue. Durante i test, condotti nelle scuole di Stornoway e Dorgali, sono stati invitati a riprodurre modelli di blocchi colorati, a ripetere oralmente una serie di numeri, a dare definizioni chiare di parole e risolvere mentalmente una serie di problemi aritmetici. I compiti sono stati tutti impostati in inglese o in italiano. I risultati sono presentati nell’articolo scientifico “Bilingualism in Sardinia and Scotland: Exploring the cognitive benefits of speaking a ‘minority’ language”, pubblicato dall’International Journal of Bilingualism lo scorso 16 aprile.
 
I risultati permettono di affermare che i bambini bilingui riescono a svolgere i compiti previsti in modo più brillante rispetto ai colleghi monolingui. Il vantaggio è legato alla necessità di prontezza mentale per passare da una lingua all’altra, un allenamento che svilupperebbe anche le competenze utili in altri tipi di pensiero ed esercizio mnemonico.
 
La ricerca evidenzia inoltre risultati migliori da parte dei bimbi britannici che parlano anche gaelico, rispetto ai coetanei in grado di parlare sia l’italiano che il sardo. Questa differenza può essere spiegata in quanto la lingua gaelica non viene imparata solo in famiglia ma anche grazie all’insegnamento formale nelle scuole e, in più, è disponibile una vasta letteratura di largo uso da cui apprendere tutte le forme del linguaggio. Al contrario, il sardo non è insegnato a scuola, mantiene una tradizione in gran parte orale e attualmente non esiste una sua forma standardizzata.

Fraser LauchlanIl dottor Lauchlan, docente onorario della Scuola di scienze psicologiche e salute di Strathclyde, ha spiegato che: “Nonostante perduri il pregiudizio di chi teme che il bilinguismo possa essere fonte di confusione nell’apprendimento delle lingue, e quindi sia potenzialmente dannoso, lo studio ha scoperto che ci sono benefici dimostrabili, non solo nel linguaggio, ma anche in aritmetica, nel problem solving e nel pensare in modo creativo. Abbiamo anche valutato il vocabolario dei bambini, non tanto per la conoscenza delle parole bensì per il grado di loro comprensione: ancora una volta, c’era una netta differenza nel livello e nella ricchezza di dettaglio nella descrizione dei significati a favore degli alunni con doppia lingua”. In ultimo il ricercatore scozzese: "Abbiamo anche trovato che questi alunni avevano un’attitudine per l’attenzione selettiva, cioè l’abilità di identificare e concentrarsi sulle informazioni più importanti, che potrebbe derivare proprio dal fenomeno del ’code-switching’, la capacità di alternanza linguistica e di pensare in due lingue diverse".
 
Per la dottoressa Fadda “L’originalità dello studio voluto dalla professoressa Parisi consiste nell’aver indagato per la prima volta i vantaggi del bilinguismo in lingue minoritarie, come il sardo e il gaelico”. “Considerato il dibattito ancora acceso sull’importanza dell’insegnare il sardo a scuola nella nostra regione” – conclude la ricercatrice – “i risultati di questa ricerca forniscono un contributo importante a sostegno dei benefici del bilinguismo sardo-italiano nella scuola primaria”.

 

RASSEGNA STAMPA E WEB


 

L’UNIONE SARDA

L’Unione Sarda di domenica 5 agosto 2012
Tempo d’Estate (Pagina 45 - Edizione CA)
La Regione chiede più tutele, l’Università esalta il bilinguismo
SALVIAMO IL SARDO, FA BENE ALLA MENTE
di Celestino Tabasso
Il sardo fa bene alla politica. E anche all’intelligenza. A pochi giorni dalla notizia della sentenza della Cassazione che, quasi di sfuggita , definiva il sardo non «lingua madre ma forma linguistica dialettale», arriva nel giro di quarantott’ore una reazione istituzionale-accademico in difesa della limba.
Prima il Consiglio regionale bussa al Parlamento italiano esigendo una maggiore tutela per il sardo, poi una ricerca congiunta delle università di Cagliari e Glasgow dimostra la maggiore capacità di apprendimento nei bimbi che hanno avuto un’educazione bilingue. E cioè hanno imparato a esprimersi tanto in italiano quanto in logudorese o in campidanese, nel nostro caso, e in inglese come in gaelico nell’area di indagine scozzese.
Sul versante politico in realtà la prima presa di posizione era stata di Paolo Zedda, responsabile per la cultura dei Rossomori, che in una nota nei giorni scorsi aveva lanciato l’allarme: «Se la ratifica della Carta europea delle lingue minoritarie passa con la attuale proposta di legge, per il sardo sarà la fine. Il testo inviato dal governo alle commissioni considera la nostra una lingua di serie C». Ovvero, denuncia Zedda, non ne garantisce l’insegnamento nelle scuole, la esclude dalle università; non promuove la nascita di canali radio e tv o quotidiani in sardo, esclude l’uso della toponomastica bilingue; non promuove il sardo nell’amministrazione della giustizia, lo esclude dal curriculum sia in ambito scolastico che nel pubblico impiego».
Un’angoscia condivisa dal Consiglio regionale sardo, che giovedì scorso ha approvato un ordine del giorno (primo firmatario Tore Amadu) per ribadire «la necessità per la nostra Regione di perseguire la strada del bilinguismo completo» e chiede al Parlamento di garantire «i massimi livelli di salvaguardia e promozione in ogni settore della vita economica e sociale, con particolare riguardo all’ambito dell’istruzione e dell’informazione».
Una tutela che, dicevamo, può rivelarsi utile per la lingua dei nostri nostri padri come per il multilinguismo dei nostri figli. Come spiega l’ateneo cagliaritano, «nel problem-solving e nel pensiero creativo le capacità dei bambini bilingui superano quelle dei coetanei che parlano una sola lingua». La ricerca, ideata e diretta dalla docente Marinella Parisi, condotta dal dottor Fraser Lauchlan (Università di Strathclyde-Glasgow) con la ricercatrice cagliaritana Roberta Fadda, in totale tra Scozia e Sardegna ha esaminato 121 bambini dell’età di 9 anni, 62 dei quali bilingue. Durante i test sono stati invitati a riprodurre modelli di blocchi colorati, a ripetere una serie di numeri, dare definizioni chiare di parole e risolvere mentalmente problemi aritmetici. «I risultati permettono di affermare che i bambini bilingui riescono a svolgere i compiti previsti in modo più brillante rispetto ai colleghi monolingui. Il vantaggio è legato alla necessità di prontezza mentale per passare da una lingua all’altra, un allenamento che svilupperebbe anche le competenze utili in altri tipi di pensiero ed esercizio mnemonico».
  

Strath.ac.uk/press/newsreleases - ‎Aug 3, 2012‎
 
Bilingual children ’better at problem-solving skills’
BBC News - ‎Aug 3, 2012‎
 
Medical Xpress - ‎Aug 3, 2012‎
 
Scotsman - ‎Aug 3, 2012‎
 
Medical Daily - ‎Aug 4, 2012‎
 
Counsel & Heal - ‎Aug 4, 2012‎
La Stampa - 9 agosto 2012
 
 
I bilingui sono più bravi a scuola 
La Nuova Sardegna - 10 agosto 2012
 
 
La Nuova Sardegna
La Nuova Sardegna di venerdì 10 agosto 2012
I bilingui sono più bravi a scuola
Ricerca di un’università scozzese e di quella di Cagliari su bambini di 9 anni
BRUXELLES. Uno studio condotto da ricercatori sardi e scozzesi dimostra che i bambini bilingui sono i primi della classe quando si tratta di risolvere problemi e pensare creativamente. In un articolo sull’International Journal of Biligualism i ricercatori dell’Università di Strathclyde e dell’Università di Cagliari hanno presentato i risultati del loro studio su alunni della scuola elementare bilingue e monolingue in regioni nelle quali sopravvive una lingua minoritaria.
In Scozia hanno analizzato un gruppo di bambini che parlava inglese e la metà anche gaelico scozzese; nella scuola sarda hanno analizzato un gruppo di bambini che parlava italiano e la metà anche sardo. La ricerca è stata condotta a Dorgali e a Stornoway.
Ai bambini, tutti di circa nove anni di età, a quanto riferisce Cordis, notiziario dell’Unione europea, sono stati assegnati compiti in inglese o in italiano: riprodurre schemi di blocchi colorati, ripetere oralmente una serie di numeri, dare definizioni chiare di parole e risolvere mentalmente una serie di problemi aritmetici.
«Il nostro studio ha scoperto che il bilinguismo può avere vantaggi dimostrabili, non solo nella lingua ma anche in aritmetica, nella risoluzione dei problemi e nello stimolare i bambini a pensare in modo creativo», ha commentato Fraser Lauchlan dell’Università di Strathclyde.
Gli scienziati hanno anche scoperto che i bilingui posseggono un’attitudine per l’attenzione selettiva, ossia la capacità di identificare e concentrarsi sulle informazioni importanti e di filtrare quelle che non lo sono, il che potrebbe derivare dal «cambiamento di codice» comportato dal pensare in due lingue.
Secondo lo studio, i bambini che parlavano lo scozzese gaelico, infine, erano a loro volta più bravi di quelli che parlavano sardo. Queste differenze sono legate alla prontezza necessaria per passare da una lingua all’altra, che potrebbe aiutare a sviluppare abilità utili in altri tipi di pensiero.

 

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